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ECONOMIA VERONESE | lunedì 15 ottobre 2018, 23:24

“AZZERANDO LE BOLLETTE AIUTIAMO I POVERI”: ECCO ‘ZERO’, L’IDEA GENIALE DI CRISTIANO BILUCAGLIA

Faccia a faccia con lo stimato ingegnere, imprenditore e mecenate piemontese che per primo ha rivoluzionato i consumi degli italiani.

Cristiano Bilucaglia con Don Adriano Gennari

Cristiano Bilucaglia con Don Adriano Gennari

 

La tecnologia è entrata prepotentemente non solo nella vita, ma anche nell’economia della persona. Rivoluzionandola completamente in ogni aspetto. Il web è diventato il luogo delle opinioni, la trasposizione virtuale di quello che, un tempo, era il cosiddetto ‘Bar dello Sport’.

Ma c’è anche chi sa fare di un problema un’opportunità. Facendo dei social networks– primi alleati del pettegolezzo – uno strumento di risparmio e guadagno al tempo stesso. E del caro-bollette tanto inviso ai consumatori un punto di partenza attorno cui costruire un approccio epocale e straordinario in materia di consumi primari.

Chi, infatti, non sogna un mondo migliore in cui le bollette di luce e gas si azzerano? Qualcuno l’ha persino realizzato.

Cristiano Bilucaglia è stato il primo nel mondo, infatti, ad aver creato – e, già il nome, la dice lunga in merito – ‘ZERO’: il primo social utility network della storia che azzera le tanto temute e vituperate bollette (Canone Rai e accise incluse), nato in seno alla ‘uBroker SRL’, neonata – e già milionaria – Multiutilities Company torinese.

Un progetto pubblicamente lodato dal noto psichiatra Alessandro Meluzzi come “esempio di tecnologia finalizzata ai bisogni dell’umano”. Un risultato strabiliante, reso possibile grazie a un geniale meccanismo collaudato con successo nel tempo. Il noto ingegnere biomedico e informatico piemontese che l’ha ideato, infatti, vanta un pedigree di tutto rispetto.

Pluristimato dalle associazioni dei consumatori, più volte definito dalla stampa economica ‘un visionario competente’ per l’eccezionale portata creativo-economica delle proprie intuizioni, padre dell’EuroCredito, dal 2009 a oggi la prima moneta complementare italiana per la quale è stato chiamato anche in veste di relatore all’Auletta dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, Cristiano Bilucaglia è stato anche eletto ‘Imprenditore dell’Anno’ nel 2015: proprio nell’anno in cui ‘ZERO’ esordì come start-up e che, da allora al 2018, è cresciuto al ritmo del 300% annuo, dando lavoro ricorrente a più livelli a centinaia di professionisti in tutta Italia, e distribuendo al contempo, dalla nascita sino a oggi circa 3 milioni di euro di sconti in bolletta sul fronte luce e gas.

Convinto assertore del valore indiscusso della ‘sharing economy’ (l’economia della condivisione), del principio sociale della redistribuzione della ricchezza, con gli utili derivati dall’esercizio virtuoso delle proprie aree di business Cristiano Bilucaglia si è distinto in Italia per importanti opere di solidarietà: nel 2013 ha finanziato il Monumento Nazionale al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa donato al Comune di Collegno (ove fa bella mostra di sé all’ingresso del Parco dell’ex famoso ospedale psichiatrico), e realizzato dal noto giovane scultore piemontese Francesco Marinaro: “Che, così, debuttò entro i 24 anni di età con la sua prima opera pubblica, al pari del grande Michelangelo”, dichiara entusiasta Bilucaglia, che ilo scorso 23 settembre, fra l’altro, ha altresì fatto da patron anche al concerto del trombettista e jazzman di fama internazionale Flavio Boltro accompagnato dalla grande orchestra diretta dal Maestro Sergio Chiricosta sull’incantevole cornice del sagrato del Santuario di San Pancrazio a Pianezza, “secolare luogo di fede cui sono devoto e molto legato”, aggiunge.

