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ECONOMIA VERONESE | 20 agosto 2019, 09:10

Il M° pittore Luciano Pelizzari: una vita d’artista… Ama ed onora la Verona dell’Arte e dalla Gente, dal 1977.

Alcune parole, che dicono tutto e confermate, dalla ‘presenza’, nel Palazzo della Gran Guardia, Verona, di circa 230 dipinti, che raccontavano, inizi ed evoluzione, dal 1969, ad oggi, l’estro pittorico, di un grande amico di Verona: Luciano Pelizzari. La straordinaria kermesse, riuniva, fra febbraio e marzo 2019, propri lavori, raccolti in tutta Europa, presso appassionati e collezionisti. Personificazione dell’arte pittorica, della vera pittura, Luciano Pelizzari nasce, nel 1950, a Sabbio Chiese, Brescia, crescendo, nella massima modestia, di tempi e di condizione.

Il M° pittore Luciano Pelizzari: una vita d’artista… Ama ed onora la Verona dell’Arte e dalla Gente, dal 1977.

Modestia, anche in fatto di scuola, avendo frequentato egli solo le elementari e l’allora Avviamento professionale, sebbene, grandemente attratto dal fascino di dea Arte. Giovanetto, egli inizia a copiare a tempera opere di Manet e di Modigliani, tenta di imitare, con passione, Van Gogh, che tanto lo entusiasma. Quindicenne, realizza la sua prima personale, nel paese di nascita. Luciano non sfrutta l’ottenuto diploma di disegnatore Tecnico e Meccanico, preferendo aderire ai forti richiami di Pittura. Espone a Idro, intuendo l’esigenza di guadagnarsi da vivere. Si dedica anche alla ricerca, scrive, nel 1972, un libro su Sabbio Chiese, la sua terra d’origine, frequenta biblioteche, fra, le quali, la Marucelliana e la Nazionale, Firenze; legge, studia ed espone, ancora, a Desenzano e a Madonna di Campiglio. Conosce Giovanni Francesco Martelloni, il critico d’arte, Jo Collarcho, ne riceve consigli, ed ha modo di vedere, per la prima volta, opere di Pietro Annigoni, che, poco dopo, apprezzerà un ritratto di Martelloni, eseguito dal Pelizzari e del quale, Annigoni si ricorderà, nel primo incontro, con il giovane Luciano, avvenuto nel 1974. Un Luciano, che frequentando il grande Annigoni, apprende i più profondi segreti dell’affresco e della pittura. Espone, quindi, a Brescia, a Mantova e a Verona, dove, nel 1976, apre uno studio, che guarda su Piazza delle Erbe. Nel 1977, Pelizzari pubblica un volume, il secondo, questa volta, dedicato al grande dipinto di Annigoni, custodito nel Collegio Ghislieri, Pavia, e si stabilisce definitivamente a Verona. Nel 1979, per un anno, Pelizzari è a Venezia, vi dipinge, e, tornato a Verona, espone, con successo, le opere eseguite nella straordinaria città di San Marco. A Londra, ammira le opere dei grandi ritrattisti inglesi dell’Ottocento. Nel 1985 e nel 1986, espone, in Germania, e, quindi, a Istanbul. Nel 1988, comincia a stendere un Catalogo Generale delle opere di Annigoni, pubblicandone il primo volume, nel 1991. Nel 1992, Luciano è in Germania, vivendo, da allora, fra Saarbrücken e Verona. Tornato da Stati Uniti e dalla Turchia, espone nelle sale di rappresentanza della BMW e si dedica alla stesura del volume, “Adolph von Menzel a Verona - I viaggi in Italia del grande artista tedesco dell’Ottocento”…, delle opere del quale – fra esse lo spettacolare dipinto “Piazza delle Erbe”, Verona, 1884, custodito a Dresda, Germania, nella Galerie Neue Meister – sarebbe auspicabile una grande mostra, alla Gran Guardia. Ma, che dire dell’opera di Pelizzari? I suoi lavori lo presentano come pittore di larghe vedute, interessato a tutte le esperienze moderne e contemporanee, legato alla propria ricerca artistica, in ambito figurativo, non condizionato da mode, da sperimentalismi e dalle voglie del mercato… È affascinato da tutte le tecniche moderne, come la fotografia, ma, rimane fondamentalmente legato all’insegnamento, ricevuto, nella bottega di Annigoni. Con la sua tecnica, elegante e matura, risolve dipinti interessanti e raffinati, preferendo, per temperamento, il ritratto e l’esecuzione di opere, con architetture di Verona e di Venezia. Luciano Pelizzari: ”La mia pittura è frutto della ricerca del bello, della perfezione e della conoscenza. Amo, da sempre, porre in risalto quella luce e quelle ombre, che mi vengono rivelate dal bello, in tutti i suoi aspetti”. Per tutto questo, anima e semplicità, che traspaiono, vivi, dai lavori di Luciano, veronesi, italiani e stranieri, hanno approfittato della mostra citata, per conoscere un’arte viva e parlante, in parte, amorevolmente, dedicata a Verona, della quale Pelizzari è grande amico e cittadino.

Pierantonio Braggio


Pierantonio Braggio

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