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ECONOMIA VERONESE | 20 agosto 2019, 09:20

Ancora sui “Carmina burana”. Torniamo, in argomento, con qualche ulteriore, modesto chiarimento, per una visione più completa, per quanto possibile, della storia dei “Carmina“ stessi.

A Benediktbeuern, Baviera, Germania, ha sede il grande Monastero di San Benedetto, che, per secoli, ha custodito i “Carmina”.

Il grande Monastero di Benediktbeuern, Baviera, Germania.

Il grande Monastero di Benediktbeuern, Baviera, Germania.

L’edificio-Monastero, con grande chiesa, di Benediktbeuern, occupa un’area molto vasta e appare straordinario, con la sua imponenza, con la sua tinteggiatura, improntata al bianco, e circondato da verdissimi prati ed alberi, nonché da un giardino-orto botanico, dai bellissimi fiori e piante officinali. Ha fondato il monastero – cui era affidato anche il compito di controllare la regione d’intorno, sino a giungere al Brennero e all’Italia – Carlo Martello (686-741), nell’anno 725. Pochi anni dopo, presero in consegna il convento alcuni monaci benedettini. Nel 739, l’annessa chiesa fu consacrata da San Bonifacio (680-754), mentre Carlo Martello nominò abate del monastero l’alemanno Lantfrid. Carlo Magno (già re dei Franchi nel 768 e morto nell’814) donò, poi, alla chiesa del monastero un braccio-reliquia di San Benedetto – Benedikt, in tedesco – per cui la chiesa-basilica stessa porta, oggi, il nome del Santo, patrono d’Europa. Seguirono la distruzione del monastero, da parte degli Ungari, nel 955 e la successiva ricostruzione, con l’intervento di Sant’Ulrico d’Augusta (890-973). Un incendio, nel 1490, colpì il monastero e la sua ricostruzione ebbe luogo fra il 1669 e il 1718, in stile barocco, con straordinarie opere d’arte, come conservato ancora oggi, mentre non fu trascurato il lato agricolo dell’attività conventuale, talché il covento divenne azienda agricola-modello del suo tempo. Nel 1803, in base a misure, dette di ‘secolarizzazione’, destinate a fare denaro per la mano pubblica, il monastero fu tolto ai Benedettini, dato in uso a privati, fino al 1819 e, da tale anno, destinato dalla Baviera ad attività statali. Nel 1930, il monastero, da secoli centro di cultura, di ricerca, di scienza e di agricoltura-modello, è passato ai Salesiani di San Giovanni Bosco (1815-1888), che da allora e tutt’oggi, ne curano costantemente la manutenzione, dedicando la loro preziosa attività alla gioventù, con numerose ed importanti iniziative, anche universitarie e, comunque, ad alto livello. Ma, oltre per il lato artistico, sia del grande edificio monastico, che della straordinaria sua chiesa (anni di costruzione: 1681-1685), caratterizzata esternamente, da due campanili, già eretti negli anni 1672-1673, con guglia a forma di cipolla – destinata, quest’ultima, ad evitare l’accumulo di neve – diffusissimo è il nome del monastero, in Germania e all’estero, per avere posseduto e custodito ben 250 antichi manoscritti, fra i quali i noti “Carmina Burana” – “burana” è aggettivo latino, neutro plurale, con significato di “di Benediktbeuren” – o, in tedesco, di “Beurer Lieder”. Con detta denominazione latina s’intendono le “canzoni”, cantate e trascritte da chierici o da studenti itineranti ed aventi contenuto morale, religioso-spirituale, profano, con riferimento, per esempio, a primavera, amore e vino, e custodite, per secoli, nel monastero stesso. Cantando i “Lieder”, oltre che in osterie, giovani vaganti intrattenevano, nelle corti, i signori che li ospitavano. La raccolta fu scoperta nella biblioteca del convento, al momento della citata secolarizzazione, nel 1803. Redatti, in parte, in tardo latino, in medio alto tedesco, in provenzale e in altre lingue, verso i primi decenni del 1200, i Carmina furono stesi, fra l’altro, in quel di Seckau, Stiria, Austria, a Bressanone ed a Novacella. Non è noto come i Carmina siano giunti al Monastero, in tema. Ora, il prezioso materiale peraltro, eccellentemente musicato, nel 1937 dal monacense compositore Carl Orff (1895-1982), è conservato, con il Codex Buranus, nella Biblioteca di Stato di Monaco di Baviera. A dare al sottoscritto l’idea di visitare l’Abbazia di Benediktbeuern, furono non solo il piacere di ammirare un monumento importante, onore della religione cattolica, diffusa dai Benedettini, e dell’arte barocca bavarese, ma anche l’avere sentito parlare, per la prima volta, di Benediktbeuern, già nel 1959, quando un giovane padovano, presente a Monaco di Baviera, dove il sottoscritto provvisoriamente risiedeva, raccontava di recarsi spesso all’abbazia dei Salesiani, per incontrare un amico…; il successivo incontro con i Carmina, avvenne esaminando la storia della letteratura tedesca, venendo a conoscere, quindi, il fatto che il giovane Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) li avesse pure cantati, con i propri amici universitari, nella famosa birreria di Lipsia, l’ “Auerbachs Keller”, e, non ultimo, avendo scritto dell’esecuzione dell’opera Carmina Burana del menzionato Orff, tenutasi, per la prima volta, nell’Arena di Verona, il 9 agosto 2014… Successo hanno ottenuti i “Carmina”, pure l’11 agosto 2019, sempre nel più grande teatro del mondo, l’Arena di Verona.

Pierantonio Braggio


Pierantonio Braggio

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