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POLITICA & CONGRESSI | 03 aprile 2019, 21:35

L'autonomia del Veneto, ZAIA interviene a Roma

Audizione presso la Commissione Parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale 3 aprile 2019 - intervento integrale come da segnalazione dell'Ufficio Stampa regionale

L'autonomia del Veneto,  ZAIA  interviene a Roma

Audizione presso la Commissione Parlamentare per l'attuazione del federalismo
fiscale
3 aprile 2019
. Una peculiarita del percorso del Veneto: una richiesta di autonomia
differenziata voluta fortemente dalla popolazione.
In questa breve illustrazione del percorso intrapreso dal Veneto, che cerchero di fare,
mi pare doveroso innanzi tutto fare una premessa: la grande forza ed anche la
peculiarita del percorso veneto per il riconoscimento di autonomia differenziata e
rappresentata dal fatto che, in attuazione di una legge regionale - la LR n. 15 del
2014 - che e stata giudicata pienamente legittima sul punto dalla Corte Costituzionale
(sentenza n. 118 del 2015), il 22 ottobre 2017 e stato celebrato un referendum
regionale consultivo sullfautonomia del Veneto, che ha visto una grande
partecipazione, trasversale . ci tengo a dirlo . a tutti gli schieramenti politici
presenti nella Regione, degli elettori del Veneto, che hanno espresso con chiarezza
una posizione di netto consenso allfiniziativa istituzionale avviata: si sono recati alle
urne oltre 2.328.000 elettori, per una percentuale pari al 57,2% degli aventi diritto, e
si sono espressi a favore della richiesta di ulteriori forme e condizioni particolari di
autonomia oltre 2.273.000 elettori, per una percentuale pari al 98,1% dei votanti.
Questo mi pare un dato che, pur non avendo una valenza cogente da un punto di vista
giuridico, non possa essere ignorato dalla politica e dalle Istituzioni: un risultato
referendario cosi importante, la volonta democraticamente espressa dalla
maggioranza assoluta dei cittadini veneti, mediante un istituto di democrazia diretta
come una consultazione referendaria, merita una particolare attenzione politica ed
istituzionale, e credo che questo sia un punto che non possa essere posto in
discussione.
Anche successivamente al referendum, il percorso volto ad ottenere unfautonomia
differenziata, nel solco di quanto previsto dalla Carta costituzionale, e stato
caratterizzato da unfampia partecipazione di tutti i rappresentanti del tessuto
sociale ed economico del Veneto, che hanno dimostrato estremo interesse per il
buon esito di questo processo di cambiamento istituzionale, nellfambito della
Consulta del Veneto per lfautonomia (organismo appositamente istituito dalla
Giunta regionale - DGR n. 1680 del 23 ottobre 2017).
Lfistanza di maggiore autonomia proviene quindi non solo dallfEnte Regione, ma dal
Veneto nel suo complesso.
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. Un progetto di innovazione istituzionale elaborato con finalita ed obiettivi
concreti.
Vorrei poi chiarire un secondo punto, riallacciandomi anche a quanto gia detto
davanti a questa Commissione dai miei colleghi pochi giorni fa.
Il grande afflato democratico per lfiniziativa volta a richiedere il riconoscimento di
maggiore autonomia non ha impedito alla Regione che mi onoro di rappresentare di
sviluppare un progetto concreto.
Al contrario di quel che si e detto, non cfe stata e non cfe alcuna rivendicazione
meramente ideologica e di principio. Il Veneto ha chiesto e chiede, nellfambito delle
23 materie per cui lfart. 116, terzo comma, della Costituzione prevede la possibilita di
chiedere maggiore autonomia, il riconoscimento di specifiche competenze, distinte
per settori organici, individuate in quanto possono massimizzare la prova di
efficienza che lfIstituzione regionale ha gia fornito.
Su un piano generale, sono convinto che il riconoscimento di autonomia
differenziata possa consentire in molti casi di superare le duplicazioni di competenze
e le sovrapposizioni tra Stato e Regione, grave ostacolo allfefficacia dellfazione
pubblica, e che il valore aggiunto dellfautonomia differenziata sia la vicinanza al
territorio: in molti casi solo chi sta sul territorio puo porre in essere politiche
pubbliche mirate alle reali condizioni ed istanze socio-economiche espresse dal
territorio stesso.
Ma questa convinzione non ci ha condotto a rivendicazioni astratte e generiche. Al
contrario, fin dal giorno successivo alla celebrazione del referendum, la Giunta
regionale e poi il Consiglio regionale hanno elaborato una proposta che evidenziava,
per ciascuna delle 23 materie, solo quelle competenze legislative e/o
amministrative che la Regione ritiene di poter esercitare con maggiore
efficienza, efficacia ed attenzione al territorio ed ai propri amministrati.
