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ATTUALITA' REGIONALE | 07 ottobre 2019, 21:55

Medici in fuga all’estero: il primato in Italia è tutto Veneto

Tema attualissimo ma raramente discusso è quello della fuga dei medici all’estero.

Medici in fuga all’estero: il primato in Italia è tutto Veneto

Molto simile alla più conosciuta “fuga di cervelli”, con cui si descrive il fenomeno che negli ultimi anni ha visto numerosi laureati e ricercatori italiani scappare all’estero per proposte di lavoro più allettanti, la fuga dei camici bianchi è un problema che affligge l’Italia e ne mostra le fragilità.


Spinti dalla convinzione di poter partecipare a concorsi più ”puliti” e dagli orari lavorativi diversi da quelli previsti dagli ospedali italiani, sono sempre di più i medici che decidono di creare altrove la propria carriera, apportando peraltro un grave danno all’economia italiana. Vediamo quindi di indagare più nel dettaglio i dati di questo esodo che vede il Veneto sfortunato protagonista nella classifica delle regioni italiane con maggiori defezioni.


Medici in fuga soprattutto dal Veneto: i numeri
Come appena accennato, il primato in questo caso spetta al Veneto, dove sono comparse addirittura campagne volte a reclutare nuovi medici da far espatriare e ben 80 professionisti su 1500 emigrano ogni anno. Nello specifico, il fenomeno si è rivelato particolarmente problematico proprio nella città di Verona, dove solo all’ospedale centrale sono stati firmati 14 certificati di onorabilità professionale nel 2018 per medici che si sono trasferiti in un paese extra europeo. Se si confrontano poi questi numeri con quelli relativi al 2017, dove i medici espatriati erano stati 10, e del 2016, dove erano stati solo 4, si può notare che il costante incremento è quindi più che evidente e non promette alcun miglioramento.  


Come si è anticipato, tra le maggiori motivazioni che spingono molti giovani medici a cercare fortuna all’estero troviamo in primo luogo la convinzione che in Italia attualmente i concorsi siano spesso creati “ad hoc”, com’è avvenuto in Umbria recentemente, e a vincere il posto siano dunque i parenti di cognomi importanti. Stipendi più alti e orari di lavoro più umani, oltre che un maggior welfare offerto da ospedali e Università, hanno quindi portato molti medici a superare le proprie paure di trasferimento, aiutati in questo anche dalle agenzie specializzate nel trasloco internazionale, che hanno dunque agevolato questo difficile passaggio. Attualmente, la meta più gettonata sono gli Emirati Arabi, i quali offrono ai medici italiani dai 14 ai 20 mila euro al mese, oltre all’autista, la casa per i figli e molti altri benefit. Attualmente, si stima che i medici che hanno deciso di trasferirsi all’estero tra il 2005 e il 2015 siano circa 10.000.  


I danni economici per tutto il paese

Ma quali sono, attualmente, i danni causati dall’abbandono di così tanti medici per l’economia italiana? Secondo il Servizio sanitario nazionale la situazione sta diventando sempre più preoccupante a causa dello scarso ricambio generazionale. A trasferirsi, infatti, sono principalmente giovani dai 28 ai 39 anni, giovani la cui formazione costa al nostro paese fino a 150.000 euro. Si stima quindi che entro il 2025 mancheranno almeno 16 500 medici dalle diverse specializzazioni che, pur essendosi laureati in Italia, hanno scelto di praticare all’estero: una perdita economica dunque non indifferente per il paese.


Le parole di Zaia
Secondo le parole del presidente della regione Veneto,Luca Zaia, una delle problematiche principali presentate dai nostri ospedali e dalle nostre università è il ritardo di almeno 5 anni con cui i medici entrano nel mercato del lavoro rispetto ai colleghi stranieri. Si tratta quindi di un ritardo che ha forti conseguenze ance sulla vita privata dei giovani, dato che in questo modo si raggiunge l’indipendenza economica molto tardi. È molto importante quindi che la Regione approfondisca il discorso studiando i dati disponibili, così da proporre un modello simile a quello offerto da altri paesi.
La situazione, quindi, non è sicuramente delle più rosee, non resta che vedere se l’impegno della classe politica sarà in grado di trattenere i medici sul territorio italiano. (i.p.) 

S.W.

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