POLITICA & SOLIDARIETA' | giovedì 01 ottobre 2020 00:57

POLITICA & SOLIDARIETA' | 31 gennaio 2020, 17:14

I Giorni della Memoria

Un incontro con il dott. Bruno Carmi, già presidente della Comunità Israelitica di Verona e di Vicenza.Storia italiana ed europea, datata, soprattutto, 1848-1945. Per essere esatti, bisognerebbe parlare di “Giorno della Memoria”.

I Giorni della Memoria

Giorno, in cui,si ricorda, ogni anno, l’apertura del campo di concentramento nazista di Auschwitz, attivo dal 1940, nella Polonia occupata da Hitler. L’apertura avvenne, ad opera delle truppe sovietiche, il 27 gennaio 1945.Quello di Auschwitz era uno dei tanti “Vernichtungslager” nazisti, un campo dal quale,chi vi fosse entrato, non ne sarebbe uscito neanche morto. Vi furono assassinate ben oltreun milione di persone, delle quali più di 950.000 Ebrei… Più oltre,scriviamo “giorni della memoria”, per il fatto che gli eventi commemorativi dei fatti di Auschwitz e degli altri campi di morte nazisti, si protraggono, necessariamente, per più giorni…Nei giorni della Memoria, dunque, dobbiamo riflettere e fare riflettere, su quanto hanno subito gli Israeliti, in Europa, particolarmente negli anni Trenta e Quaranta del 1900. Della sua vita e del destino toccato alla sua famiglia, ci racconta Bruno Carmi, che, in questi giorni, sta tenendo, in molte zone di Verona, frequentatissime conferenze, per porre in dovuta luce a quanta feroce, inumana persecuzione, sia stato sottoposto il mondo ebraico europeo, negli anni sopra citati, e come tale persecuzione sia costata agli Israeliti non meno di 6.000.000 d’innocenti assassinati… – negli anni Trenta del 1900,si contavano 11.000.000 di Ebrei, in Europa.Questo, non solo, per raccontare o, inutilmente, impietosire, ma, per ricordare tali numerosissime vittime e per creare, negli animi e nelle coscienze, l’universale concetto del rispetto dell’uomo, a qualsiasi razza esso appartenga e qualsiasi religione egli professi. Molto spesso, ci sembra impossibile, che nel 2020 – ribadiamo, nel 2020! –, con tanto di progresso in ogni settore e di evolutissimi mezzi di comunicazione, nonché di un raggiunto certo livello di cultura, ci si debba sentire costretti, nella civilissima Europa, a raccomandare all’uomo il rispetto dell’uomo!A parte tutto, ci piace riportare, di seguito, quanto ci ha raccontato, sulla sua vita, sulla travagliata vita della sua famiglia e sulla storia del mondo ebraico, in Italia ed in Europa, Bruno Carmi, che, piemontese di nascita, vive, da oltre dieci anni, a Verona. Laureato in Scienze politiche, ha lavorato in ambito bancario, fino al pensionamento. Attivo nel mondo ebraico, fin da giovanissimo, ha seguito l’allestimento del Museo ebraico della natìa Casale Monferrato, e, dal maggio 2014 al 2018, è stato presidente della Comunità ebraica di Verona e di Vicenza.In occasione del ‘Giorno della Memoria’, Carmi, invitato da scuole e da associazioni, sta raccontando la storia della sua famiglia, nel periodo delle leggi razziali, in Italia, che hanno avuto il via il 16 settembre 1938, per bocca di Benito Mussolini, a Trieste.Il suo racconto egli accompagna con la proiezione di fotografie, didocumenti di famiglia e di filmati.Prima di affrontare, tuttavia, gli anni delle persecuzioni e delle deportazioni, Carmi segnala come, in Italia, la presenza ebraica, sempre costituita da piccole comunità, sia storicamente molto importante e risalga ai tempi dei romani; essa ha trovato, a volte, accoglienza, ma, spesso allontanamenti.Carmi sottolinea come gli Ebrei, in Italia, fossero una comunità molto ben integrata, in particolare, dal 1848, anno, in cui, fu concessa ad Ebrei – e ai Valdesi – residenti nel Regno sabaudo, già liberati dai ghetti,da Napoleone, alla fine del 1700, la piena cittadinanza (Emancipazione).In Veneto, libertà ed uguaglianza, per il mondo ebraico,si ebbero, dal 1866.Da allora, gli Ebrei italiani contribuirono,con entusiasmo,alla costruzione dell’Italia:parteciparono,fra l’altro, numerosi,già alla Spedizione dei Mille e combatterono nelle guerre risorgimentali. Non ci sono praticamente Ebrei, nel sud d’Italia – aggiunge Carmi –in quanto alla fine del ‘400,essi furono cacciati dall’attuale Spagna e, di conseguenza, anche dai territori allora controllati dal Regno di Spagna, com’era, appunto il Meridione della nostra Penisola.Prima della dianzi citata Emancipazione ottocentesca, moltissimi erano i divieti al mondo ebraico: ad esempio,gli Ebrei non potevano accedere all’Università ed, in genere,alle libere professioni, norme limitavano la proprietà e la concessione licenze, mentreera preclusa ogni carriera amministrativa e militare.Carmi evidenziaancheil fatto che moltissimi Ebrei coprirono pure importanti posizioni nell’Esercito e nell’Amministrazione dello Stato italiano, talché nonni e i prozii di Brunocombatterono,nella prima guerra mondiale. In fatto di fascismo, con molti italiani, anche molti ebrei videro positivamente l’arrivo della nuova forma di Governo, sentendosi, poi, quindi, traditi dalle leggi razziste italiane del 1938. Ci furono, tuttavia, Ebrei antifascisti della prima ora,come i fratelli Rosselli, ma ce ne furono altri, che aderirono al quel fascismo, che all’inizio non manifestò verso di loro particolari ostilità.Poco più diottant’ anni orsono, nell’inoltrata estate del 1938, lo Stato fascista italianosi dichiarò “francamente razzista”. Furono promulgate decine di leggi, regolamenti ed ordinanze, che colpirono pesantemente la popolazione ebraica, considerandola non di razza ‘italiano-ariana’, limitandone la libertà, annullandole i diritti, confiscandonele proprietà ed isolandola dal resto della popolazione.Tale legislazione antiebraica fu applicata con determinazione e cinismo – copiando dal nazismo –, nella pressoché totale indifferenza, se non addirittura con la  collaborazione di coloro, che, fino a poco prima, erano stati gli amici e i vicini di casa.Due anni dopo, nel giugno del 1940, l’Italia entrò in guerra a fianco della Germania nazista.Quel conflitto provocò,in Europa,oltre 50 milioni di morti e,solo in Italia,le vittime furono quasi 500.000, delle quali, oltre 300 mila, civili. Nel luglio del 1943, Mussolini fu destituito ed arrestato. Il re incaricò il maresciallo Badoglio di formare un nuovo governo e, poco dopo, fuggì,insieme a lui, nel sud Italia, appena liberato dagli angloamericani. L’8 settembre 1943, fu comunicata la firma dell’armistizio, con gli Alleati.Il Paese e l’esercitofurono lasciati nel caos. I tedeschi iniziarono l’occupazione del nord della Penisola, liberarono Mussolini e lo misero a capo di uno stato collaborazionista, la Repubblica Sociale Italiana-RSI.Nacquero, intanto, le prime formazioni partigiane. I militari, che non aderirono alla RSI, furono deportati  – oltre 600.000 –in campi di concentramento, in Germania, assieme agli oppositori politici. Ben 23.000 furono le vittime delle stragi nazifasciste, solo in Italia. In tutto il territorio europeo,occupato dai tedeschi, continuò la persecuzione degli oppositori politici, degli  Ebrei, dei Sinti e dei Rom, di socialdemocratici, comunisti, dissidenti politici, oppositori del nazismo, testimoni di Geova, criminali abituali, malati di mente e disabili. Ogni individuo, che poteva essere considerato una minaccia per il nazismo, correva il rischio di essere perseguitato.E tutto questo è avvenuto, ricorda Carmi,a causa del disegno malato di uomini, che pensavano di appartenere ad una razza superiore e che intendevano costruire un impero militare e politico e unnuovo ordine mondiale.In Italia gli Ebrei furono dichiarati stranieri e quindi nemici. Furono cacciati, imprigionati, portati in campi di transito (i più importanti furono quelli di Fossoli e di Bolzano, ma, anche a Montorio, Verona, ci fu un campo di internamento, dove transitarono Ebrei romani e veronesi), da dove, caricati su carri bestiame, furono deportati nei campi di sterminio di Polonia.All’arrivo, dopo un disumano viaggio di quattro/cinque giorni, subivano una sommaria selezione:la maggioranza veniva immediatamente gasata e dopo essere anche stati oltraggiosamente depredati, di quanto ancora utilizzabile (denti d’oro, protesi, occhiali, capelli, vestiti), i loro corpi venivano bruciati nei