Ma c’è di più. Nella Pasqua del medesimo anno, ha realizzato centinaia di uova di cioccolato prodotte in baratto fra imprese per l’oratorio salesiano ‘San Luigi’ (il secondo fondato personalmente da San Giovanni Bosco a Torino), e promosso in estate il tour del celebre cantautore Andrea Mingardi, omaggiandone i concerti ai Comuni italiani vessati da crisi e terremoto.

Dulcis in fundo, proprio con parte dei proventi derivanti dall’azzeramento delle bollette, a Gennaio 2018 ha finanziato a uno storico pastificio marchigiano duramente colpito dal sisma del 2016 un considerevole quantitativo di pasta artigianale atta a sfamare 1.000 indigenti della ‘Mensa dei Poveri’ fondata nel centro di Torino da Don Adriano Gennari, amato sacerdote cottolenghino noto per il suo aiuto a bisognosi, malati e sofferenti, e famoso per le cosiddette preghiere di domanda e intercessione per cui accorrono per partecipare alle sue intense celebrazioni eucaristiche fedeli da tutta Italia e anche dall’estero.

Buongiorno, Ingegnere. Quale il Suo pensiero circa il rapporto tecnologia-PIL? E proprio su un PIL che, oggi, deve molto anche alle nuove start-up nate in ambito digitale?

Partiamo subito da un presupposto: se uno guarda le imprese che hanno innovato di più nell’ultimo decennio o ventennio, sono tutte realtà neonate. Nessun marchio, come dire, storico, ha innovato un settore. Questo perché i cosiddetti Big Large Account, i leaders industriali di sempre tendono a preservare la propria posizione nel mercato, senza innovare. Questo è quanto gli viene costantemente chiesto dai soci, dal capitale, dagli investitori, dal consiglio di amministrazione.

E, quindi, tutte le grandi innovazioni sono figlie di start-up.

Vale a dire aziende, organizzazioni con al vertice imprenditori visionari che non hanno nulla da perdere. E che, quindi, possono giocarsi il 100%: all-in, come si dice. Si giocano il tutto per tutto per cercare di innovare. A decidere le sorti e il prosieguo di un’azienda sono, però, le idee migliori: quelle che restano, proprio perché arrivano alla gente. Intendo dire: su 100 start-up al nastro di partenza, 95 collassano e 5 invece sono portatrici di soluzioni, di cui una magari in maniera geniale.

Il problema, a ben guardare, fa anche rima con instabilità politica, assenza di programmi di sviluppo.

Oggi, nel contesto sociale attuale, purtroppo in Italia viviamo una realtà nella quale le imprese non trovano un terreno fertile per poter innestare in maniera fertile, sicura e continuativa nuove idee. E, laddove invece gli spunti creativi esistano, a noi utenti finali, clienti o utilizzatori del mercato giungono – per via dell’assenza del terreno di cui sopra – solo quelle idee supportate altresì da capitali e procedure. Se, invece, a prevalere fosse in primis la logica della cosiddetta ‘bontà di progetto’, anche nel nostro Paese potremmo fruire e beneficiare di maggior competitività: fatto che puntualmente avviene negli USA piuttosto che l’Inghilterra, o altri Paesi propensi allo sviluppo di start-up e al supporto di neoimprenditori nella creazione e stabilizzazione delle proprie realtà produttive.

Che idea si è fatto, Ingegner Bilucaglia, di quelli che, da noi, vengono chiamati ‘Incubatori Tecnologici’?

In Italia ne esistono anche di validi, ma la maggior parte di essi è per lo più a capitale privato. E, per poterci entrare, devi essere presentato, passare filtri, eccetera…Ma, a ben vedere, alla fine questo non favorisce il fatto che, se una persona ha una buona idea, riesca a farla emergere. Quindi, siccome si parla di innovazione – e, quasi sempre, assieme a essa c’è la tecnologia – quello che mi preme sottolineare è che noi – come Sistema Italia – potremmo essere maggiormente competitivi se avessimo un modus operandi consolidato, un virtuoso e collaudato iter di filiera che, realmente, prende una buona idea e la trasforma in un’impresa di successo. Occorre ipotizzare anche una logica di sussidio in tutto ciò.

