ECONOMIA VERONESE | lunedì 19 agosto 2019 06:51

ECONOMIA VERONESE | 01 marzo 2019, 19:13

Italia. Vendere oro delle riserve?

Dobbiamo essere certi di non restare, con spesa da coprire, con debito pubblico insostenibile e senza oro. Per una buona crescita, risparmio, riforme, meno imposte, meno burocrazia all’impresa e ai cittadini è il meglio da farsi.

Fonte: Banca d'Italia

Fonte: Banca d'Italia

 

L’Italia ha potenzialità eccezionali, che non sono dovutamennte valorizzate, come l’economia richiede, ostacolate, come sono, da pesante fiscalità, da burocrazia, a non finire, e da normative, che vanno, riviste e adattate al nostro tempo, condizionati, come siamo, da vulcanica e sempre più combattiva globalizzazione. Parliamo di revisioni e di adattamenti, avvenuti, e sempre in corso, molto positivamente, per esempio, in Austria, Danimarca, Germania, Olanda, Svizzera… Bisogna riconoscere all’impresa quell’apprezzamento, quella certezza, quella tranquillità e quel compito di locomotiva economica, di cui essa gode, nei Paesi citati. Nei quali, se avessimo incarichi politici, subito, ci recheremmo, non tanto, per vedere, come gli stessi facciano a creare valida economia, che è ricchezza – cose risapute – quanto, per “copiare” quelle positive normative, che l’azione d’impresa, in quei Paesi, regolano, anche nei rapporti di lavoro, e per trapiantarle in Italia. Ciò, per non più dovere sentire di un Paese, in continua difficoltà di crescita, o, comunque, in minore crescita, rispetto ad altri Paesi europei. Crescita, che porta con sé, soprattutto, l’importantissima voce ‘occupazione’ – che va incrementata con ogni mezzo – e, dicevamo e ripetiamo, ricchezza, ossia, salari migliori ed altro. Se è, poi, vero, che vi sono numerosi altri problemi da risolvere, risolviamoli radicalmente, una buona volta, sempre “copiando” il meglio, per fare presto e bene, dai Paesi più avanzati, che, pur avendo anch’essi “rògne” da sistemare, ci precedono. Certo, i Paesi menzionati, non hanno l’immenso, infernale debito pubblico, che ci tormenta, da decenni, e che, da decenni, fagocita miliardi, in interessi, che, altrimenti, quale denaro contante, troverebbero molto più fecondo impiego, nei vari settori produttivi, con vantaggio sociale. Dinanzi all’immensa mole di tale debito pubblico, al 131% del nostro Pil annuale (circa 1700 miliardi) – mole, dovuta a spesa pubblica, iniziata, ben oltre il possibile, negli anni Ottanta, del secolo scorso – capiamo bene come i governi d’oggi si trovino in grave difficoltà, e come gli stessi debbano, di conseguenza, contenere assolutamente la spesa. Misura, questa, non derivante solo da norme dell’Unione Europea o del Fondo Monetario Internazionale, ma, semplicemente, dall’esigenza di non aumentare ulteriormente l’ammontare, insostenibile – già pesanti sono i rimborsi a scadenza, gli interessi ed i rinnovi – del debito in tema.  Il quale non dà segni di riduzione, se non di aumento, e costituisce un pesante, preoccupante, problema per tutta l’Unione Europea. In più, s’aggiunga la nuova, attuale crisi di rallentamento, che sta peggiorando la situazione economica, in sede globale e, quindi, dell’Italia. E non dimentichiamo che, se l’imprenditoria italiana sforna riconosciuta qualità, questa qualità, per poter essere venduta, richiede prezzi d’alta competitività, ossia, dev’essere, in altre parole, a buon prezzo, sul mercato internazionale, dato il travolgente effetto della menzionata globalizzazione. Quanto al bilancio e al debito pubblico – il secondo in Europa, dopo quello di Grecia – circolano voci, relative all’idea di vendere oro delle riserve italiane – oggi, ben oltre 2400 tonnellate, circa 79.000 once, per un controvalore di quasi 91 miliardi di euro – allo scopo anche d’evitare, in un prossimo futuro, un pericoloso aumento dell’IVA,  ad un’aliquota superiore, persino, al 25%, con, ovviamente, ricaduta negativa sui consumi. Vendere oro, si fa presto… Mentre, tuttavia, dobbiamo ricordare che “vendere” certe cose o vendere, per necessità, è “fratello” del “piangere”, saremmo certi, che, privandoci di metallo giallo, non avremmo maggiore tassazione o che, in qualche modo, il debito pubblico si ridurrebbe? Quando un governo, di anni orsono, pensò ad un’uguale iniziativa – fare liquidità, vendendo oro – ci domandammo, se la cosa avesse potuto ritornare utile a un definitivo risanamento finanziario o se, alla fine, saremmo rimasti, non solo, con debito pubblico, ma, anche, senza oro… Non si vendette e ne siamo fortunati, sia perché, almeno, il giallo è ancora in cassa, sia perché la sua quotazione, da allora, è fortemente aumentata… Fortunati, però, per avere le riserve in oro più consistenti, dopo quelle di Stati Uniti e di Germania, ma, sfortunatissimi, in fatto di debito pubblico…, il cui importo è da vertigine… e, rispetto al quale, il valore del nostro metallo giallo è solo una goccia, che cadesse su un grande lago… In teoria, come cennato, si potrebbe giustificare una vendita di tale oro, da riserva, solo se il ricavato fosse esclusivamente destinato ad una spesa, che garantisse un positivo ritorno, in termini di crescita, atta a creare nuove entrate, da girare a copertura parziale del debito...  Ma, vi è dell’altro… Non è chiaro, quale sia l’Autorità competente, italiana, ad acconsentire una possibile vendita di giallo, non trascurando il fatto, che partecipando l’Italia al Sistema Europeo delle Banche Centrali, un quantitativo di nostro oro è  registrato,  come dovuto da ogni Stato aderente, presso la Banca Centrale Europea. Quindi, se si pensasse effettivamente di vendere giallo – comunque, il meno possibile… – bisognerà individuare, anzitutto – cosa non semplice – chi potrà dare il benestare a esitare il metallo stesso… Cosa non semplice: lo Stato, o Bankitalia e/o BCE? Comunque, anziché vendere oro, è meglio risparmiare, in spesa pubblica, e favorire l’impresa e, quindi, il cittadino.

Pierantonio Braggio

 

Pierantonio Braggio

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