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ANNUNCI E VARIE | 15 ottobre 2019, 19:44

Aumentato dell’80%, nell’agosto scorso, negli Stati Uniti, l’import di formaggi italiani, in vista dell’applicazione dei dazi. Indagine di Fieragricola, Verona, in base a dati Clal.It.

Se dal prossimo 18 ottobre entreranno effettivamente in vigore i dazi imposti dagli Stati Uniti nei confronti dell’Unione europea, con particolare riferimento ai formaggi made in Italy (esclusa la Mozzarella di Bufala Campana Dop, che non compare nelle liste), è comunque da alcuni mesi che si temono le nuove imposizioni tariffarie da parte di Washington.

Aumentato dell’80%, nell’agosto scorso, negli Stati Uniti, l’import di formaggi italiani, in vista dell’applicazione  dei dazi.  Indagine di Fieragricola, Verona, in base a dati Clal.It.

 

Ed è forse per questo che lo scorso agosto le esportazioni di formaggi italiani hanno registrato una sensibile impennata verso gli States. Su 13.127 tonnellate che gli Usa hanno importato dall’Ue-28 nel mese di agosto, infatti ben 4.300 sono rappresentate da formaggi made in Italy, cresciute dell’80% rispetto alle 2.388 tonnellate registrate nello stesso periodo dell’anno precedente. Complessivamente, ad agosto gli Stati Uniti hanno incrementato le importazioni del 9,7%, focalizzando il proprio interesse verso le produzioni comunitarie (+16,5%) e, appunto, verso i grandi formaggi italiani che detengono una quota di mercato del 27 per cento. Ma, sono tutti i prodotti lattiero caseari made in Italy a spingere sull’acceleratore, con un +51,2% in agosto su base tendenziale. Il timore di dazi imminenti, insomma, ha giocato un ruolo determinante. Basti pensare che l’import dall’Italia da parte degli USA, nel mese di luglio, è aumentato del 22,9%, rispetto allo stesso periodo del 2018.  È quanto rileva Fieragricola, manifestazione internazionale dedicata all’agricoltura, in programma, a Veronafiere, dal 29 gennaio all’1 febbraio 2020, sulla base dei dati di Clal.it, portale di riferimento del comparto lattiero caseario. La questione dei dazi è problema, che, guardando al nostro Paese, costituisce un grande ostacolo, per l’agroalimentare italiano – e non solo per lo stesso – già fortemente penalizzato, da anni, dalle mancate esportazioni verso la Russia.  Problema, che, se reso effettivo e stabile, arrischia di paralizzare, dunque, diversi settori produttivi, con pesanti conseguenze, anche sull’occupazione – tema importantissimo, per l’Italia – tenendo presente, per semplice esempio, che una minore esportazione di formaggi, significa minore consumo di latte italiano, con la conseguenza di una minore quotazione dello stesso, a danno dei relativi produttori e dell’agricoltura in generale. In merito, tuttavia, è importante trattare, per eliminare ogni possibile ostacolo agli scambi commerciali, per giungere ad un accordo, positivo, per ambe le parti, evitando discrepanze, peraltro, fra Paesi, da sempre amici: Italia, Europa e Stati Uniti. Insistere, sulle proprie posizioni, senza confrontarsi, senza provare a trovare un minimo accordo – ogni Nazione opera per lo stesso scopo: creazione d’occupazione e di benessere – porta all’incertezza ed al disastro…!

Pierantonio Braggio  

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