Questo approccio pragmatico e costruttivo ha caratterizzato anche tutta la fase del
negoziato, prima con il Governo Gentiloni, poi con il Governo Conte, e tutti gli
incontri tecnici con gli Uffici ministeriali: il confronto, soprattutto di carattere
tecnico, con i Ministeri che hanno dimostrato maggiore disponibilita ad aprire una
discussione nel merito delle competenze richieste, e stato leale e volto sempre a
trovare, laddove ce ne fosse la possibilita, soluzioni tecniche condivise.
Per sfatare il mito di un Veneto che vuole la secessione, o una riforma che spacca
lfItalia, come si e letto su qualche giornale, voglio portare solo qualche esempio.
In materia di istruzione:
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il Veneto intende, nel rispetto dellfautonomia delle istituzioni scolastiche, partecipare
alle funzioni di governo del sistema educativo/formativo con il coinvolgimento
diretto di tutti gli attori e di tutti i soggetti portatori di interessi nel campo
dellfistruzione.
Si vuole dar vita ad un modello organizzativo che consenta di soddisfare i bisogni
di famiglie e studenti in primo luogo attraverso il superamento delle carenze di
organico che fino ad oggi hanno fortemente penalizzato il Veneto.
E fondamentale per questo poter autonomamente determinare, tra lfaltro, lfeffettivo
fabbisogno di personale, dirigente, docente e ausiliario e la sua distribuzione nel
territorio.
A tal proposito alcuni dati concreti:
- la copertura di dirigenze scolastiche attraverso il ricorso allfistituto della
reggenza ha assunto dimensioni insostenibili: in Veneto nel 2018/2019
attualmente i Dirigenti Scolastici titolari sono 336 per 600 scuole e 264 di
questi ricoprono anche lfincarico di reggente presso un secondo istituto, con
evidenti pesanti ricadute sulla qualita del servizio erogato.
Considerato che oltre il 40% dei posti oggi e vacante, che a causa delle
domande di pensionamento potrebbe aumentare di un altro 10%, mi auguro che
questa insostenibile situazione sia almeno in parte mitigata dagli effetti della
procedura concorsuale per la nomina dei dirigenti scolastici, attualmente in
corso;
- la carenza di Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA)
aggrava ulteriormente le difficolta di governo del sistema: nel Veneto solo 359
scuole hanno un DSGA titolare. Le altre si avvalgono di DSGA con doppio
incarico.
Anche tale quadro sara aggravato dalle 72 domande di pensionamento.
- alla gravissima carenza di insegnanti di sostegno, per i quali il rapporto
numero alunni disabili per numero docenti e fra i piu alti del Paese, si e
costretti a far fronte utilizzando docenti non specializzati che rappresentano
circa il 55% del totale;
- con riferimento ai 52.056 posti di docente presenti nel Veneto per lfanno
scolastico 2018/2019, si stima che, a causa delle dinamiche della mobilita
interregionale, dellfesaurimento delle graduatorie concorsuali ed dei
pensionamenti, circa il 20% dei posti (due su dieci) sia ricoperto da
personale supplente, con evidenti ripercussioni sulla continuita didattica, la
qualita del servizio e la condizione professionale dei docenti stessi;
- relativamente agli organici ATA (personale amministrativo, tecnico ed
ausiliario) il rapporto tra il numero di addetti e numero di alunni e tra i piu
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bassi dfItalia, in palese fortissima contraddizione rispetto alla frammentazione
abitativa di molte zone del territorio regionale.
Il trasferimento delle funzioni richieste e da intendersi, in ogni caso, come un
processo che si sviluppa in un adeguato arco temporale nel corso del quale le
trasformazioni dovranno essere assistite da forme di monitoraggio e di verifica volte
ad assumere lfevidenza dei risultati, anche attraverso unfeventuale revisione dei
criteri e delle modalita adottati.
In particolare, le maggiori competenze in materia di personale - fermi restando la
gradualita del percorso e lfaccesso ai ruoli regionali esclusivamente su base
volontaria e con la garanzia dellfapplicazione della normativa statale e del CCNL,
nonche lfapplicazione dellfattuale disciplina statale sulla mobilita - consentirebbero
di superare le gravi criticita del sistema.
Passo a fare qualche esempio con riferimento alle richieste di maggiore autonomia
nella sanita.
Anche in questa materia le richieste della Regione Veneto sono concrete e motivate
da specifiche esigenze gestionali.
Nellfambito del Servizio sanitario nazionale da tempo e in evidenza la problematica
riguardante la carenza di medici specialisti, in particolare in alcuni specifici settori.
Da una recente ricognizione effettuata presso le aziende sanitarie del Veneto, e
emerso che su 1295 posti vacanti per dirigenti medici di diverse posizioni
contrattuali (definite nel rispetto dei limiti di spesa per il personale imposti dallo
Stato), 357 posizioni non sono state ricoperte per insufficiente partecipazione di
candidati alle selezioni.
