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SPORT | 12 luglio 2012, 15:03

Una Popolare nata e sviluppatasi in Veneto: Venetobanca.

La nuova Direzione territoriale per il Centro-Sud aperta a Verona in un prestigioso palazzo, sito accanto a piazza Bra.

Una Popolare nata e sviluppatasi in Veneto: Venetobanca.

Parliamo, a tutti gli effetti, di “Venetobanca”, ma la sua denominazione originale, iniziale ed ufficiale era “Banca Popolare di Montebelluna”, essendo stata fondata a Montebelluna, Treviso, l’8 agosto 1887. L’Istituto di credito fu creato in base ai principi, che allora andavano diffondendosi in fatto di cooperativismo creditizio e di “amicizia di capitale e lavoro” del tedesco Hermann Schulze-Delitzsch (1808-1883) e di Luigi Luzzatti (1841-1927). Quest’ultimo fu il padre del credito popolare, per il quale la banca popolare ha il proposito di fare imprestiti ai popolari e ai piccoli industriali, li alletta più vivamente a risparmiare, eccitandoli colla speranza di conseguire anche il credito. Gli accorti e benemeriti fondatori della Popolare avevano capito bene tali concetti e come gli stessi altrettanto bene si adattassero ad un piccolo paese dalla vita difficile, ma ad opera di alcuni, in via di modesto sviluppo, quale era la Montebelluna del tempo: un Comune in cui, comunicava il sindaco Cornuda, nel marzo 1877, alla Prefettura, non esistono stabilimeni industriali; solo nella stagione estiva vi sono in attività filande di seta, ma lavorano soltanto due o tre mesi… Scrivono, quindi, in materia – in “STORIA DI UNA BANCA DI TERRITORIO, Dalla Popolare di Montebelluna a Venetobanca” 1877-2007, Venetobanca Holding e Canova Edizioni, Treviso, 2008, p. 55 – Danilo Gasparini e Lucio De Bortoli: La filossera stava distruggendo le viti, la prebina minacciava i bachi, la pellagra colpiva migliaia di contadini, condannati a nutrirsi di ‘poenta e… gnénte’; si va in ‘Mèrica’ (in America, ndr.): oltre 7000 persone in 25 anni nel distretto di Montebelluna, un esodo… Si potrebbe procedere con numerosi altri dettagli, tutti di grande disagio per la popolazione, per inquadrare la situazione di Montebelluna, al momento della creazione della sua Banca Popolare. Quanto appena accennato, tuttavia, basta a fare comprendere quale importanza avesse potuto assumere un istituto di credito veramente ‘popolare’, come strumento essenziale per gettare le basi per uno sviluppo economico-sociale dell’allora semplice località – circa 12.000 abitanti – di cui trattiamo. Nella quale, nel 1881, si legge ancora nel testo dianzi citato, l’economia era data da un mare di contadini, da un mondo agricolo di conclamata arretratezza e, quindi, dalle scarsissime risorse, e in mezzo ad esso, negozianti del centro, peraltro, in forte ritardo urbanistico, e calzolai.

La combinazione ha voluto che la Banca Popolare di Montebelluna – la ventesima nel Veneto – avesse i natali nello stesso giorno, in cui la cittadina si vedeva collegata, per la prima volta, per ferrovia con Treviso, Castelfranco e Cittadella. La riunione di fondazione del nuovo Iatituto avvenne nel Municipio, davanti al notaio Giovan Battista Dall’Armi – poi, primo direttore della Banca – protocollata su rogito in bollata da lire 1. Ogni possibile socio poteva acquistare più di un’azione da 20 lire cadauna, più la tassa d’ammissione di lire 2, con il diritto, fra l’altro, di ottenere credito e di partecipare al patrimonio ed agli utili della sua società a responsabilità limitata.. Se fra i soci fondatori v’erano possidenti, pizzicagnoli, agricoltori, fruttivendoli, barbitonsori e osti, essi erano, nel 1883, sei anni dopo la fondazione, 1091, con ovvie varianti circa l’attività svolta in privato, riassunte nelle voci: piccola borghesia rurale e artigiana, operai e contadini agiati, medici, farmacisti, notai, avvocati, ingegneri, commercianti e piccoli industriali: un insieme di categorie, che costituivano l’ossatura d’una città in formazione e futura sede di un Istituto di Credito importante.

