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ESPRIME CULTURA | 01 marzo 2020, 17:39

La Cucina veronese e lo storico cuoco, Giorgio Gioco (1924-2019), ad un anno dalla sua scomparsa.

Le sue preziose ricette saranno realizzate, nel prossimo mese di marzo 2020, da 21 Ristoranti Tipici Veronesi, che consegneranno copia di esse al cliente, che consumerà il menù, proposto dalle stesse.

La Cucina veronese e lo storico cuoco, Giorgio Gioco (1924-2019), ad un anno dalla sua scomparsa.

Nel prossimo marzo, l’Amministrazione comunale di Verona ed i Ristoranti Tipici Veronesi ricorderanno il grande cuoco, veronese, Giorgio Gioco, che Verona ha perduto il 23 febbraio 2019. Tale importante iniziativa mira a diffondere la conoscenza dei piatti tipici di Verona e a dare luce alla cucina tradizionale, incentivando, al tempo, l’impiego dell’agroalimentare della nostra terra. In tale colorito quadro, durante tutto il mese di marzo 2020, ogni Ristorante Tipico di Verona, che opera rigorosamente, in base ad apposito Regolamento comunale, proporrà alla clientela due piatti veronesi, celebrati dal Maestro – lo ricordiamo, sorridente, entusiasta del suo mestiere e sempre capace d’esprimersi, con attraente linguaggio poetico – ossia, la “Pastissàda de cavàl” e la “Pàsta e fasói”, pilastri, peraltro, un tempo, della cucina povera veronese, ma, sempre eccezionali, in fatto di gusto e di sapori. I clienti, che degusteranno tali piatti, riceveranno, in omaggio, copia di due ricette in versi, stilate a mano, a suo tempo, da Giorgio Gioco,  e donate dal figlio Antonio, e dalle quali traspare l’alta passione che il Padre, ‘l cógo de Verona, aveva per la cucina – … par ‘na pastissàda fina, (ghe vól) činque óre de cusìna! – e per i prodotti della campagna veronese. Antonio Gioco: “Papà ha trascorso circa quattro quinti della sua vita in cucina, per la cucina e con la cucina.  Per lui, “cucina” non significava la sequenza di ricette, che ti permettono di mettere a tavola la gente… Egli utilizzava la cucina, per entrare, metaforicamente, nelle cucine dei veronesi, intese come stanze, nelle quali, più volte al giorno, si poteva e si doveva  respirare quel senso di famiglia. che egli ha sempre amato e cercato. Quindi, curioso come un bambino, non solo voleva conoscere i migliori prodotti del nostro territorio, ma, voleva entrare in contatto, con coloro, che producevano o trasformavano tali gustose eccellenze. Ha scandagliato, come un metal detector tutto il territorio veronese, cercando ciò, che il territorio rappresentava. Per cui: riso ad Isola della Scala; formaggio, ad Erbezzo; mandorlato, a Cologna Veneta; verza moretta a Veronella, e così via, ma, sempre, mettendo davanti al prodotto, il produttore”, che, giustamente, non dobbiamo mai dimenticare, perché senza il suo costante lavoro, in campagna, non avremmo quanto ci permette di alimentarci. Continua Antonio Gioco: ”Poi, il dialogo, con Barbarani e le poesie, provando a mettere insieme quei tanti veronesi, che vogliono bene a Verona. Grande la sua passione nell’impastare le tagliatelle, che egli, poi condìva con quell’inconfondibile sapore, che solo a Verona riesci a trovare…, se lo cerchi…! Una bella storia, insomma, che può essere anche letta, attraverso un cucchiaio di pasta e fagioli, solo però, se questo piatto viene preparato, utilizzando un ingrediente, che, nella sua cucina, non mancava mai: l’amore”!  Importante, comunque, per il compito, realizzato da Gioco, il grande apporto, per quasi settant’anni, della moglie Jole, nella vita e in cucina – Ristorante 12 Apostoli – dove, fatto raro, Jole – segnala la figlia Cristina – è sempre stata a capo di uno staff maschile…, mai dimenticando, per lo stesso, attenzione e rispetto.  La significativa iniziativa, di cui sopra – di massima importanza, particolarmente, nell’attuale difficilissimo momento, d’assenza di flusso turistico – è stata presentata nella Sala Arazzi del Municipio di Verona, il 29 febbraio 2020, dall’assessore Nicolò Zavarise, da Antonio e Cristina Gioco, dal presidente e dal portavoce dei Ristoranti Tipici Veronesi, rispettivamente, Leopoldo Ramponi e Simone Vesentini, nonché da Fabio Tacchella, che, ex dipendente dell’illustre Ricordato, ha sottolineato le sue doti di Maestro e di uomo di grande umanità.
Pierantonio Braggio      

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