Nei servizi di pronto soccorso e medicina dfurgenza, uno dei settori dove
maggiormente e sentita tale carenza, il fabbisogno minimo di professionisti medici
nelle aziende sanitarie della Regione Veneto e stato calcolato in 629 unita: per
soddisfare tale fabbisogno risulta necessaria lfassunzione di 102 dirigenti medici in
quanto ne sono impiegati 527.
Tale situazione e determinata da un insieme di concause che si possono individuare
da una parte nel numero non adeguato di posti annualmente definito per lfaccesso alle
scuole di specializzazione e dallfaltra da un elevata uscita dei medici dal SSN per
pensionamento, cui si somma una diminuita attrattivita del servizio sanitario pubblico
per i professionisti. A cio si aggiunge il contenimento dei costi del personale dovuto
alle politiche di contenimento delle assunzioni, unitamente alla fissazione di tetti di
spesa (lfammontare delle spese di personale registrato nel 2004 diminuito dellf1,4%)
che ha avuto come esito il mancato adeguamento delle dotazioni organiche, e che si
auspica sia in via di risoluzione a seguito del recente accordo tra MEF, Ministero
della Salute e Regioni.
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Per far fronte a tale emergenza la Regione del Veneto, come la Regione Emilia
Romagna e la Regione Lombardia, ha proposto una pluralita di interventi.
La Regione del Veneto chiede di poter prevedere misure strutturali, con il
coinvolgimento dei soggetti istituzionali, in primis MIUR e Ministero della Salute
nonche universita, per porre rimedio alle limitazioni dei posti di formazione
specialistica presso le scuole di specializzazione, sempre inferiori rispetto ai
fabbisogni regionali e che determinano il cosiddetto gimbuto formativoh, ovvero la
differenza tra giovani medici laureati e coloro che sono ammessi alle scuole di
specializzazione.
Per esempio, nellfanno accademico 2015/2016, il fabbisogno di posti di formazione
specialistica nelle scuole espresso dalle regioni era di 7909 posti, e i contratti
specialistici finanziati dal MIUR erano 6133; nellfanno 2016/2017, sul fabbisogno di
7967 posti il MIUR ne ha finanziati 6676; nellfanno accademico 2017/2018, le
regioni hanno chiesto il finanziamento di 8569 contratti e il MIUR ne ha concessi
6200.
Con riferimento alla Regione Veneto, nellfanno accademico 2017/2018, il fabbisogno
espresso per le specializzazione in pediatria era di 50 posti, ma lo Stato ne ha
finanziati 35, con una differenza di 15 posti non coperta; per la medicina interna il
fabbisogno espresso era di 35 posti ma ne sono stati finanziati solo 28.
In ragione di tali carenze, la Regione ha chiesto di attivare percorsi integrativi di
formazione specialistica, prevedendo percorsi di specializzazione e lavoro,
dfintesa con le universita, presso le strutture del servizio sanitario regionale per
conseguire la specializzazione lavorando, come gia accade in molti paesi europei.
Tra le richieste di carattere strategico avanzate dalla Regione, quella riguardante
lfesercizio di competenze in via surrogatoria in tutti i casi in cui sia prevista
lfadozione da parte dello Stato di atti o provvedimenti di contenuto tecnico e
questi non siano emanati, riveste una valenza di particolare rilievo.
La richiesta di poteri surrogatori regionali negli ambiti attinenti al governo
sociosanitario consentirebbe infatti di superare lfinerzia o i ritardi dello Stato che
determinano allungamento dei tempi delle attivita programmate. Troppo
frequentemente infatti si registrano paralisi nelle procedure amministrative che
prevedono lfintervento dello Stato con grave danno allfefficienza dellfazione
amministrativa della Regione.
Porto come esempio i numerosi adempimenti che sono previsti dal Patto per la Salute
2014-2016, molti dei quali non adempiutI:
. REVISIONE CRITERI DI RIPARTO FINANZIAMENTO DEL SSN:
scadenza 31/07/2014 ma non adempiuto
. REALIZZAZIONE CONTINUITAf ASSISTENZIALE OSPEDALE
TERRITORIO: scadenza 31/10/2014 ma non adempiuto
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. DEFINIZIONE REQUISITI MINIMI PRESIDI TERRITORIALI/OSPEDALI
DI COMUNITA: scadenza 31/10/2014 ma non adempiuto
. DEFINIZIONE DI UNA LEGGE DELEGA IN ORDINE A DIVERSE
QUESTIONI LEGATE ALLE RISORSE UMANE DEL SSN: scadenza
31/10/2014 ma non adempiuto
. REVISIONE DELLA DISCIPLINA PARTECIPAZIONE ALLA SPESA
SANITARIA ED ESENZIONI : scadenza 30/11/2014 ma non adempiuto
. DOCUMENTO QUALITAf DELLE CURE E UNIFORMITAf
ASSISTENZA: scadenza 31/12/2014 ma non adempiuto
. DOCUMENTO DI INDIRIZZO APPROPRIATEZZA RIABILITATIVA:
scadenza 10/01/2015 ma non adempiuto
. TESTO UNICO DISPOSIZIONI PIANI DI RIENTRO scadenza 31/03/2015
ma non adempiuto
. Aggregazioni funzionali territoriali (AFT) e Unita complesse di cure primarie
(UCCP): entro 6 mesi dalla stipula dei nuovi accordi collettivi nazionali e
comunque entro e non oltre la vigenza del Patto 2014-2016, le AFT e le UCCP
sarebbero dovute costituire le uniche forme di aggregazione della medicina
convenzionata.
