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ECONOMIA VERONESE | 04 gennaio 2019, 17:32

“Spread” o “differenziale”. È la voce, che indica la qualità dei Bonds europei.

Anzitutto, un chiarimento: se, con la voce Bonds, si fa riferimento ad emissioni europee ed altre, estere, in generale, con la voce Bot, s’intendono le divere specie di obbligazioni o di buoni del tesoro, emessi dall’Italia, mentre, con la voce Bund, ci si riferisce alle emissioni tedesche – Bund è l’abbreviazione di “Bundeswertpapiere” o Certificati del Tesoro della Germania Federale. Il termine “spread” o differenziale, riguarda anche i nostri Bot, e, particolarmente, i BTP o Buoni Poliennali del Tesoro, ovvero, quei titoli, che lo Stato emette, appunto, con scadenza a più anni, offrendoli, in aste ufficiali, a banche o a privati, per ottenere denaro fresco, necessario a coprire il proprio fabbisogno, e garantendo, al tempo, al loro portatore, una remunerazione a tasso fisso (interesse), per tutta la vita del titolo, e un rimborso dello stesso, a scadenza, alla pari, che è come dire, per esempio, a 1000.-€, sebbene il Btp sia stato acquistato, per esempio, a 910 o a 1200.-€.

Fonte immagine: Il Sole 24 ore

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In sé, chi acquista questo titolo, non dovrebbe preoccuparsi della sua quotazione giornaliera, tenuto conto del fatto, che tale acquisto è fatto per avere un rendimento, quello, che il titolo continuerà dare, indipendentemente, dalla sua quotazione o valore quotidiano di borsa. La quotazione, tuttavia, assume grande importanza, per l’investitore, in quanto, se è vero che egli incassa annualmente – con i BTP, semestralmente – gli interessi, e che, per questo motivo, ha acquistato i Titoli di Stato, è altrettanto vero che egli mira, al tempo, a conservare il valore del capitale investito, che, però, come cennato, varia di giorno in giorno. Ciò, tenendo presente che tale variare dipende dai normali acquisti e vendite della giornata, da questioni internazionali, variazioni dell’euro comprese, ma, anche, moltissimo, da problemi politico-economici governativi e, quindi, dal termine affidabilità, intesa come solvibilità, di cui gode il Paese emittente. Tutto questo ed altro il cosiddetto “spread” riassume ed esprime, nel senso che esso ­­– con il suo valore, che, fra breve spiegheremo – indica all’investitore come è considerato, in borsa, nel nostro caso, un certo Bond, in suo possesso o scelto per l’acquisto, quale valore ha e quanto e come esso renda, anche al di là della sua quotazione. Aggiungiamo, sempre, come premessa, a), che un Bond rende poco, se la sua quotazione è alta – ma, segno che tale Bond è richiesto; b), che esso rende di più o molto, quando la sua quotazione è bassa – ma, segno che tale Bond è poco richiesto, poco trattato o piuttosto venduto, c) che la quotazione o valore di un Bond, ripetiamo, varia di giorno in giorno, a seconda del volume di titoli, acquistati o venduti, in borsa. Il fatto, per cui il rendimento di un Bond dipenda, un volta in borsa, dal valore della sua quotazione, è strettamente legato alla realtà del suo tasso fisso di rendimento, che, come abbiamo visto, esso porta con sé, dal giorno della sua emissione, a quello del suo rimborso. Dobbiamo anche dire che, in sede internazionale, molta attenzione viene volta alla citata fiducia, che si ha in un determinato emittente. Non va sottovalutato il fatto che il pagamento degli interessi, sui certificati in circolazione – somme ingentissime – potrebbe compromettere le disponibilità, per il rimborso, a scadenza dei Bonds stessi. Abbiamo parlato di fiducia, in altro termine, definita affidabilità, che, in Europa e nel mondo gli investitori attribuiscono agli Stati europei emittenti, di regolarmente pagare, appunto, gli interessi e di rimborsare i loro Bonds. Tale affidabilità è indicata, dunque, dallo spread o differenziale – in inglese, la voce spread sta anche per allargamento, ossia, ampliamento o riduzione del tasso di remunerazione d’un Bond, in seguito al minore o maggiore valore di quotazione. Remunerazione o interesse, che, se, in borsa, varia, attraverso le negoziazioni, fisso restando il tasso, di cui il Bond è dotato, può variare ad ogni nuova emissione, a seconda, appunto, della fiducia/affidabilità, che possibili acquirenti – si tratta di miliardi di euro o dollari – attribuiscono allo Stato emittente. Se, infatti, tale Stato è considerato a), a economia forte e a politica stabile, e, quindi, giudicato affidabile, il tasso sarà contenuto e, persino, contenutissimo, se, invece, caso b), vengono a mancare i tre requisiti citati, con l’aggiunta di debito pubblico alto o enorme, il tasso sarà alto, da un lato – a tutela di chi acquista il Bond, dato il pur lontano pericolo, che corre il compratore di non essere ripagato – e pesante, talvolta, pesantissimo, per lo Stato emittente, a danno della propria cassa e dell’economia del Paese. Nel caso a), quindi, avremo uno spread basso – quotazione alta e tasso basso –, nel caso b), uno spread alto – quotazione bassa e tasso alto, che, contrariamente a quanto, spesso, si pensa, pur rappresentando un certo, importante volume di denaro, valido per il portatore, è segno estremamente negativo. Lo spread è rappresentato da “punti base”, numeri, che, in realtà, vanno intesi come percentuale, o tasso, che va aggiunta al tasso di remunerazione del buono, o Bund, tedesco, menzionato, a dieci anni – con tasso solitamente molto basso o, talvolta, nullo, e, quindi, simbolo del massimo, di quanto possa dare un’economia, qui, quella tedesca. La quale remunera le sue, citate emissioni a 10 anni – considerate parametro di riferimento o benchmark, per la valutazione di titoli – per esempio, con un modestissimo 0.25%, o 025 punti base, contro un nostro 2,75%, o 275 punti base, dando origine ad uno spread del 2,50%, ossia, di 250 punti base. In sostanza, uno spread a 250 deriva dal conteggio, dato dal 275 italiano – (meno) lo 025 tedesco, con il risultato che la Germania paga, sul suo Bund, come abbiamo visto, solo lo 0,25% – costo del denaro bassissimo, l’Italia il 2,75 – costo del denaro pesante. Calcoli a parte, uno spread alto comporta tassi di prestiti, di linee di credito e di mutui più alti, con danno per imprese e privati – paralisi dell’economia, nonché difficoltà a realizzare emissioni di nuovi Bot, da parte dello Stato, a tassi contenuti, i quali, al contrario, potranno essere richiesti più alti, pena il non piazzamento dell’emissione – in Italia, ad esempio, servono circa 400 miliardi di euro di nuove emissioni l’anno, per rimpiazzare Bot in scadenza – mentre i maggiori interessi, sulle nuove emissioni, non per ultimo, vanno a fare crescere ulteriormente il debito pubblico. La riduzione del quale, in assenza di aumento del Pil, in mancanza di taglio della spesa pubblica o in presenza di maggiore spesa, richiede nuove imposte e aumento di quelle in essere. Ciò, non dimenticando che, risucchiando risorse, nel privato, si penalizza e s’impoverisce la base, creatrice di sviluppo economico e di benessere sociale. Pierantonio Braggio


Pierantonio Braggio

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