ECONOMIA VERONESE | martedì 12 novembre 2019 05:28

ECONOMIA VERONESE | 08 novembre 2019, 17:06

Cattolica Assicurazioni, Verona.

Cattolica, Verona. Ha scosso l’azionariato il benservito all’ad Alberto Minali, la cui azione ha dato vigore alla Società, come i numeri confermano. Accantonare le discrepanze e riprendere la collaborazione sul piano strettamente economico?

Cattolica Assicurazioni, Verona.

Non ci sentiamo in ritardo, nell’esprimere qualche parere sull’accaduto, in Cattolica Assicurazioni, in quanto abbiamo ritenuto di dovere riflettere, qualche momento, sul tema della revoca delle deleghe ad Alberto Minali, revoca, che ha colpito, non poco, l’azionariato, piccolo e grande, di Cattolica Assicurazioni. Chi non è addentro alle segrete cose, si sente sconsolato, per l’improvviso accadimento, e gradirebbe qualche chiarimento in più. Dal comunicato ufficiale e da considerazioni che serpeggiano sull’accaduto, sembra che la maggior parte del tutto ruoti sulla questione di un passaggio, chiariamo: né avvenuto, né programmato, di Cattolica dallo stato di società cooperativa – caratteristica inveterata della Società stessa, con il sistema di nomina dei vertici, con voto capitario, che la tiene strettamente legata al territorio – a società per azioni, passaggio non condiviso dal Consiglio d’Amministrazione. Il voto capitario – ossia, per quante azioni si posseggano, si ha diritto ad un unico voto – non è certo il massimo del meglio, come forma di conduzione d’una grande società, specie, se si vuole fare assumere alla stessa quella capacità d’un’apertura ai mercati, che permetta entrata di nuovi capitali e, quindi auto-ampliamento, anche a livello internazionale.  Eppure.  queste società , tutelate dalla costituzione italiana,  ci sono anche in paesi liberali ed, in particolare in Giappone, ove la forma cooperativa, per le aziende sociali , come le  assicurazioni,  vede dei campioni  mondiali.  Il fatto temuto a Verona è che la forma s.p.a. espone la Società alla quasi sicura perdita d’attenzione al territorio, che la vide nascere e che la ospita, e a speculazioni – l’esperienza del passato insegna – che, nel loro complesso, non creano valore duraturo, per quel tessuto sociale, che in essa, per  oltre un secolo,  ha creduto e crede, trasmettendo, fra l’altro, quasi per tradizione, le azioni possedute, di generazione, in generazione. Certo, uscire dal piccolo guscio veronese, ci trasformerebbe in una Compagnia di maggiore entità e a livello anche europeo, ma, perderemmo, nei fatti, quell’interiore principio di veronesità, al quale l’azionariato, il piccolo, in particolare, vuole rimanere legato. Abbiamo, con queste modeste considerazioni, solo tentato di chiarire l’assunto. La proposta del dr. Alberto Minali, al quale, in ogni caso, dobbiamo riconoscenza, per il suo professionale operato di conseguito consolidamento della Società, entra in conflitto con tali considerazioni. Forse altre ragioni hanno concorso alla traumatica scelta,  di cui  non siamo al corrente, ma  questa è quella, che pare sia la maggiore . Il Consiglio d’Amministrazione vuole certamente attenersi alla visione di una Cattolica “veronese”, cara a suoi soci, continuando su una linea, che permetta maggiore libertà d’azione, a favore del territorio, di quanto lo permetterebbe una Cattolica s.p.a.. Certo, qualche chiarimento in più sull’accaduto tornerebbe gradito alla platea dei soci-azionisti, nella quale, in verità, sembra sempre più emergere il desidero d’essere più considerata, almeno in fatto di decisioni, a favore del tessuto sociale locale e di nomina degli Organi istituzionali della società stessa, che, specie su quest’ultimo tema, all’occhio dell’osservatore, appare fortemente lontana dalla base dei soci, che si sentirebbe maggiormente considerata, con un più facile accesso agli Organi stessi, perché è giusto che le decisioni – non tecniche – siano sempre condivise, con chi, con i propri risparmi, dà costante vita alla Cooperativa “Cattolica Assicurazioni”. La ridda di proposte emerse recentemente,  circa modifiche della governance,  sono, in gran parte, tema di discussione, da anni, perché credibili e sostenibili anche dai soci, e diverse associazioni ne avevano parlato in sede assembleare. Quanto pare sbagliato è il momento. Infatti, le proposte sembrano più che mai strumentali, un cuneo a dividere ancor di più posizioni, che, pur diverse, potevano stare assieme. E ci permettiamo un'altra considerazione, rispetto alle critiche, piovute da ambienti pseudo liberisti:  chi investe in Cattolica Assicurazioni anche  milioni, sa benissimo  che il suo è un investimento a rendita e non di governo; la modernità del voto capitario,  in una società  quotata Cattolica,  non impone di impiegare i soldi e decidere, anzi. Sono 2,6 milioni le cooperative nel  mondo, soprattutto nei paesi più avanzati. Esse  garantiscono 250 milioni di posti di lavoro e gestiscono molte  migliaia di miliardi di dollari . In Giappone, cooperative assicurative associano oltre 20 milioni di famiglie: la più grande, Zenkyoren (Ja – Kyosairen)  è un colosso  mondiale come Generali. Altro che enti anacronistici. Ci sono migliaia di altri modi  di investire e di speculare; in una società cooperativa offre  opportunità di guadagno  diverse dalle altre e la speculazione è contenuta. Il mercato  delle società quotate  tratta  la platea degli azionisti  spesso, come si dice, da "parco buoi",  in una cooperativa in  cui i soci  sono attivi  è impossibile.  In Cattolica le varie associazioni  operative garantiscono  una partecipazione significativa. Chi compra  sa che c'è il voto capitario, si sa che è così,  nessuno viene obbligato,  tutti sono  liberi di investire o  meno e uno se non ci crede  può liberamente vendere.

P. Br.

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