Inoltre, con riferimento al rilascio del parere di equivalenza terapeutica da parte di
AIFA, previsto dal d.l 95/2012, la mancanza di tempestivita e di tempi definiti per il
rilascio determina lfimpossibilita per le regioni di implementare la gare regionali per
lfapprovvigionamento dei farmaci in equivalenza. Anche in questo caso, la Regione
potrebbe agire in via surrogatoria fino a che AIFA non provveda.
Voglio chiudere questa breve esemplificazione, facendo riferimento, alla richiesta ,
avanzata dal Veneto sia in materia di istruzione, con particolare riferimento
allfedilizia scolastica, sia in materia di sanita, con riguardo agli interventi sul
patrimonio edilizio e tecnologico sanitario, di poter effettuare una seria
programmazione degli investimenti, oggi impossibile dato il cronico ritardo nella
quantificazione ed assegnazione delle risorse da parte dello Stato centrale.
Per quanto riguarda il patrimonio sanitario, attualmente le risorse statali dedicate
allfammodernamento edilizio e tecnologico provengono dallfarticolo 20 della legge
67/1988. La situazione mostra tuttavia le proprie debolezze in relazione ai tempi
necessari tra l'assegnazione dei finanziamenti e l'effettiva e concreta possibilita di
utilizzo degli stessi.
Faccio ancora un esempio.
La legge finanziaria 2010 ha elevato lfimporto destinato al programma pluriennale di
interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico a
24 miliardi di euro per la sottoscrizione di accordi di programma con le Regioni e
lfassegnazione di risorse agli altri enti del settore sanitario interessati.
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Lfeffettivo utilizzo di dette risorse prevede la predisposizione da parte del Ministero
di una proposta di riparto, che viene sottoposta alla Conferenza Stato Regioni e
Province Autonome per acquisizione dellfIntesa e successivamente trasmessa al
CIPE, che ne delibera lfassegnazione alle Regioni e Province Autonome.
Ad oggi, dopo quasi otto anni dalla disposizione della norma finanziaria, il CIPE
non ha ancora provveduto al riparto di tali risorse.
A tale tempistica si aggiunge il fatto che, una volta ripartite dal CIPE le risorse, il
loro lfeffettivo utilizzo dipende dallfeffettivo stanziamento nel bilancio statale che le
rende concretamente disponibili, determinando quindi una permanente situazione di
incertezza per la Regione che deve programmare.
. La procedura: il rispetto della Costituzione nei passi gia compiuti e il
ruolo del Parlamento per la definizione dellfiter
Per lfattuazione dellfarticolo 116, terzo comma, della Costituzione, il Veneto ha
intrapreso un cammino caratterizzato da un rigoroso rispetto della lettera e dello
spirito della Costituzione, oltre che dalla volonta di rendere fortemente partecipi i
cittadini e il territorio.
Ef stata sempre garantita lfosservanza delle disposizioni costituzionali: e
doveroso ricordare ancora una volta che la Corte Costituzionale, con una sentenza del
2015, ha giudicato pienamente legittima la legge regionale (LR n. 15 del 2014) che
disciplinava il referendum consultivo ed i successivi passi per dar impulso alla
richiesta di autonomia differenziata.
Con riferimento ai passi ancora da compiere, mi permetto di fare qualche
considerazione, ovviamente nel pieno rispetto delle decisioni che le Istituzioni
parlamentari intenderanno intraprendere.
Ritengo importantissimo che il Parlamento si esprima sullfAutonomia che e
ormai un processo irreversibile, dato che sono molte le Regioni a Statuto ordinario
che hanno avviato il procedimento per vedersi riconosciuta unfautonomia
differenziata.
Comfe noto, lfarticolo 116, terzo comma, della Costituzione stabilisce che ulteriori
forme e condizioni particolari di autonomia possono essere attribuite, alla Regione
che ne ha fatto richiesta, con legge dello Stato approvata dalle Camere a
maggioranza assoluta dei componenti sulla base di intesa fra lo Stato e la
Regione interessata.
