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ESPRIME CULTURA | 14 ottobre 2019, 17:29

La sostenibilità entra progressivamente nei board: cresconogli approcci strategici nelle aziende di grandi dimensioni

Il clima cambia e le aziende si interrogano su quello che possono fare. Ovviamente per le piccole la motivazione viene dalla coscienza dell'individuo imprenditore, e per le grandi? Rappresentiamo sotto quanto emerso in un convegno circa la sensibliltà dimostrata dalle grandi aziende di inserire nei loro statuti o regolamenti regole per la sostenibilità ambientale delle specifiche attività.

La sostenibilità entra progressivamente nei board: cresconogli approcci  strategici nelle aziende di grandi dimensioni

 

 
Secondo una ricerca condotta in sinergia da KPMG e Nedcommunity sono 205 le Dichiarazioni non finanziarie pubblicate a inizio settembre 2019. Più del 90% delle aziende è alle prese con la seconda rendicontazione non finanziaria.  
 
"Agire con consapevolezza e determinazione nella direzione della sostenibilità - ha dichiarato Rossella Leidi, Vice Direttore Generale, UBI Banca - necessita del contributo di tutti, ovvero di ciascuno, secondo il proprio specifico ambito di incisività. Per UBI Banca, la creazione di valore economico sostenibile nel tempo e la generazione di valore sociale costituiscono un obiettivo e un impegno primario. La sostenibilità è parte integrante della visione strategica del Gruppo e attraversa tutte le dimensioni aziendali. Il Piano d’azione segue un processo strutturato di identificazione delle priorità strategiche con il coinvolgimento attivo dei diversi stakeholder.

Ecco quindi il comunicato stampa con quanto emerso  durante i lavori


Milano, 14 ottobre 2019. I fattori ESG(environmental, social, governance)entrano progressivamente nelle strategie delle aziende di grandi dimensioni.Il merito, oltre all’attenzione degli investitori, è da attribuire anche allo sviluppo normativo e, in particolare, al Decreto Legislativo 254/2016, che recepisce la Direttiva europea 2014/95, in base al quale dal 2018 gli Enti di interesse pubblico con più di 500 dipendentisono obbligati a produrre un’informativa non finanziaria riguardante i temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta contro la corruzione attiva e passiva.  
 
Stando alla ricerca realizzata in sinergia da KPMG e Nedcommunity, l’associazione italiana degli amministratori non esecutivi e indipendenti, componenti degli organi di governo e controllo delle imprese, su un campione di 205 aziende al secondo anno di applicazione del D.lgs,il 36% (74 società) ha demandato le responsabilità dei temi ESG a un comitato endoconsiliare.Tra queste, il72% ha assegnato tale compito al Comitato Controllo e Rischi, l’11% al Comitato Nomine e Governance mentre il restante 17% ha definito un Comitato di Sostenibilità ad hoc.I dati raccontano quindi una storia di progressiva integrazione, dove solo l’anno scorso i comitati di tipo endoconsiliare con responsabilità in ambito ESG erano poco meno della metà.Tuttavia, è importante notare come oltre 100 aziende ancora non abbiano formalizzato la propria governance rispetto a questi temi.
 
La maggior integrazione a livello di organi di governo si riflette positivamente su tutti i processi di pianificazione e gestione dei temi ESG, delineando un generale percorso virtuoso,guidato da un gruppo significativo di best practice, verso la definizione di approcci strategici integrati. Dalla ricerca emerge, infatti,una crescita sostenuta (+90%) rispetto al 2017 dei Piani di Sostenibilità formalizzati e strutturati (di cui il 12% integrato con il Piano Industriale),che tuttavia riguarda solo il 22% delle aziende analizzate. Inoltre, il 53% delle società analizzate dichiara di aver implementato un sistema di identificazioneegestione dei rischi integrato, che include anche quelli di natura non finanziaria, con un aumento del 23% rispetto al 2017. Si nota, inoltre,come una più lunga esperienza di rendicontazione porti a una maggiore diffusione di questo modello. Nelle aziende con più di 2 anni di rendicontazione alle spalle, infatti, i modelli integrati risultano molto più diffusi (70% del campione con più di 2 anni di esperienza). In sintesi l’analisi evidenzia come a fronte di un gruppo di aziende “best practices” che sta progressivamente integrando la sostenibilità all’interno dei propri processi gestionali, un numero ancora significativo di aziende considera il reporting non finanziario come un solo obbligo di compliance normativa.
 
I risultati dell’indagine sono stati al centro del convegno organizzato oggi da Nedcommunitye KPMG con la collaborazione di UBI Banca, al quale sono intervenuti esponenti del mondo della finanza, delle istituzioni, del credito e delle imprese. Dopo l’introduzione dell’Amministatore Delegato di Pramerica SGRAndreaGhidoni, e del presidente di Nedcommunity, Maria Pierdicchi, sono state presentate alcune evidenze della ricerca. È emerso come, seppur con un’applicazione variegata, il 100% dellesocietàabbia deciso anche quest’anno di adottare gli standard di rendicontazione GRI (Global Reporting Initiative) identificando, come previsto dallo Standard e dal Decreto 254, i propri temi materiali. Lo studio ha poi messo in evidenza i temi identificati come maggiormente rilevanti dalle aziende: temi del personale (salute e sicurezza 82%, formazione, valorizzazione e sviluppo del personale 80% e promozione della diversità 72% del campione), i temi ambientali (climate change 66%, efficienza energetica 58%, gestione dei rifiuti 39%), l’anticorruzione (82%), i rapporti con la comunità (70%) e la tutela dei diritti umani (57%).
 
