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POLITICA & SOLIDARIETA' | 23 marzo 2020, 19:43

Un Veneto scrive al suo Governatore: difendi i cittadini del Veneto

Gira in questi giorni sui social l'appello che l'avv.to Alessio Morosin, un veneto dalla grande esperienza politica, ha rivolto alGOvernatore Zaia chiedendo che si faccia interprete delle necessità di chi vive in Veneto. Pubblichiamo quanto in questa lettera aperta

Un Veneto  scrive al suo Governatore: difendi i cittadini del Veneto

La mia lettera aperta al presidente Luca Zaia in qualità di cittadino Veneto preoccupato per il futuro del nostro territorio Caro Presidente Luca Zaia, ti scrivo non come esponente politico del Partito dei Veneti ma come cittadino del Veneto, convintamente autonomista e indipendentista ma soprattutto preoccupato per il futuro del nostro territorio e del nostro Popolo. Le ultime decisioni che hai assunto sotto il profilo sanitario, sono condivise e descrivono bene la gravità del momento. La crisi legata al diffuso contagio del virus COVID-19 è diventata, a tutti gli effetti, una devastante crisi economica con dolorose conseguenze sociali. Hai detto che la “quarantena” sociale ed economica durerà fino a giugno e che servirà una cura da cavallo. Hai ragione. Resta il fatto che la prima risposta che il governo italiano sta dando è inadeguata, confusa, per non dire inutile e per certi versi persino risibile. Chi decide sembra non avere la percezione di quello che è il reale stato del tessuto produttivo ed economico del Veneto. Le risorse messe in campo da Roma, per tutto il territorio italiano, sono una goccia che si perde nel mare. I 25 miliardi messi sul tavolo non valgono nulla di fronte alle previsioni che, nella migliore delle ipotesi, stimano il danno economico del solo Veneto in circa 60 miliardi. La UE ha provveduto a sospendere il patto di stabilità ed ha dato la possibilità agli Stati membri di spendere “quello che serve” per mantenere in vita l’economia del Paese. Oggi, quindi, lo Stato italiano non ha più scuse. Nessuno può dire che la Germania si impegnerà con oltre 500 miliardi perché “loro i soldi li hanno, noi no”. Sappiamo bene che il centralismo romano prende tempo dicendo che quanto già varato, in termini di aiuti economici, è solo una prima iniziativa. Ma il Veneto non ha bisogno di una cura distillata a piccole dosi: abbiamo bisogno di sapere subito come e che cosa si farà oltre l’orizzonte della cassa integrazione per i lavoratori dipendenti; di quali saranno le misure reali e concrete (non i 600 euro al mese che non servono a nulla) per gli autonomi, per le piccole imprese artigiane ed in particolare per le aziende medio piccole che sono l’ossatura portante dell’economia veneta. Quando la guerra contro il virus sarà stata vinta molte di queste aziende potrebbero non riaprire più. Abbiamo bisogno di sapere oggi se gli aiuti economici saranno “veri” o se passeranno solo attraverso i prestiti bancari, il che vorrebbe dire pretendere di farci sopravvivere indebitandoci. Abbiamo bisogno di sapere oggi, non tra due mesi, se anche il patto di stabilità interno sarà sospeso (come quello europeo) permettendo agli Enti pubblici di investire soprattutto in servizi per la parte più fragile della popolazione e magari mettendo i cantiere, quando si tornerà a lavorare, quelle opere pubbliche bloccate da anni (per scandali e burocrazia) e che potrebbero contribuire alla ripartenza. Il tempo delle promesse e del “vedremo e faremo” è scaduto. Situazioni straordinarie meritano soluzioni straordinarie. Quello di cui abbiamo bisogno è altro rispetto alla “manovrina” del governo Conte perché questa non è solo una crisi “di” sistema ma è anche una catastrofe economica” fuori” dal sistema che esige una scelta chiara e ineludibile: mettere al primo posto le persone e le famiglie. Con le banche i Veneti si sono già scottati e quindi non si fidano. Gli istituti di credito potrebbero aumentare la liquidità di famiglie e imprese ma se non si cambiano le regole, garantendo ora, subito e concretamente il credito, la situazione non si risanerà. L’ombrello serve quando piove non quando il tempo è sereno. La sospensione delle scadenze dei mutui non deve mantenere la segnalazione alla centrale rischi, come avviene oggi. Altrimenti è evidente che questo Stato cialtrone con una mano toglierà due volte quello che avrà ha dato con l’altra e che come in occasione della recessione del 2008 ci saranno quelli (banche in primis) che faranno affari con le disgrazie di tutti. Caro Presidente, ti scrivo con animo trafelato perché oggi è necessario che tu sia e stia dalla parte dei Veneti, senza “se” e senza “ma”, per rappresentare l’ideale “linea Maginot” a difesa di quello che serve concretamente e subito al nostro Popolo Veneto. E anche perché sono convinto che sia un tuo preciso dovere istituzionale, politico e morale rappresentare e difendere, con decisione e coraggio, gli interessi ed i diritti di autogoverno del Popolo Veneto come previsto dall’art. 2 dello Statuto regionale: la nostra legge fondamentale. In questi giorni ti stai impegnando, con grande difficoltà, nell’emergenza sanitaria dicendo e facendo cose coraggiose e necessarie. Vorrei invitarti allora ad avere lo stesso coraggio e la stessa visione e determinazione nel difendere anche il futuro economico del Veneto e di farlo a qualsiasi costo, proteggendoci dal solito imbroglio centralista, partitocratico, clientelare, burocratico, parassitario, arrogante, servito sotto forma di pannicello caldo che non serve a nulla se non a fare comunicazione filtrata. Caro Presidente, sono certo che condividi il fatto che la posta in palio è tremendamente importante e il passaggio è di rilevanza storica. Questo è il momento dell’unità del Veneto e dei Veneti. Possiamo farcela e vogliamo sapere di poter contare anche su di te. Attendiamo una tua risposta e pronte coerenti iniziative.

Alessio Morosin

 

mz

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