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ATTUALITA' REGIONALE | 22 ottobre 2019, 22:40

Nuovo centro commerciale, a San Massimo, Verona? Confesercenti ne è contraria.  Sul piano generale, pericolo di chiusura dei piccoli negozi, a danno dei centri-città.

«Basta centri commerciali a Verona». Non è d’accordo l’Associazione dei Commercianti con il recente via libera di Regione Veneto

Nuovo centro commerciale, a San Massimo, Verona? Confesercenti ne è contraria.  Sul piano generale, pericolo di chiusura dei piccoli negozi, a danno dei centri-città.

L'intervento  è in merito alla realizzazione di un insediamento commerciale, nei pressi di San Massimo. In merito, Paolo Bissoli, presidente di Confesercenti Verona: « Proprio non fa breccia nelle amministrazioni comunali il concetto, che sono cambiati i paradigmi del commercio. Ecco, ora, a Verona, di nuovo presentarsi lo stesso problema: a fronte di qualche risicata opera pubblica, a fronte della necessità mediatica delle Amministrazioni di dimostrare qualcosa di nuovo ai cittadini, si svende il tessuto commerciale. A che servono i proclami di rilancio dei centri urbani? A che serve, da parte delle Amministrazioni stesse, chiedere aiuto alle associazioni, per rivitalizzare i propri centri?». Quindi, Alessandro Torluccio, direttore generale dell’Associazione scaligera: «L'investimento in Gdo – Grande distribuzione organizzata –­ è antistorico. La crisi del settore è acclarata. In tutta Europa, la tendenza è quella di rivitalizzare i centri, potenziando le piccole botteghe. L'occupazione creata con insediamenti di Gdo, fuori dai centri cittadini, si paga con la perdita di posti di lavoro all’interno di piccole aziende, che pagano le tasse locali, con la conseguente desertificazione delle città, le qual, poi, a loro volta, hanno bisogno di ingenti capitali per essere rivitalizzate». Torluccio commenta così la recente rassicurazioni, date dall’assessore Segala, circa la richiesta d’invio alla regione, per le ridotte dimensioni di quello, che sarà il nuovo insediamento di San Massimo: «Sarà, in ogni caso, qualcosa, che sposterà il commercio fuori dal centro, che contribuirà a destrutturare il già moribondo tessuto commerciale locale, che nulla conterà, per i piccoli negozi di quartiere e che contribuirà alla perdita di posti di lavoro qualificati. Ci auguriamo ci siano dei ripensamenti sulle scelte». Certamente, la questione sollevata è bruciante e merita di esserre considerata a fondo, non tanto, solo, per il citato, possibile insediamento, previsto in zona San Massimo, in sé, ma, per l’estensione, che il fenomeno sta assumendo. In effetti, una città è viva – e lo era di più, in passato – grazie, giustamente, alla presenza di negozi, più o meno, modesti ed attivi, in vari settori merceologici, i quali, per vivere, abbisognano, ovviamente, di costante frequentazione, sebbene non si possa negare l’utilità, dati i tempi, di un supermercato. Bisogna trovare un punto, attentamente studiato, atto a creare equilibrio fa le due esigenze.
Pierantonio Braggio

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