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Su come possa o debba essere inteso il ruolo del Parlamento, in sede di necessaria
approvazione di un testo di legge che si basi sullfIntesa sottoscritta tra il Governo
della Repubblica e la singola Regione che ha avviato lfiter descritto nellfarticolo 116,
terzo comma, ci si e interrogati fin dallfavvio del negoziato con il passato Governo,
per giungere ad una prima posizione condivisa quale risulta espressa nei tre
Accordi preliminari in merito allfIntesa di cui allfart. 116, terzo comma, della
Costituzione sottoscritti dallfallora Sottosegretario agli Affari regionali Bressa e dai
tre Presidenti delle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.
Circa le modalita di approvazione della legge di differenziazione da parte del
Parlamento, il testo conforme dei tre Accordi preliminari prevede che
gLfapprovazione da parte delle Camere dellfIntesa che sara sottoscritta ai sensi
dellfart. 116, terzo comma, della Costituzione, avverra in conformita al
procedimento, ormai consolidato in via di prassi, per lfapprovazione delle intese
tra lo Stato e le confessioni religiose, di cui allfart. 8, terzo comma, della
Costituzione.h
Alle stesse conclusioni era peraltro pervenuta, quasi contestualmente alla
sottoscrizione dellfAccordo (avvenuta il 28 febbraio 2018), la Commissione
parlamentare bicamerale per le questioni regionali a seguito di unfIndagine
conoscitiva sullfattuazione dellfarticolo 116, terzo comma, della Costituzione.
Nel documento conclusivo si legge: gQuanto alla legge di attribuzione della maggiore
autonomia, si tratta di una legge non solo rinforzata (per via della necessita della
maggioranza qualificata di entrambe le Camere), ma anche atipica. Essa ha infatti
come oggetto il recepimento dellfintesa, di cui non puo modificare i contenuti, in
analogia a quanto avviene con le leggi che recepiscono le intese volte a disciplinare i
rapporti fra lo Stato e le confessioni religiose diverse da quella cattolica. Si tratta
pertanto di una legge in senso formale, vincolata allfintesa precedentemente
raggiunta tra Governo e Regioneh.
Avendo chiaro a mente tale presupposto, lfindividuazione delle concrete modalita
secondo le quali possa e debba svolgersi lfapporto del Parlamento sul tema
dellfAutonomia differenziata, e questione che lascio rispettosamente alla decisione
dei Presidenti di Camera e Senato, che sul punto hanno gia avviato un primo
confronto.
Nel pieno rispetto, pertanto, del ruolo delle Istituzioni tutte e delle sedi nelle quali
deve svilupparsi, tra le medesime, un sano e serio confronto allfinsegna del principio
della leale collaborazione, mi pare comunque evidente che lfesigenza del
coinvolgimento del Parlamento debba trovare conciliazione con la necessita,
imprescindibile perche imposta dalla stessa disposizione costituzionale, che i termini
e le condizioni per il riconoscimento di maggiori competenze siano valutati nel
merito ed assentiti nella forma da ciascuna Regione coinvolta, nellfinteresse
principale dei propri cittadini e del proprio territorio.
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Convengo quindi con i colleghi che mi hanno preceduto in audizione di fronte a
Codesta Commissione, sulla circostanza che il ruolo del Parlamento debba
svolgersi a monte dellfIntesa, con le forme e le modalita ritenute piu opportune ma
comunque tali da rispettare il dettato costituzionale che pone a fondamento della
deliberazione legislativa lfIntesa quale atto che, seppure nel rispetto di eventuali
principi ed indirizzi gdi corniceh, ha per definizione natura pattizia e deve essere
frutto di un accordo tra il Governo e la singola Regione.
Come ho gia avuto modo di precisare nel corso dellfincontro con la Consulta del
Veneto per lfAutonomia del 5 marzo, non avendo pregiudizi di sorta circa il
coinvolgimento del Parlamento nella causa dellfautonomia differenziata, la mia
unica preoccupazione rimane quella di evitare che una tale discussione possa
trasformarsi in pretesto per atteggiamenti ostruzionistici e per rinviare a data da
destinarsi lfattuazione di una riforma tanto epocale quanto oramai urgente, rispetto
alla quale ritengo che le Istituzioni del nostro Paese non possano permettersi di
tornare indietro.
. Lo spirito della Costituzione: la differenziazione nellfambito dellfunita
nazionale
Nonostante tutto cio che si e letto e si legge quotidianamente sullfargomento, vi e la
precipua volonta della Regione Veneto di non ledere in alcun modo lfunita
nazionale: il Veneto non vuole affatto la gsecessione dei ricchih - che, come
autorevolmente detto da qualche studioso, e una fake news - chiede solo di poter
governare esercitando le competenze che, dopo un attenta disamina ed un confronto
con il territorio, ritiene di poter fare meglio rispetto a quanto avviene attualmente.
