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CONSULENZE e INIZIATIVE | 04 novembre 2019, 00:00

Polizze vita e pianificazione successoria(8) LA PREVIDENZA INTEGRATIVA:I FONDI PENSIONE

La previdenza integrativa La previdenza integrativa, per chi non è un minimo addentro alla tematica, può rivelarsi un vero e proprio labirinto. È opportuno pertanto iniziare questo breve excursus sulle differenze tra le soluzioni previdenziali soffermandoci sui punti salienti delle riforme che negli anni hanno toccato in maniera rilevante il tema. Nonostante da molti decenni per alcune categorie ristrette di lavoratori fossero già state istituite forme di previdenza complementare (soprattutto in ambito bancario e assicurativo), il punto di svolta sul tema della “pensione di scorta” è da individuarsi nel 1993, con l’emanazione del Dlgs 124, con il quale si disciplinano “… le forme di previdenza per l’erogazione di trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio pubblico, al fine di assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale”, come recita l’Art. 1. La cosiddetta Riforma Dini (L. 335 dell’8 agosto 1995) recepisce il suddetto Decreto legislativo e resta in vigore sino alla Riforma Maroni (L. 243 del 23 agosto 2004) e al conseguente Dlgs 252 del 5 dicembre 2005. Oggi la normativa prevede due tipologie di strumenti previdenziali integrativi: i fondi pensione (aperti o chiusi); i Piani Individuali di Pensione (PIP).   I fondi pensione Sebbene i fondi pensione non siano polizze vita, rientrando tra gli strumenti di previdenza complementare, è opportuno fornire qualche accenno su di essi. I fondi pensione sono strumenti finanziari di diritto privato, gestiti secondo il principio di capitalizzazione integrale, nei quali i lavoratori possono accantonare riserve al fine di garantirsi una prestazione pensionistica integrativa. Il rischio finanziario è a carico del lavoratore. I fondi pensione possono essere aperti, ovvero gestiti e collocati da banche, assicurazioni, SIM e SGR: vi si può aderire come singolo lavoratore o anche come collettivo, in presenza di un accordo fra fondo e azienda; i fondi possono anche essere chiusi o negoziali: questi nascono in base ad accordi tra le rappresentanze sindacali e imprenditoriali in specifici settori e possono aderirvi solo alcune tipologie di lavoratori (ad esempio il fondo Cometa è un fondo chiuso esclusivo per i dipendenti delle aziende metalmeccaniche). I versamenti volontari del lavoratore sul fondo sono deducibili fiscalmente sino agli €5.164,57 per anno. Può essere conveniente aderire ad uno specifico fondo pensione (aperto o chiuso che sia) per quei dipendenti privati la cui azienda ha stipulato appositi accordi con le rappresentanze dei lavoratori in relazione alla previdenza complementare, ad esempio perché si beneficia di uno specifico contributo datoriale che, assieme al TFR e ai contributi volontari, contribuirà a formare il montante liquidabile al termine del piano. (continua). Giuseppe Vezzari

Polizze vita e pianificazione successoria(8) LA PREVIDENZA INTEGRATIVA:I FONDI PENSIONE

g. vezzari

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