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ECONOMIA VERONESE | giovedì 11 ottobre 2018, 12:58

Aperture domenicali, Conflavo Pmi, in audizione alla Camera. Il presidente di Verona Ghiotti: “Niente imposizioni e meno tass, e per le imprese aperte nei festivi.”

Non solo gli imprenditori, ma nemmeno i lavoratori e i consumatori vogliono la chiusura domenicale dei negozi. La soluzione allora è detassare il costo del lavoro per, garantire una retribuzione maggiore alle persone che decidono di lavorare la domenica e i giorni festivi, aiutando così la crescita della società.

Aperture domenicali, Conflavo Pmi, in audizione alla Camera.  Il presidente di Verona Ghiotti: “Niente imposizioni e meno tass, e per le imprese aperte nei festivi.”

E’ questa la proposta dell’associazione delle piccole e medie imprese Conflavoro Pmi, con una rappresentanza anche a Verona, udita ieri (1 ottobre) dalla X commissione Attività produttive della Camera dei deputati, in merito alla disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali. La delegazione era guidata dal presidente di Conflavoro Pmi, Roberto Capobianco, e numerose sono state le domande poste dai parlamentari, interessati ad approfondire l’idea. Ma come agire? Conflavoro Pmi ipotizza per le imprese un piano di sgravi a scaglioni progressivi basato sul numero degli occupati: più piccola è l’azienda e maggiore è la detassazione. Così vi sarebbe un riequilibrio del mercato e dunque maggiore concorrenza coi grandi gruppi, che sarebbero a loro volta incentivati. “Non è imponendo la chiusura delle attività commerciali – avverte Capobianco – che ridiamo dignità ai lavoratori. Conflavoro Pmi è assolutamente contraria: sarebbe un passo indietro molto pericoloso per l’economia dei vari territori e poi si creerebbero forti contenziosi, ad esempio tra le attività di due zone limitrofe qualora una fosse considerata turistica, quindi derogata, e l’altra no. Sarebbe concorrenza sleale proprio come accade già con l’E-commerce, altro capitolo questo da normare assolutamente, specie dal punto di vista fiscale, così da equipararlo al commercio tradizionale”. “Non è cancellando tout court le liberalizzazioni figlie del decreto ‘Salva Italia’ del 2011 – evidenzia Mirco Ghiotti, presidente Conflavoro Pmi Verona - che il lavoratore viene tutelato. In pochi anni è cambiato tutto e oggi viviamo in un mondo completamente diverso. Vero è che il ‘Salva Italia’ questa Italia non l’’ha salvata, anzi. Ma, ribadiamo che imporre la chiusura, per legge, alle attività commerciali, oltre a essere un diniego del tempo, in cui viviamo, non risolve alcun problema né garantisce maggiori diritti ai lavoratori”. Conflavoro Pmi considera lavoratore e imprenditore parte dello stesso meccanismo, l’uno indispensabile all’altro. Per questo motivo ritiene preminente e improrogabile un’azione incisiva di governo e parlamento sulle tre principali cause di morte delle imprese italiane. Ovverosia, la pressione fiscale altissima, l’eccessiva burocrazia che genera fallimenticorruzione e concorrenza sleale e, infine, il costo del lavoro elevatissimo, tra i più alti in Europa. “Basta! – conclude Capobianco – non giriamoci intorno. Le questioni da risolvere, per iniziare a ridare dignità al Paese sono queste e dovremmo concordare tutti quanti. Se si riuscisse, o se si volesse, davvero debellare queste tre malattie, allora l’economia italiana sarebbe, tra le più invidiate al mondo. E restare aperti o chiusi la domenica e nei giorni festivi sarebbe, visto per quello che è: un falso problema, il minore dei mali”, www.conflavoro.it, info@conflavoro.it.  Fino a qui, l’interessante comunicato di Conflavo Pmi, Verona. Quanto sopra, presenta un quadro disastroso, purtroppo consolidato, nel quale si trovano, sia il mondo dell’impresa, sia quello del lavoro. Ottime, quindi, le considerazioni sopra esposte, giustificatissime le richieste di misure atte a facilitare la vita dell’impresa, creatrice di ricchezza, e dei suoi collaboratori, i cui emolumenti vanno pure sgravati dall’esagerata imposizione fiscale, che contribuisce, come sopra evidenziato, ad un “costo del lavoro elevatissimo, tra i più alti in Europa”. Costo del lavoro, che nonostante l’elevata spesa, che incide sul costo finale del prodotto, a danno della competitività, non riesce a riconoscere salari più dignitosi. In un Paese, nel quale i salari stessi sono fra i più bassi d’Europa e che si riducono ancor più, quando, facendo acquisti, vengono gravati da un’aliquota IVA al 22% – in Germania, a salari molto più alti, l’aliquota IVA è al 19%. Chiudere, poi, i negozi, nei giorni festivi – cosa che potrebbe essere giusta, sotto certi punti di vista – costituisce, data, anche, l’ormai, da anni, usata, utile abitudine di tenerli in attività, un ulteriore danno all’economia, a molti lavoratori del settore e ai consumatori, e un non riconoscere le esigenze dei tempi.

 

Pierantonio Braggio


Pierantonio Braggio

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