A questo riguardo, tengo a sgombrare il campo una volta per tutte: credo sia giusto
che lfAutonomia differenziata, quale disegno riformatore pensato per la crescita e lo
sviluppo dei territori regionali che coinvolge ormai un gran numero di Regioni a
Statuto ordinario, venga trattata e discussa in sede di Conferenza delle Regioni, al
fine di delineare un percorso procedurale omogeneo e uno strumento per tutte le
Regioni che intendano presentare richiesta di ulteriori competenze, in un quadro
di insieme unitario.
Allo stesso tempo, considerato che Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna si trovano
oggi in una fase avanzata del percorso, sara necessario tenere conto di quanto gia
posto in essere dalle stesse: lfesperienza delle gRegioni pioniereh potra costituire
un utile modello di riferimento per delineare i principali passi procedurali (senza
che possano essere messi in discussione i passi gia compiuti).
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Ribadisco, pertanto, sia la piena disponibilita della Regione del Veneto a
condividere percorsi procedurali comuni . che tengano conto di quanto gia
posto in essere dalle Regioni il cui progetto per il riconoscimento di maggiore
autonomia e da tempo avviato . sia la volonta, manifestata piu volte, di non mettere
in alcun modo in discussione lfunita e lfindivisibilita della Repubblica.
. Il nodo delle risorse: la spesa storica e i fabbisogni standard
Anche sullfimportante nodo delle risorse, giustamente al centro dellfattenzione, e
necessario, a mio avviso, fare chiarezza, sgombrando il campo da alcune poco
veritiere, e a volte anche poco verosimili, informazioni circolate al riguardo.
Ef evidente, nonche conforme sia alle disposizioni della legge n. 42 del 2009 (art.14)
ed ancor prima della Costituzione (art. 119), che alle nuove ed aggiuntive
competenze debba corrispondere lfattribuzione delle risorse necessarie per poterle
svolgere.
Non si tratta di un principio innovativo, ne tanto meno eversivo: da tempo, e con
riferimento a diverse vicende istituzionali, la Corte Costituzionale ha affermato il
principio della necessaria corrispondenza tra funzioni e risorse.
Il problema sta allora, anche qui, non nellfassunto di principio, che e assolutamente
consolidato, ma nella concreta applicazione dello stesso, cioe nelle modalita di
quantificazione di dette risorse.
Ed anche in questo caso, la Regione Veneto ha assunto, nelle trattative finora
intercorse con il Governo, ed intende assumere anche in futuro, un atteggiamento
improntato a responsabilita e pragmaticita.
Non posso tacervi che in larga misura la popolazione veneta ha espresso ed esprime
istanze di una maggiore giustizia fiscale: in un contesto economico come quello
attuale, emergono con sempre maggiore evidenza le differenze esistenti tra i Veneti e
i Trentini, gli Altoatesini, i Friulani, che essendo destinatari di maggiori risorse
pubbliche possono vedere dispiegati i positivi effetti dellfazione pubblica sulla loro
vita quotidiana (il Veneto e infatti lfunica Regione italiana confinante con due
Regioni a Statuto Speciale).
Ciononostante, non ci si e arroccati su rigide ed ideologiche posizioni di
rivendicazione: nella consapevolezza che lfattuazione dellfart. 116, terzo comma,
della Costituzione costituisce una vera occasione di rinnovamento delle Istituzioni di
questo Paese e nella convinzione che non possa essere in alcun modo posta in
discussione la solidarieta verso le aree del Paese maggiormente in difficolta,
allfesito degli incontri finora intervenuti con il Governo si e delineato un meccanismo
secondo cui per la quantificazione delle risorse da attribuire alle Regioni che
chiedono lfautonomia differenziata si potrebbe in un primo momento fare riferimento
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alla spesa storica, per lasciare spazio successivamente alla definizione dei
fabbisogni standard.
E su questi concetti mi pare opportuno spendere due parole, atteso che da piu parti e
stato ventilato il timore di giungere ad una iniqua distribuzione delle risorse tra le
diverse zone del Paese, tale da causare una spaccatura dellfItalia.
Secondo lfipotesi delineata nel corso della trattativa, inizialmente le risorse verranno
calcolate sulla base della gspesa storicah: si adottera quindi il criterio seguito finora
dal Governo (dalla fine degli anni f70 ad oggi), per cui la distribuzione dei
trasferimenti pubblici si basa sulle spese sostenute durante lfanno o gli anni
precedenti. Con riferimento al finanziamento delle competenze acquisite con il
riconoscimento di autonomia differenziata cio comporta che al Veneto, o alla
Lombardia, o allfEmilia Romagna, siano attribuite esclusivamente le risorse che lo
Stato spendeva per le stesse competenze nel territorio rispettivamente veneto,
lombardo ed emiliano romagnolo, e non un euro di piu.
Non si puo pero ignorare che si tratti di un criterio che premia, innegabilmente, solo
le amministrazioni che hanno speso di piu, a prescindere dalla qualita
nellfutilizzo delle risorse, e non coloro che hanno adoperato i soldi pubblici
seguendo un principio di efficienza.
