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ATTUALITA' REGIONALE | 19 febbraio 2013, 16:07

PECORE E CAPRE. ASSESSORE REGIONALE: IN VENETO SERVONO CORRIDOI VERDI PER LA TRANSUMANZA

Creare veri e propri “corridoi verdi” per garantire nel territorio la transumanza di pecore e capre, accompagnando un settore antico che resiste alla modernità e che anzi è foriero di innovazione e persino di nuova occupazione, soprattutto nelle zone montane.

PECORE E CAPRE. ASSESSORE REGIONALE: IN VENETO SERVONO CORRIDOI VERDI PER LA TRANSUMANZA

E’ la proposta dell’assessore regionale all’agricoltura  per agevolare la pastorizia, una attività agricola che di fatto è stata la prima dell’umanità, che l’ha sfamata e che anche oggi ha una sua ragione di essere, come tradizione ma anche come economia. Il principale nemico delle greggi è oggi la cementificazione del territorio, unita alla burocrazia – ha ricordato l’assessore – fattori che spesso ostacolano o impediscono il transito dalla pianura all’alpe delle greggi, che in questo modo possono nutrirsi di mangimi naturali secondo una pratica che asseconda il ritmo di vita di questi pacifici animali. La pastorizia è un’alternativa ai tradizionali allevamenti confinati e intensivi e dovrebbe essere per questo incentivata, anche a fronte di persone che abbandonano altre promettenti attività per dedicarvisi. Asfalto, barriere e altri ostacoli fisici o amministrativi contrastano i tradizionali percorsi, per lo più lungo i corsi d’acqua, costringendo i pastori a “tappe motorizzate” laddove invece abbiamo il dovere di tutelare la naturalità in un settore che offre produzioni golose e apprezzatissime dai buongustai e dai turisti.

In Veneto si contano circa 60 pastori che compiono le lunghe traversate di terra, provenienti in parte dal Veneto e dal Trentino Alto Adige, ai quali si aggiungono altre decine di operatori del settore che compiono tratti più brevi. Il patrimonio zootecnico è costituito da oltre 55 mila pecore e quasi 17 mila capre, per un totale di poco meno di 72 mila capi: una frazione inferiore all’uno per cento del totale italiano (oltre 9 milioni di capi), ma non per questo non meritevole di attenzione.

 

 

 

 

 

 

 

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