forni crematori.I guai più seri,con il regime e le leggi razziali, narra, ancora, Bruno Carmi, sub+ il suo prozio,Moisè, che non sembra si fosse mai occupato di politica: venne arrestato dalla polizia fascista, a Genova il 19 giugno del 1940, in seguito a qualche denuncia. Fu mandato, con foglio di via, in domicilio coatto a Bagnoregio (Viterbo), perché “nutre sentimenti antifascisti ed è ritenuto capace di farne propaganda”. Dopo quattro mesi fu rilasciato per motivi di salute.Suo figlio, Cesare Carmi,si trovava, per lavoro, a Chioggia, quando, il 16 dicembre del 1943, venne arrestato e recluso, per poco tempo, nel carcere di Venezia. Compì 21 anni, il15 febbraio del 1944, prigioniero nel campo fascista di Fossoli.Nel campo di concentramento e di sterminio in Polonia, egli arrivò, il 26 febbraio; era giovane e passò la selezione al binario, fu immatricolato e gli fu tatuato, sul braccio, il numero 174482. Sopravvisse, in quell’inferno, fino al gennaio 1945, per morire durante una marcia della morte, che aveva il solo scopo di lasciare in vita il minor numero possibile di testimoni. L’altro fratello del nonno di Bruno, Isaia Carmi, falegname, era cardiopatico e, nell’inverno del 1943/44, avrebbe dovuto ricoverarsi in ospedale, ma, in seguito ad una delazione, fu arrestato, con la moglie Matilde Foa. Furono caricati dalla polizia italiana,su una (automobile)Balilla nera e incarcerati. Era il 16 febbraio 1944 e il dramma, che pose fine alle loro vite, si consumò, in 10 giorni. Erano due persone, di 59 e 55 anni. Caricati su un carro bestiame, insieme ai loro sventurati compagni di viaggio, furono avviati in Polonia. Su quel medesimo convogli, viaggiò il citato nipote Cesare. Il viaggio ad Auschwitz durò quattro giorni… Non risulta che, all’arrivo, siano stati immatricolati. Forse morirono, durante il viaggio ed evitarono, così, quell’ultimo oltraggio, destinato a chi, come loro, non avrebbe passato la prima selezione e sarebbe stato inviato alle camere a gas ed ai forni crematori…Su quel convoglio – classificato come il numero otto –  erano state ammassate 489 persone, denominate dai nazisti“pezzi”!   La creatura più piccola aveva un anno ed il più anziano aveva 89 anni. Ben 365 morirono, all’arrivo, se già non erano deceduti nel vagone piombato. 95 uomini e 29 donne superarono la selezione e furono immatricolati. Sopravvissero in 23. Un fratello del nonno materno, Giuseppe Levi, vetraio,fu, invece, denunciato, a Torino, dalla portinaia,e arrestato,il 7.8.1944. Posto in carcere, a Torino,fu,poi,trasferito a Bolzano e deportato, il 24.10.194, ad Auschwitz: matricola n. 199873. Risulta deceduto, in luogo ignoto, dopo il 26.1.1945.La storia dellamia famiglia– dice Bruno Carmi –è simile alla storia di tante altre famiglie ebraiche italiane. E’ il racconto d’una grande tragedia, anche se la Shoah italiana non è numericamente paragonabile a quella dell’Europa dell’est, dove l’80 per cento del Popolo ebraico fu sterminato. Sono nato –conclude Carmi – a Casale Monferrato, in Piemonte, quando la bufera era, da poco, passata e, se oggi possofare memoria, di quanto è successo,è perché i miei genitori si salvarono, come molti altri ebrei, grazie all’aiuto di altri italiani, che ubbidendo unicamente alla propria coscienza, a rischio della loro stessa vita e senza nulla guadagnarci, li aiutarono.Bruno Carmi finisce l’interessante e terribile racconto, parlando di come i suoi familiari siano vissuti, per lungo tempo, nascosti e di chi li aiutò. Sono i “Giusti tra le Nazioni”, riconosciuti ed onorati, anche dallo Stato di Israele, nel Museo della Shoah, noto sotto la denominazione ufficiale “YadVashem”,e con sede a Gerusalemme. Un racconto d’una mai completamente narrata tragedia, una delle tante, che ha colpito il Popolo d’Israele, tragedia, che deve farci pensare e domandarci come siffatta antiumanità abbia potuto realizzarsi… Siamo tutti uguali: rispettiamoci l’un l’altro, nel ricordo di Chi – milion!i –per mano di amanti e realizzatori di male, ha perso, senza colpe, la propria vita….!
Pierantonio Braggio

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