Non si fa cioe riferimento a nessun criterio di merito, ne tantomeno di premialita per
le realta territoriali che, da nord a sud, abbiano impostato la propria amministrazione
sul contenimento dei costi e sullfefficientamento nellfesercizio delle funzioni e
nellferogazione delle risorse.
Anche qui, sottolineo che non si tratta di considerazioni particolarmente innovative:
come gli illustri componenti di questa Commissione sanno bene, gia la Legge n. 42
del 2009 prevedeva espressamente la necessita di superare la logica della spesa
storica e di passare a quella dei costi e fabbisogni standard. Cio in quanto la spesa
storica rappresenta una scelta strutturalmente rigida, sicuramente non al passo con i
tempi, che penalizza le realta piu virtuose e il Paese intero, in quanto non stimola in
alcun modo una maggiore efficienza nella gestione del denaro di tutti.
Ef doveroso ricordare che, nonostante la innegabile penalizzazione scontata
applicando il criterio della spesa storica, alcune Regioni sono riuscite comunque a
dimostrare eccellenza [come ad esempio il Veneto nel comparto della sanita: da
quando esistono i costi standard in ambito sanitario (2013), e lfunica Regione ad
essere sempre stata tra le tre Regioni di riferimento (benchmark)].
Perche di vera e propria ingiustificata penalizzazione si tratta. Tralascio volutamente
ogni discorso sul rapporto tra gettito fiscale versato nelle casse dello Stato e scarsita
dei trasferimenti ricevuti durante gli ultimi 50 anni (stante ai dati ufficiali depositati
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presso il Ministero dellfEconomia e delle Finanze), per analizzare esclusivamente i
dati della Ragioneria Generale dello Stato riferiti alla spesa statale regionalizzata:
guardando al dato complessivo risultante dal Bilancio dello Stato (dati aggiornati al
2017), la spesa pro capite sostenuta dallo Stato per i cittadini della Provincia di
Bolzano e di 10.251 euro allfanno, per i cittadini della Regione Valle dfAosta e di
9.588 euro allfanno, per quelli della Regione Sicilia e di 4.228 euro allfanno, per i
cittadini del Veneto di soli 2.946 euro allfanno (seguiti solo dai cittadini lombardi,
con 2.733 euro allfanno pro capite).
Chiedere il superamento di questa situazione nulla ha a che vedere con il desiderio di
arricchimento, bensi piuttosto con un sano principio di giustizia e correttezza,
laddove dette disuguaglianze non siano sorrette da oggettive ragioni legate a
specifiche variabili di contesto.
La spinta riformatrice apportata dalle iniziative volte allfattuazione dellfart. 116,
terzo comma della Costituzione, potra allora costituire lfoccasione per giungere,
finalmente, alla definizione di gfabbisogni standardh, quali parametri che guardino
alla qualita della spesa, in modo tale che la stessa corrisponda effettivamente a
servizi offerti ai cittadini.
Ma diro di piu. Sono pienamente convinto che debbano essere garantiti i livelli
essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali in maniera
uniforme su tutto il territorio nazionale.
Ritengo quindi che sia veramente auspicabile che sia data finalmente attuazione allf
art. 13 del D.Lgs. n. 68 del 2011: in tale contesto appare indispensabile la
definizione dei livelli essenziali delle prestazioni . LEP, e dei correlati
fabbisogni standard disposta da tale disposizione normativa, nelle materie
dell'assistenza, dell'istruzione e del trasporto pubblico locale, con riferimento
alla spesa in conto capitale, nonche la ricognizione dei livelli adeguati del
servizio di trasporto pubblico locale, proprio al fine di valutare adeguatamente le
risorse che devono essere poste a disposizione di ciascun ente territoriale, stante
lfobbligo di copertura integrale a carico dello Stato, e di procedere,
conseguentemente, alla necessaria perequazione.
Anche su questo punto pero il confronto politico e istituzionale deve essere fattivo e
leale: non e accettabile, a mio avviso, che la battaglia, pienamente condivisibile,
per lfattuazione della legge sul federalismo fiscale e dei relativi decreti attuativi,
che da dieci anni langue, sia utilizzata strumentalmente. Sono quasi 10 anni che
queste importanti previsioni della legge sul federalismo fiscale non riescono a trovare
attuazione, ed ora si vuole far dipendere proprio da questa attuazione la prosecuzione
dei procedimenti volti al riconoscimento dellfautonomia differenziata per le Regioni
che lfhanno richiesta.
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Credo sia essenziale che si proceda sia con lfattuazione della Legge n. 42 del
2009 e del D.lgs. n. 68/2011, sia con i procedimenti di attuazione dellfarticolo
116, terzo comma, della Costituzione per le Regioni che lfhanno richiesto, non
solo per adempiere a quanto gia previsto dal legislatore nazionale, ma per introdurre
indispensabili innovazioni istituzionali nel nostro Paese, senza pero che cio possa
implicare la strumentale imposizione di nessi di pregiudizialita non richiesti ne
previsti dalla Carta Costituzionale.
