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CONSULENZE e INIZIATIVE | 09 febbraio 2020, 11:16

Economia circolare con le pompe di calore

L’Economia circolare è un’idea di convenienza che definisce un sistema produttivo in grado di rigenerarsi da solo, ovvero, in poche parole, la possibilità di riutilizzare più volte un materiale per evitare sprechi inutili.

Economia circolare con le pompe di calore

Per trasferire questo concetto di economia circolare al sistema energia si deve, innanzitutto, ridurre le dispersioni ed aumentare le efficienze energetiche. Quest’ultimo punto è il fulcro del pensiero economico circolare, poiché incrementando i rendimenti si consumerà meno energia e si ridurranno i costi di esercizio. Per chiudere ad anello l’economia circolare di sistema energetico, non bisogna dimenticare la sostenibilità ambientale, cioè il sistema energetico dovrà impiegare fonti energetiche rinnovabili.  
Le pompe di calore rientrano, a pieno titolo, nel concetto di economia circolare sostenibile, perché convertono energia rinnovabile in energia termica per il riscaldamento e la climatizzazione degli edifici.
Le fonti d’energia gratuita e rinnovabili impiegate dalle pompe di calore sono: il terreno, per la pompa di calore “geotermica”; l’acqua di falda o superficiale, per le pompe di calore denominate “acqua-acqua”; e l’aria esterna, per le pompe di calore più comuni “aria-acqua” o “aria-aria”.
Ottenere energia termica da sorgenti rinnovabili consente di limitare le emissioni di anidride carbonica CO2, a tutto vantaggio per l’ambiente e per il clima.
L’Italia si può ritenere attiva nel contrastare i cambiamenti climatici, infatti è uno dei Paesi a maggior efficienza energetica con una “intensità energetica”, rapporto fra l’efficienza energetica nazionale ed il PIL, inferiore di circa il 18% rispetto alla media UE. A fine settembre 2019, in Italia le fonti rinnovabili hanno coperto il 36,1% dell’intera domanda di energia elettrica. L’Europa, a differenza, punta a quota 20% di fonti rinnovabili entro il 2020. L’Italia non è solo concentrata sulla produzione d’energia da fonti rinnovabili, ma valuta anche come limitare le emissioni di anidride carbonica CO2 in atmosfera, o “decarbonizzare” il nostro ecosistema in termini tecnici. Per questo, il Ministero dello sviluppo economico ha varato e sta attuando il piano PNIEC 2030: Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030, che ha l’obiettivo di ridurre le missioni di gas serra del 40% rispetto al 1990.
Per raggiungere questo ambizioso traguardo, le pompe di calore sono valide alleate. Recenti studi calcolano che il 64% della CO2 immessa in ambiente deriva dal settore civile. Il 56% degli edifici italiani è nella classe di efficienza energetica più bassa “G”, nella quale il calore è disperso in ambiente fino al 40%.  
Miglioramento l’efficienza energetica degli involucri edilizi, adottando “cappotti” isolanti alle pareti esterne, e sostituendo i vecchi impianti di riscaldamento con sistemi a pompa di calore si potrebbe, combinando gli effetti, ridurre le emissioni di CO2 di circa il 39% rispetto ai livelli del 2005. Analizzando bene il dato, si scopre che, tale riduzione, è da attribuire per un 59% all’adozione della pompa di calore mentre, il restante 41%, all’efficientamento dell’involucro edilizio.  
Tra dieci anni arriveremo al 2030, un tempo breve, per raggiungere gli obiettivi del Piano Energia e Clima. Abbiamo però la fortuna di avere in Italia aziende del settore della climatizzazione già preparate ed in possesso degli strumenti per attuare gli investimenti necessari ad aumentare la produzione e migliorare le efficienze delle pompe di calore attraverso costanti migliorie tecnologiche.
Alcune aziende, ad altissima tecnologia innovativa, stanno procedendo a immettere sul mercato apparecchiature che utilizzano fluidi refrigeranti non climalteranti, come il propano, in linea con tutte le politiche ad impatto zero. Inoltre gran parte dei materiali costituenti le pompe di calore sono facili da recuperare e riciclare.  
Il passaggio a un’economia circolare mediante la tecnologia a pompe di calore consentirebbe di dare un contributo importante al processo di decarbonizzazione in relazione allo sviluppo di nuovi prodotti energetici derivanti dal riciclo dei rifiuti o dalla valorizzazione dei sottoprodotti.
Aziende come RPS Cooling Srl sono quindi pronte ad accettare la sfida, grazie alle loro pompe di calore a propano, ma c’è ancora molto da fare soprattutto come fattore culturale nell’applicare questa tecnologia nel residenziale che nel terziario è ormai già diffusa, basti pensare alla Svezia, in cui il mercato del riscaldamento è coperto per l'82% da pompe di calore.  
Nel Veneto sono molte le aziende impegnate in questo comparto industriale, servono però forti coalizioni anche con le istituzioni, gli studi di progettazione, installazione e distribuzione che hanno compiti fondamentali ed interconnessi tra loro.
 
Ing. Alessandro Gambin

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