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ECONOMIA VERONESE | 20 agosto 2019, 09:32

Porti sicuri. C’è solo l’Italia?

Secondo quanto si sente e s’apprende – purtroppo, l’informazione non è mai completa, al punto di fare bene comprendere i fatti – i migranti, raccolti in mare, da diverse navi, di massima, di bandiera e di comando stranieri, devono essere fatti sbarcare, stando al Trattato di Dublino, inizialmente entrato in vigore nel lontano 1990, in un “porto sicuro”, un porto, cioè, base di garanzia delle migliori condizioni d’accoglienza.

Porti sicuri. C’è solo l’Italia?


Dal 1990, ad oggi, tuttavia, i flussi migratori si sono resi sempre più consistenti e costanti – in questi ultimi tempi, in verità, fortemente ridottisi – e tali, da rendere sempre più difficili le possibilità d’accoglienza, anche in tema di costi, per il possibile Paese ospitante. Premesso che è troppo generica la definizione di “porto sicuro” e che i flussi di migranti si originano, sulle coste settentrionali africane, bagnate dal Mediterraneo, non si comprende perché le citate navi, di bandiera straniera, ma, comunque, europea, per un motivo o per un altro, chiedano d’attraccare, spesso pretendendolo, all’Italia. Ciò, dopo essere state respinte da altre nazioni, pure a “porto sicuro”. Avviene, inoltre, che per essere l’Italia, l’Italia dai mille problemi, la terra più vicina da raggiungere, dai luoghi africani d’imbarco, sia, ora, frequente anche meta di gruppi di migranti autonomi e spontanei, ai quali non si può rifiutare l’accoglienza. Su tali temi ci siamo già, in parte, soffermati, in passato, ma, va sottolineato che il problema di tale accoglienza, problema umano, dovrebbe trovare sollecita e definitiva soluzione, in sede europea, sebbene l’Italia non fosse membro dell’Unione Europea stessa, perché l’assunto, dal punto di vista morale, riguarda tutto il vecchio Continente. Essendone, invece, membro ufficiale – anzi, cofondatore – non da ieri, ma, dal 1957, anno di fondazione dell’Unione, l’Italia ha tutto il diritto d’essere ascoltata in materia e vedere accolta, sotto ogni aspetto, la sua richiesta, presentata non ieri, ma, da anni, di un regolamento ufficiale, definitivo ed europeo, circa un’equilibrata presa di responsabilità, “europea”, in fatto di ospitalità a nuovi arrivati. Tanto più che, i Paesi membri dell’UE non sono solo due o tre, ma, ventotto, sebbene si debba, ovviamente, notare che, non tutti tali Paesi, data la loro entità e il ridotto numero di cittadini di loro appartenenza, più di tanti ospiti non possono assumere. Non solo. Per quanto ci riguarda, dunque, l’UE ha il dovere di ascoltarci, visto che, noi, giustamente, del resto, dobbiamo porre in pratica le sue normative. Doveri, quindi, per l’Italia, ma, anche diritti. Non può essere, comunque, che il detto “porto sicuro” sia, per lo più, italiano, solo perché il più vicino. L’accoglienza è, certo, dovere, ma, dato che Unione Europea non è solo Italia, gli arrivi vanno considerati in sede europea, tenuto conto, anche, che, purtroppo, gli stessi creano grandi costi, per un’Italia, fra l’altro, dalla difficilissima situazione di bilancio, motivo di costante e profonda preoccupazione. Italiana, appunto, ed europea. Non è giusto, comunque, che l’Italia sia lasciata sola…

Pierantonio Braggio



Pierantonio Braggio

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