. Considerazioni conclusive
E mi avvio a concludere.
Se depuriamo la discussione da ogni presa di posizione ideologica, a mio avviso,
emerge con chiarezza che siamo di fronte ad una sfida decisiva per la ripresa del
Paese, che deve essere al centro dellfagenda politica: si tratta di dare finalmente
attuazione, nel pieno rispetto del principio di unita e indivisibilita della
Repubblica e in attuazione del principio di leale collaborazione tra livelli
istituzionali, alla disposizione della nostra Costituzione che consente e prevede
lfabbandono dellfattuale interpretazione del regionalismo, fino ad ora improntato
esclusivamente ad una logica di uniformita, che, da un lato, non ha premiato le
realta virtuose, dallfaltro non ha stimolato la crescita dei territori, ne al Nord ne
al Sud del paese.
A chi paventa che mediante il regionalismo differenziato si voglia spaccare lfItalia,
introducendo divari inaccettabili tra diverse aree del Paese, voglio evidenziare che,
gia oggi, in Italia abbiamo importanti situazioni di divaricazione in termini di
servizi al cittadino.
Il divario puo essere causato, e lo e stato finora, non da una diversa distribuzione di
risorse, ma, oltre che da fattori di contesto, anche da una diversa capacita di spendere
le risorse. Ecco perche appare miope, oltre che ingannevole nei confronti dei
cittadini, sostenere che, poiche e difficile migliorare e ridelineare l'attuale
sistema, allora e meglio che rimanga tutto cosi.
Cosi come appare indispensabile abbandonare la logica dei tagli lineari alla spesa
degli Enti territoriali, che non tiene conto di alcun criterio di buona amministrazione.
Ef necessario tagliare solo la spesa improduttiva e inefficiente, consentendo invece
alle Amministrazioni virtuose di fare investimenti utili e di attuare politiche che
imprimano una spinta positiva allfeconomia, con un beneficio per tutto il Pil
nazionale, non solo delle Regioni interessate.
Dfaltro canto, sempre nellfottica di garantire la qualita dei servizi e delle prestazioni
offerti ai cittadini, che a mio parere deve essere il vero obiettivo di chi amministra i
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territori (da Nord a Sud), appare necessario che, laddove le risorse non risultino bene
utilizzate, laddove la gestione risulti inefficiente, vi sia una maggiore presenza dello
Stato.
Ef solo combattendo la scarsa efficienza che si puo giungere ad offrire parita di
condizioni a tutti i cittadini, non certo impedendo alle realta virtuose di migliorare
ancora le loro prestazioni: laddove si riveli necessario, occorre che siano attuati seri
processi di controllo della spesa.
Porto qualche esempio: non puo lasciare indifferenti la percentuale impressionante di
Comuni in dissesto finanziario presente in alcune realta territoriali: in Sicilia il 26,8%
dei Comuni e in dissesto finanziario (107 Comuni su 339 complessivi), in Campania
il 33% (183 Comuni su 555), in Calabria il 54% dei Comuni (222 su 409).
Cosi come va da se che alla maggiore autonomia delle Regioni interessate dovra
accompagnarsi una maggiore responsabilita sul territorio in termini di equo
soddisfacimento dei servizi a garanzia dei propri cittadini, ed in termini di efficienza
ed efficacia dellfazione svolta.
Questo percorso di rinnovamento dell'assetto istituzionale, ispirato ad una logica di
geometria variabile che tiene conto delle peculiarita e delle specificita delle diverse
realta territoriali e da spazio alle energie positive ed alle spinte propulsive espresse
dalle collettivita locali, appare un nodo istituzionale decisivo al fine di consentire la
ripresa di un adeguato livello di sviluppo e di competitivita da parte delle aree che
possono fungere da gvolanoh economico per lfintero Paese.
Al riguardo richiamo quanto gia alcuni stakeholders . tra cui Confindustria Veneto .
hanno gia evidenziato: lfautonomia differenziata puo costituire uno strumento di vera
innovazione della macchina pubblica, un gpercorso strutturato per lfefficientamento
di questo Paeseh.
In un contesto economico come quello attuale, appare infatti urgente e necessario
introdurre una logica meritocratica che - pur gradualmente e con le garanzie
indispensabili per non privare nessun cittadino, da Nord a Sud, dei servizi
essenziali - induca pero una logica di attenzione alla qualita della spesa e
dellfutilizzo delle risorse di tutti, e consenta alle realta territoriali che ne sono in
condizione di porre in essere politiche pubbliche maggiormente orientate alle istanze
provenienti dal tessuto socio-economico.

elz

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