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ECONOMIA VERONESE | 14 febbraio 2019, 12:34

“La traviata” di Zeffirelli debutta all’Arena di Verona

In qualità di pubblico areniano, siamo abituati a percepire l’inaugurazione del Festival Lirico come un evento indubbiamente importante; non solo per la caratura che il Festival ha per la città, ma anche, musicalmente parlando, in relazione all’Opera scelta per inaugurarlo.

“La traviata” di Zeffirelli debutta all’Arena di Verona

Ci si aspetta spesso un “kolossal” areniano, un’opera che per la sua forza drammaturgico-musicale abbia intrisa in sé una forza che dia spinta, energia, propulsione, e che sembri dire al mondo “questo è solo il preludio!”. Ecco dunque che in cartellone leggiamo i nomi di Aida, Nabucco, Carmen: opere importanti, sia per l’orchestra, sia per l’impatto scenico che offre.

 

Quest’anno, per l’edizione 2019, si è deciso di guardare con arditezza ad altri panorami: dunque sarà Traviata, il 21 giugno, ad inaugurare il Festival. Ieri, 13 febbraio, è avvenuta presso la Fondazione Franco Zeffirelli la presentazione del nuovo allestimento, alla presenza del Presidente della Fondazione Federico Sboarina, della Sovrintendente Cecilia Gasdia, e del regista Franco Zeffirelli. Il Maestro, all’età di 96 anni, firmerà la nuova produzione, e rivale egli stesso di realizzare un sogno, dal momento che da anni porta con sé bozzetti per un nuovo allestimento areniano dell’opera del 1853 di Giuseppe Verdi.

 

Si tratta per Fondazione Arena di un investimento importante, che da lustro alla città e al Festival, che richiamerà appassionati ed esperti. La nuova regia, stando alle parole di Gasdia, calcherà il palco areniano per decenni, come già da molti anni fanno le innumerevoli produzioni zeffirelliane. Se non sappiamo ancora chi saranno gli interpreti, quel che è certo è che il pubblico si godrà uno spettacolo colossale, come già il Maestro ci ha abituati.

 

Del resto, Traviata offre un banco di prova registica non indifferente, dando la possibilità di misurare il proprio genio creativo per mettere in luce la delicata drammaticità che scaturisce dall’amore maledetto dal destino tra Violetta e Alfredo. La rappresentazione del sublime e dell’intimo non offre soluzioni facili: le parti corali e maestose non sono poi così presenti, e tutto deve essere quindi pensato nell’ottica di valorizzare l’aspetto puramente psicologico dei protagonisti. Amplificare i sentimenti dei protagonisti, offrire una cornice bohemièn, dissoluta, apparentemente una zona confort e felice, ma che nasconde in potenza lo scenario di morte che farà scaturire il dramma. Dai bozzetti si respira un’aria quasi spettrale, come se il pubblico già dal contesto possa aspettarsi che quella zona felice e quei “libiamo” in realtà si riveleranno vani, superficiali, circondati e avvolti dalla mano della vendetta di un destino che nulla perdona, e che può toglierci tutto, quando meno ce lo aspettiamo.

F.A.

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