Superate le due guerre mondiali, sviluppatosi Montebelluna e la sua Popolare, verso la fine del vivace periodo del boom economico italiano, iniziato nel 1958, il 1966, fu l’anno in cui la Banca Popolare di Montebelluna si ingrandì. Attraverso la fusione fra Banca Popolare di Montebelluna e Banca Popolare del Mandamento di Asolo, fondata nel 1886 (ai soci di Asolo: 5 azioni Montebelluna contro 2 azioni proprie) – il cui territorio faceva prevedere buona operatività – sorse la Banca Popolare di Asolo e di Montebelluna. La nuova banca aderì alle diverse novità in campo bancario, realizzando, così, la propria modernizzazione, pur non essendo, come è a tutt’oggi – quale fortuna! – quotata in borsa. Nel 2000, cominciarono grandi passi avanti. A seguito dell’acquisizione della BCC del Piave e di Livenza, la banca assunse la denominazione di “Veneto Banca”. Acquisite, poi, la Banca di Bergamo e la Banca Italo Romena, si creò Banca Meridiana (Puglia e Basilicata), si comprarono B.C. Eximbank (Moldavia), la Gospodarsko Kreditna Banka (Croazia), la Banca Popolare di Intra e la Banca del Garda. Nel 2008, Veneto Banca diventò VenetoBanca Holding, si acquistò la Banca Italiana di Sviluppo (Albania) e s’iniziò l’integrazione di Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana. Si integrò, nel 2009, Banca Apulia (Bari) in Veneto Banca e la Banca di Bergamo, la Banca Popolare di Monza e di Brianza nella rete commerciale della Banca Popolare di Intra. Nel 2010: acquisizione di Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni S.p.A, Torino, mentre Veneto Banca spa e Banca Popolare di Intra si fusero in Veneto Banca Holding s.c.p.a. – oggi, solo “Veneto Banca s.c.p.a.” – la quale governa il tutto attraverso tre direzioni territoriali: Nord-Est, con sede a Montebelluna; Centro-Sud, con sede a Verona, e Nord-Ovest, con sede a Verbania. A Milano, è attiva Banca Ipibi Financial Advisory S.p.A.. Il Gruppo conta oggi un totale di 574 sportelli, di cui 22 nel Veronese.

Venetobanca, una delle prime dodici realtà bancarie italiane per masse amministrate e strettamente legata ai territori, in cui opera, indirizza il credito a famiglie, artigiani, commercianti e a piccole-medie imprese. È guidata, da anni, dal presidente Flavio Trinca, ha segnato un utile netto, a fine 2011, di oltre 160 milioni di euro, gode del supporto di 46.534 soci, ha 6216 collaboratori e, a fine 2011, riportava un indice di patrimonializzazione – indicatore importantissimo della solidità degli istituti di credito – per il tier 1, del 7,6%, e per il core Tier 1, indicatore più ristretto di Tier 1, del 7%: due percentuali corrispondenti, appunto, a quanto voluto da Basilea III. Il coefficiente di solvibilità è del 10,1%. Non solo: Venetobanca si è presa la lode dall’economista Francesco Giavazzi – Corriere della Sera del 21 dicembre 2011 – che, parlando di liquidità, la annovera fra le sagge, perché, Venetobanca, ad esempio, l’istituto di Montebelluna, non avendo ceduto alla tentazione dei Btp, potrà aumentare i prestiti ai propri clienti… E questa è accorta ed ottima conduzione bancaria, che ha anche limitato minusvalenze in linea capitali, derivanti da reddito fisso.

Per ulteriore storia, va segnalato che il prestigioso edificio, destinato a Direzione territoriale per il Centro-Sud di Venetobanca, situato in posizione centralissima in Verona, corso Porta Nuova 1, è considerato “d’interesse culturale” dalla Direzione Regionale dei Beni Culturali del Veneto. Si sentiva il bisogno, nei primi anni Venti, di un palazzo per la Borsa di Commercio dei grani, che si teneva settimanalmente, nella Verona agricola, Borsa che aveva bisogno di spazio adatto a “consentire la trattazione d’affari con quella tranquillità e riservatezza, che la loro importanza consiglia”. Un edificio adatto allo scopo fu eretto, al posto di case addossate alla viscontea Torre Pentagona, abbattute nel 1924, con l’accortezza di permettere “la completa visione dello sfondo monumentale del nostro magnifico Corso di Porta Nuova”. Il manufatto, poi, “mirava a divenire in tal modo un‘centro permanente d’affari, che abbia un’importanza, non solo nei giorni di mercato, ma costantemente”. L’edificio a tre piani – scrive S. Scolari, nel suo libro Palazzo della Borsa di Commercio, uscito a Verona nel 1998, a cura di M. Vecchiato – ideato dall’ingegnere G. B. Rizzardi, fu inaugurato nella primavera del marzo 1928, in occasione dell’annuale Fiera dell’Agricoltura e “si configura per la semplice impaginazione neoclassica della facciata, intonata con le linee sammicheliane del Palazzo della Gran Guardia”. “L’opera”, sottolinea la Direzione Regionale dei Beni Culturali, “costituisce un’interessante testimonianza di architettura novecentesca in stile neoclassico, edificata nel centro storico di Verona, in conformità alla tradizione locale. Rappresenta altresì un elemento importante, continua la Direzione Regionale, dal punto di vista architettonico ed urbanistico, che attesta la politica di sviluppo dell’area circostante la piazza Bra ed il corso Porta Nuova, realizzata dall’Amministrazione fascista, dopo la costruzione della nuova stazione ferroviaria (1922)”.

Se, quindi, l’iniziativa di Venetobanca d’insediare una delle tre sue Direzioni nazionali in un edificio centralissimo della città dei Della Scala, torna certamente a prestigio della propria immagine, essa è altrettanto un forte contributo alla conservazione e alla messa in luce di un monumento poco noto ai veronesi stessi, ma meritevole d’attenzione. Esso impreziosisce, al tempo, la bellezza stessa della già ridente Verona.

Pierantonio Braggio

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