ECONOMIA VERONESE e VENETA | martedì 20 ottobre 2020 07:36

ECONOMIA VERONESE e VENETA | 22 dicembre 2019, 09:41

Export: Verona resiste.

La crescita delle vendite all’estero, nei primi nove mesi del 2019, è stata dello 0,8%, a 8,7 miliardi di euro, a fronte di una media veneta dell’1,1% e nazionale del 2,5%. Un comunicato della Camera di Commercio di Verona.

Export: Verona resiste.

“L’aggregato regge grazie all’andamento brillante degli alimentari, del vino e del tessile abbigliamento – spiega Giuseppe Riello, presidente della Camera di Commercio di Verona – ma i segni negativi nell’andamento degli altri comparti denotano, come l’economia veronese sia a luci ed ombre. Sono aumentate del 15% le importazioni dalla Cina, che si avvia a scavalcare la Francia, al terzo posto nella graduatoria dei Paesi, da cui Verona importa. A dicembre, poi, il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere, conferma l'inversione di tendenza della domanda di lavoro delle imprese, registrata il mese scorso, in Italia e a Verona. Il lavoro è in aumento, solo nel comparto turistico. La ridotta competitività, la concorrenza cinese, le imprese che assumono meno: sono tutti segnali preoccupanti. La congiuntura è fragile e temo, che la manovra finanziaria, che si va approvando, in questi giorni, abbia effetti recessivi, con la plastic tax, la sugar tax e i mancati interventi di riduzione della spesa e del debito pubblico, una zavorra, il cui peso è portato dalle imprese”. Se vino e alimentari guadagnano posizioni sui mercati esteri è dell’11,2% il calo dell’ortofrutta, un calo, registrato anche nei primi sei mesi dell’anno. Così, come quello del primo comparto scaligero per export, la meccanica. I macchinari hanno perso il 4,5%, nei primi nove mesi dell’anno. Segno negativo registrano anche il marmo, le calzature, la termomeccanica e il mobile. “Guardando alle performance nei mercati di destinazione – prosegue Riello – si nota un’ulteriore stabilizzazione e rafforzamento delle relazioni commerciali, con i mercati di sbocco tradizionali: Germania, ma soprattutto Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Mentre è minore la nostra presenza in Polonia, Russia, Cina e Romania, tutti mercati potenzialmente interessanti, per una diversificazione del rischio Paese, che le nostre imprese paiono non valutare appieno. Forse concentrarsi solo sullo sviluppo delle partnership storiche, denota una ricerca di maggiori certezze, nelle relazioni commerciali, ma il rischio geopolitico è veramente troppo alto per non valutare altre destinazioni per le proprie merci. Attualmente il 45,8% delle merci veronesi prende la strada per Germania, Francia, Regno Unito, Usa e Spagna”. L’impresa, creatrice di valore aggiunto e di occupazione, va aiutata – ci riferiamo anche alle aziende agricole – sgravandola di imposte, di burocrazia e di lungaggini, onde rendere i nostri prodotti competitivi sul mercato internazionale. Sono, quindi, giustificatissime le preoccupazioni, espresse dal presidente della Camera di Commercio di Verona,  Riello.
Pierantonio Braggio

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore