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ESPRIME CULTURA | 03 novembre 2019, 18:15

Stagione operistica 2020 del Teatro Filarmonico: presentazione e considerazioni

La Fondazione Arena di Verona ha presentato la stagione artistica al Teatro Filarmonico del 2020, la quale durerà dal 10 gennaio al 31 dicembre.

Stagione operistica 2020 del Teatro Filarmonico: presentazione e considerazioni

Ci saranno 24 date per la stagione lirica, 27 per la sinfonica, e i consueti progetti e le anteprime dedicati al mondo della scuola.  
A differenza del Festival areniano, che propone le opere più popolari del repertorio, anche quest’anno vengono presentati in cartellone capolavori meno rappresentati nell’, con diversi titoli del repertorio assenti spesso neicartelloni lirici e sinfonici, ma anche opere più rappresentate e che garantiscono una buona partecipazione.  
A parer mio merita attenzione l’opera Amleto, di Franco Faccio, compositore veronese della seconda metà dell’Ottocento considerato il miglior direttore d’orchestra della sua generazione. La direzione è stata affidata a Francesco Ivan Ciampa.  
Alquanto evitabile, d’altra parte, la scelta di presentare il trittico di Puccini (Gianni Schicchi, eseguito lo scorso maggio, Suor Angelica e il Tabarro) sciolto: non si poteva eseguire tutto in un’unica produzione, invece che presentarlo spezzato? Per di più, distribuito su due stagioni.
A distanza di 5 anni torna Lucia di Lammermoor, alla quale spetta il compito di aprire la stagione 2020: la regia dell’opera che segnò l’affermazione di Donizetti come grande compositore di opere serie è affidataaffidata a Renzo Giacchieri, mentre Lucia sarà interpretata da Ruth Iniesta, che la scorsa estate ha calcato il palco areniano interpretando Micaela, in Carmen.  
Chiudono l’elenco due grandi classici: Un Ballo in Maschera, di Giuseppe Verdi, e l’Italiana in Algeri di Gioacchino Rossini. Il primo viene riproposto dopoché fu portato nel 2013 in Arena, mentre la seconda torna al Filarmonico dopo 6 anni.
Ad eccezione di Amleto, delle due opere del Trittico pucciniano e de Il Segreto di Susanna, il cartellone lirico può dirsi soddisfacenteper metà. Azzeccata(e attesa da molti anni) la decisione di offrire, come tutti i grandi teatri fanno, una stagione lirica che abbia una durata annuale. Ottima la decisione di proporre dei lavori nuovi e/o inusuali.  
L’usato sicuro (espressione che utilizzo per praticità, riferendomi all’Italiana, o a Lucia) è sempre una buona scelta, anche perché un teatro non può permettersi di proporre al pubblico solo prime assolute. Ma ciò che mi domando è: perché, come in Arena, si continuano a riprendere ciclicamente le stesse opere a distanza di 4 o 5 anni? Donizetti non ha scritto solo Lucia di Lammermoor, e dato che è stato proposto 5 anni fa, perché non regalarsi (e regalarci) una Favorita, o una Figlia del Reggimento? In alternativa, non potendo eseguire Anna Bolena e L’Elisir d’amore in quanto rappresentati nelle ultime due stagioni, perchè non optare per altri grandi compositori classici: Bellini, il giovane Verdi, Boito?
Qualche progresso in ambito operistico io lo vedo: trovo questa programmazione per certi aspetti intrigante: non resta che aspettarne la realizzazione pratica.  
 
Filippo Avesani

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