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ECONOMIA VERONESE e VENETA | 21 novembre 2019, 10:34

“Passione, appassimento delle uve e futuro della Cooperazione”. C’è sempre da imparare: esperienze e confronto, a livello europeo, dall’Italia alla Spagna, al convegno, tenutosi presso Cantina Valpolicella Negrar, Verona.

Giornata particolare, open day, a Negrar, Verona, il 18 novembre 2019, con incontro, ad alto livello europeo, comunicazione d’esperienze e confronto, fra vitivinicoltori e professionisti del settore, di Italia, Francia e Spagna, con degustazione, dettagliatamente “spiegata”, di vini d’eccellenza.

“Passione, appassimento delle uve e futuro della Cooperazione”. C’è sempre da imparare: esperienze e confronto, a livello europeo, dall’Italia alla Spagna, al convegno, tenutosi presso Cantina Valpolicella Negrar, Verona.

Iniziativa straordinaria, ideata dal direttore generale della Cantina di Negar, dott. Daniele Accordini, per valorizzare al meglio l’espressione del territorio e le aspettative dei soci – 230 su 700 ha vitate, nella Valpolicella classica – della Cantina stessa. Quattro, le parti o master classes, che si sono susseguite, presente il presidente di Cantina di Negrar, Renzo Bighignoli. La prima lezione è stata dedicata ai metodi di coltivazione e di lavorazione delle uve della Fattoria Zerbina, Cristina Geminiani, Ravenna, essendo stato relatore Alessandro Brizi, sul tema “L’appassimento in Romagna: il sapere della tradizione e la forza di osare il nuovo”, con i vini Romagna Docg Albana secco 2018, Romagna Doc Sangiovese superiore Riserva 2015, Romagna Doc Sangiovese Marzano Riserva 2015 e Romagna Docg Albana, passito 2015. L’enologo-direttore Accordini ed il giornalista danese Thomas IIkjaer, quindi, hanno illustrato “La vera storia dell’Amarone”, le cui uve sono raccolte nei vigneti Domìni Veneti di Jago, Negrar, dando dimostrazione pratica della qualità del prodotto, con degustazione di cinque annate storiche. Terza lezione: hanno presentato ‘les Vignerons de Tutiac’, ativi a nord della Gironda, Bordeaux, e che costituiscono la più importante cooperativa vitivinicola francese, con 450 soci, Eric Henaux, direttore della citata cooperativa, e Pierre Alexis Mengual del Tutiac Wine Bar. I due relatori hanno proposto all’assaggio ed illustrato i vini Carrelet d’Estuaire Confidences Rosé 2018, Bordeaux AOC –  il nostro DOC, Origines Fond Renard 2017- Blaye Côtes de Bordeaux AOC – Sauvignon Blanc,  Tutiac Sélection Excellence Pouge 2016, Lieu-Dit Au Pin 2016. La quarta master class, non certo l’ultima, data l’importanza dei suoi contenuti, è stata tenuta da Carmen Aumesquet Rodriguez – direttrice della sezione promozione dei vini speciali ed unici del Consorzio di Jerez de la Frontera, Andalusia, Spagna – trattando il tema: ”Jerez e Valpolicella, fra tradizione e cambiamento”. Va premesso che, se in Spagna, si parla, giustamente, di Jerez, tale voce è più nota, nel mondo, sotto la denominazione inglese “Sherry”. “Sherry”, perché, da tempi memorabili, il vino di Jerez – peraltro, “fortificato”, ossia, rafforzato in alcool, in quanto doveva mantenersi durante un lungo viaggio, per mare – raggiungeva l’Inghilterra. Nei settemila ettari di vigneto di Jerez de la Frontera – o, meglio, di San Lucar de Barrameda e di Puerto Santa Maria – si producono diversi vini, derivanti dal vigneto “Palomino”, ad acini bianchi e dorati – vedi foto, sopra, da Wikipedia – che, radicato, in suolo calcareo o di gesso, dà vini dai sapori particolarissimi e unici, nonché notissimi, nel mondo, sotto le denominazioni Cream (dolce, denso, liquoroso), Fino – un bianco secco, molto in uso in Spagna, accompagnando esso bocconcini, detti ‘tapas’ e ‘pinchos’, o, ancora, Manzanilla, Medium,  Moscatel, Pale cream, Palo cortado, Pedro Ximénez (dolce) e, non ultimo, il Vino de solera, dalla particolare stagionatura. Ottimi, più che ottimi i vini di Jerez, dal profumo e dal sapore straordinari: per conoscerli, a fondo, bisogna degustarli… Comunque, la direttrice, Aumesquet Rodriguez, apprezza moltissimo i Valpolicella, “per la loro qualità ed il gusto, ma, soprattutto, per quanto essi rappresentano, in fatto di storia, di tradizione e di impegno di quanti lavorano, prima di giungere alla bottiglia”… Un convegno, dunque, innovativo ed interessante, che ha gettato il seme, per futuri nuovi contatti e portatore di idee, che potrebbero essere alla base di un “nuovo”, da creare anche da noi, con positivi risvolti.
Pierantonio Braggio

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