In che senso, Ingegnere?

Attraverso l’istituzione di un supporto ricorrente a favore dell’imprenditore finalizzato all’aiuto e all’insegnamento nel poter fare scientemente impresa. Un sostegno finanziario, fiscale, contabile: alias, un punto di appoggio e guida certi in ogni lato del progetto aziendale. Solo così, per tornare all’esempio del discorso iniziale, delle 5 start-up rimaste in piedi su 100 inizialmente partite, probabilmente tutte andrebbero efficacemente sul mercato: e non, invece, lo 0,1% come succede oggi perché tutto il passaggio intermedio di confusione e ostacoli di ogni genere – burocratico-economici in primis – porta le nuove imprese ad arenarsi, e alle volte anche a soccombere in sabbie mobili dalle quali poi purtroppo poi, il più delle volte, è quasi impossibile uscirne.

Questo, in sintesi, il Suo punto di vista.

Esattamente, la mia visione del contesto attuale in cui vivo e opero giornalmente. Come imprenditore sono riuscito a portare nuove idee sul mercato non perché chi parla sia un fenomeno, sia chiaro: ma perché, fortunatamente, avevo magari le spalle più larghe e solide rispetto a chi, nel presente contingente, pur essendo giovane e talentuoso, nonché pregno di idee e contenuti innovativi da proporre al mercato, rischia di non farcela per i motivi di cui sopra. La start-up viene cercata e ritenuta interessante – a titolo di soggetto finanziabile – da banche, istituti di credito e investitori sempre dopo: mai, prima, in fase di lancio. La si considera redditizia solo a risultati ottenuti e conclamati. Questo è il vero, drammatico problema.

Lei ha fondato il proprio successo imprenditoriale nell’ambito della moderna ‘sharing economy’, l’economia della condivisione e dello scambio. Com’è nato ‘ZERO’, il suo rivoluzionario business legato ai consumi primari?

Posso essere franco?

Certamente, dica pure!

Allora, in questo, non raccontiamoci bugie: nessuno, nel mercato dell’energia, più di tanto può risparmiare. Parliamo delle utilities: di un bene di prima necessità, come energia elettrica e gas. Senza i quali non potremmo campare, proprio perché primari e per via di ciò anche posti sotto sorveglianza. Il problema sta nell’incidenza esorbitante annua che essi hanno sul bilancio familiare degli italiani: un nucleo di 4 persone, con un reddito complessivo medio mensile di circa 1.500/2.000 euro spende circa il 20% di esso ogni 30 giorni in bollette. Un’assurdità, non trova?

Pienamente d’accordo. E, quindi, non v’è possibilità alcuna di abbattere questo costo?

A ben guardare, se non attraverso un meccanismo da noi ideato, e che fa di ‘ZERO’ il primo social utility network della storia. Il solo che è in grado di redistribuire alla propria più virtuosa clientela quegli importanti investimenti economici che un’azienda come la nostra dovrebbe fare pagando ricorrentemente fior di milioni di euro a testimonial, e pubblicità, emittenti televisive, cartellonistica, affissioni e via discorrendo. Quindi, io dico: se un cliente vuol risparmiare in luce e gas, in energia, può in un certo senso collaborare, lavorare con noi: e guadagnare, così, uno sconto in bolletta.

Nel concreto, Ingegnere, come?

Semplicemente facendo pubblicità lui stesso. Facendosi promotore del nostro prodotto, e trasformandosi, dunque, in un utente attivo che ci porterà altri clienti. Il suo premio? Una serie di scontistiche ricorrenti che costituiscono la sua remunerazione. E che, sommandosi nel tempo ogni mese in maniera ricorrente va a ridurre progressivamente la sua bolletta. Canone Rai e accise incluse. E, più è virtuoso, e più la bolletta stessa si riduce fino al proprio completo azzeramento.

Una rivoluzione epocale, questa, nel mondo dei consumi di base.

Cresciamo in silenzio, al ritmo del 300% annuo. Dal 2015 a oggi abbiamo collezionato un fatturato aggregato triennale che supera i 25 milioni di euro. Circa 3 milioni, invece, gli sconti in bolletta erogati su oltre 35 mila utenze, e più di 20 mila bollette azzerate. E questo, per noi, è un grande successo. Uguale successo, uguale risultato: soprattutto perché, così facendo, abbiamo redistribuito una consistente ricchezza solitamente destinata a pochi.

E, il tutto, solo con il passaparola…

La miglior forma di pubblicità della storia. Avremmo potuto anche noi arruolare una star hollywoodiana o italiana che sia, e dargli tre milioni di euro all’anno per farci da testimonial. Abbiamo preferito investire la cifra equivalente di sconti in bolletta, redistribuendoli organicamente a pioggia fra tutti i nostri clienti che ci hanno portato altri clienti. I clienti virtuosi, in buona sostanza, sono nostri azionisti di fatto. Se sta bene l’azienda, stanno bene anche loro. In maniera direttamente proporzionale.

Come nella migliore delle economie di produzione.

Senza speculazione. Che, di fatto, è il vero cancro del sistema produttivo e finanziario italiano. Ove a farne le spese sono, però, sempre i soliti: i più deboli. Ovvero, cittadini, consumatori, utenti e PMI.

Facendo risparmiare in bolletta, aumenta di fatto il potere di acquisto degli utenti…

E’ così. Se un cliente risparmia 2.000 euro all’anno sulle forniture primarie, può spendere la somma equivalente in altri beni o servizi. Facendo muovere l’economia, ridando fiato a settori produttivi in difficoltà quali cultura, entertainment, viaggi, benessere, cura della persona e così via.

Fatto che equivale a dare nuova linfa all’intero tessuto sociale.

Restituendo dignità agli utenti che, così facendo, possono tornare a effettuare spese e acquisti tranciati di netto dai loro orizzonti di vita causa crisi in atto.

In quanto tempo, mediamente, si ottiene l’azzeramento della propria bolletta?

Nel caso di un utente titolare di una fascia di consumo media, intorno ai sei mesi. Diciamo che un soggetto-cliente, per ottenere tale tipo di beneficio, è sufficiente che consigli ‘ZERO’ almeno a tre amici. Basta questo perché poi, a loro volta, i tre amici faranno la stessa cosa. Si crea così un circolo virtuoso, che a sua volta determina benefici e sconti per l’originante del primo processo di passaparola iniziale. Quindi stiamo parlando di qualcosa che tutti possono fare, si tratta solo di avere la volontà di farlo. Ogni passaparola medesimo, con noi, è l’inizio di una concreta storia di risparmio e successo crescenti.

Sappiamo che, oggi, semplici clienti hanno cambiato vita, grazie agli utili ottenuti con ‘ZERO’, oltre alle stesse bollette azzerate…

Zero è diventato, oltre che un fidelity-program di successo, anche un fenomeno sociale. Abbiamo testimonianza di molte persone che, grazie alla nostra start-up, hanno affiancato alla professione primaria anche la parallela attività di sviluppo del network. Al punto che, in più casi, il primo mestiere è diventato ‘ZERO’: da studenti in cerca di lavoro e stanchi di inviare curricula vitae mai presi in considerazione che oggi sono a capo di team di lavoro di decine di persone cui fanno riscontro risultati economici importanti con cui realizzare i propri sogni. Lo stesso dicasi per le quote rosa, come nel caso di ex parrucchiere oggi assunte al rango di veri e propri direttori generali con considerevoli portafogli clienti dai fatturati degni di nota.

Concludendo, possiamo dire che ogni numero – ‘ZERO’ compreso – ha il proprio valore.

Per noi, la matematica non è un’opinione: è condivisione.

 

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