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POLITICA & CONGRESSI | 03 maggio 2019, 17:45

Migranti e richiedenti asilo politico.

Il presidente Zaia interviene sul tema a far chiarezza sulla recente sentenza del tribunale di Bologna in merito ai richiedenti asilo. Quando la legge non interviene a dettare precisi indirizzi, i giudici la interpretano secondo il loro giudizio e quindi diventano anche se indirrettametne corpo legiferante. Ecco l'intervento di Zaia in un suo comunicato stampa.MIGRANTI. PRESIDENTE VENETO SU SENTENZA TRIBUNALE BOLOGNA, “RICHIEDENTE ASILO E’ CLANDESTINO FINO AL TERMINE DELLA PROCEDURA PER LO STATUS. ISCRIZIONE ANAGRAFICA SCORCIATOIA PERICOLOSA”   (AVN) Venezia, 3 maggio 2019

Zaia inun recente convegno sull'autonomia, che tarda ad arrivare

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PRESIDENTE VENETO SU SENTENZA TRIBUNALE BOLOGNA, “RICHIEDENTE ASILO E’ CLANDESTINO FINO AL TERMINE DELLA PROCEDURA PER LO STATUS. ISCRIZIONE ANAGRAFICA SCORCIATOIA PERICOLOSA”
 
(AVN) Venezia, 3 maggio 2019
 

“Le leggi possono piacere o no, ma vanno comunque rispettate e la legge vigente in Italia dice che un immigrato non può essere considerato regolare fino a che non è conclusa la procedura per il riconoscimento dello status, compreso l’esito dei ricorsi contro i dinieghi. A Bologna si è intrapresa una strada pericolosa”.
 
Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto commenta “con stupore” una sentenza del Tribunale di Bologna, che ha imposto al Comune di iscrivere all'anagrafe due richiedenti asilo che avevano fatto ricorso contro il diniego stabilito sulla base del cosiddetto 'decreto Salvini'.  
 
“Siamo di fronte a una sentenza non definitiva che non intacca i contenuti della legge – precisa il Governatore – che può essere modificata solo dal legislatore o dall’intervento della Corte Costituzionale, ma siamo comunque di fronte a una situazione preoccupante. Mentre stiamo facendo una gran fatica a rimettere a posto i danni provocati dall’immigrazione incontrollata degli anni del buonismo aprioristico, si vorrebbe sostenere una sorta di legalizzazione occulta del clandestino, attraverso un suo presunto diritto ad essere iscritto a un’anagrafe comunale ancor prima di aver ricevuto il riconoscimento dello status. Peggio: dopo esserselo visto negare a ver ricorso. Sarebbe una scorciatoia che porterebbe lo Stato e i territori alla confusione e alle tensioni degli scorsi anni”.

e.l.z.

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