Si osserva che anche quest’anno il 70% del campione ha scelto di pubblicare una relazione distinta, mentre il 18% ha optato per una sezione specifica all’interno della Relazione sulla gestione e il 10% ha riservato all’informativa non finanziaria una relazione distinta inclusa nel fascicolo di Bilancio. Infine, una piccola minoranza, il 2%, ha integrato le informazioni nellaRelazione sulla Gestione rimandando esclusivamente ad altre sezioni.Nella sostanza la scelta di tenere la Dichiarazione non finanziaria separata dall’informativa finanziaria si conferma la più diffusa tra tutte le aziende del campione.
 “La survey – osserva il presidente di Nedcommunity, Maria Pierdicchi – ha fatto emergere in primo luogo la tendenza delle aziende del campione a presidiare con crescente attenzione i rischi emergenti legati ai fattori ESG. In particolare, oltre l’80%delle aziende del FTSE MIB dichiara di poter contare su un modello integrato di gestione e monitoraggio dei rischi che considera anche i rischi ESG. Inoltre, appare evidente come, all’interno dei fattori ambientali, i rischi legati alle emissioni e al climate change risultino fra quelli più ricorrenti (più della metà del campione rileva rischi legati al climate change). Una conferma, questa, di come il tema del cambiamento climatico sia ormai diventato un aspetto rilevante e urgente per molte aziende. Tuttavia dall’analisi dei documenti si denota la necessità di unaffinamento ulteriore dei framework di rendicontazione utilizzati, come ad esempio quello proposto dalla Task Force on Climate-Related Financial Disclosures (TCFD)”.
"Agire con consapevolezza e determinazione nella direzione della sostenibilità - ha dichiarato Rossella Leidi, Vice Direttore Generale, UBI Banca - necessita del contributo di tutti, ovvero di ciascuno, secondo il proprio specifico ambito di incisività. Per UBI Banca, la creazione di valore economico sostenibile nel tempo e la generazione di valore sociale costituiscono un obiettivo e un impegno primario. La sostenibilità è parte integrante della visione strategica del Gruppo e attraversa tutte le dimensioni aziendali. Il Piano d’azione segue un processo strutturato di identificazione delle priorità strategiche con il coinvolgimento attivo dei diversi stakeholder".
PierMario Barzaghi, Partner KPMG Advisory, evidenzia come “i risultati raggiunti dopo due anni dall’introduzione del Decreto Legislativo 254/2016 sono positivi. Tuttavia, se da un lato un gruppo di aziende ha progressivamente integrato le politiche di sostenibilità all’interno dei propri processi aziendali, dall’altro ancora molte aziende interpretano l’applicazione del Decreto Legislativo 254/2016 come solo tema di compliance normativa non cogliendo l’opportunità strategica. L’auspicio per i prossimi anni, anche grazie alle crescenti richieste di investitori e società civile, è che vi sia una sempre maggiore consapevolezza da parte di tutte le aziende di come il reporting non finanziario sia un’opportunità di miglioramento del proprio posizionamento competitivo.”  
 
“È importante rilevare - osserva Patrizia Giangualano, membro del consiglio direttivo di Nedcommunity – come il ruolo degli organi di governo nella pianificazione e gestione delle tematiche ESG sia di fatto fondamentale. Laddove la sostenibilità ha trovato un posto tra gli organi decisionali, infatti, le aziende si sono dimostrate più inclini a formalizzare i propri impegni in Piani strutturati di sostenibilità o addirittura integrati nei Piani Industriali.”
 
Hanno offerto spunti interessanti su questi temi e presentato best practices, esponenti del mondo industriale, istituzionale e finanziario tra i quali:Andrea Ghidoni, Pramerica SGR, Guglielmina Onofri, CONSOB, Manuela Mazzoleni, Assogestioni, Armando Brunini, SEA Aeroporti, Alberto Castelli, BancoPosta Fondi SGR, Simone Chelini, Eurizon, Paolo Gallo, Italgas, Rossella Leidi, UBI Banca, Giovanni Sandri, BlackRock Italia, Gianluca Beschi, Gruppo Sabaf, Giulia Genuardi, Enel, Massimo Romano, Generali Group, Cristina Saporetti, Eni, Pierluigi Stefanini, Asvis.
 
NEDCOMMUNITY
Nedcommunity è l’associazione italiana degli amministratori non esecutivi e indipendenti.  Con oltre 650 membri, valorizza e sviluppa la figura dei membri di organi societari di amministrazione e controllo. Tali figure sonosoggetti con specifici requisiti che operano nell’esclusivo interesse dell’impresa e favoriscono un presidio efficace della gestione aziendale. Nedcommunity promuove, da quindici anni, il dibattito attorno al tema della corporate governance, ossia dell’insieme di regole e principi che disciplina il governo e la gestione delle società.

mz

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