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ECONOMIA VERONESE | domenica 07 ottobre 2018, 00:47

Mercati, ratings e speculazione. Non si possono evitare i loro verdetti. Per imprese e Stati, risolvono i problemi finanziari unicamente i conti in ordine.

Iniziamo dai mercati o borse valori. Le borse, esistono, in quanto esistono azioni ed obbligazioni, le quali, queste ultime, quando emesse da Stati, prendono la denominazione generica di bonds o di Bot, o di Buoni del Tesoro, in Italia. Le azioni rappresentano parti del capitale sociale d’imprese, che, quando possibile, danno un reddito, variabile, a seconda del buon andamento dell’azienda; le obbligazioni – voce, che deriva da “obbligo al rimborso” – rappresentano, prestiti di denaro, da parte di chi le acquista, ad imprese e Stati, ad un certo tasso fisso e per un certo numero di anni. Fanno parte di quest’ultima categoria, si diceva, i cennati Bot, che, detti anche debito sovrano, sono posti in circolazione dallo Stato Italia.

Mercati, ratings e speculazione. Non si possono evitare i loro verdetti. Per imprese e Stati, risolvono i problemi finanziari unicamente i conti in ordine.

Chiaro che, i prenditori di prestiti, o emittenti di buoni del Tesoro in generale, diventano debitori, mentre creditori diventano coloro che le obbligazioni o buoni acquistano. Sia le azioni, che le obbligazioni private o i Bot, hanno lo scopo, con modalità diverse, di raccogliere denaro liquido. Le imprese lo raccolgono, per investire e fare proseguire la loro attività, gli Stati, per fare fronte alle loro spese correnti, quali, per esempio, stipendi per il personale, pensioni, istruzione, sicurezza, trasporti, ecc. Tralasciando dettagli, circa le azioni, dobbiamo evidenziare, come lo Stato italiano debba assolutamente emettere, ogni anno, Bot per circa 400 miliardi, per rinnovare lo stesso importo di Bot in scadenza o da rimborsare, per fronteggiare le spese citate. Emettere Bot, significa, com’è noto, dicevano più sopra, pagare – cosa normalissima – un certo interesse annuo ai prenditori dei nuovi titoli e ai detentori dei titoli ancora in essere, per un totale, per quanto riguarda l’Italia – ed è questo il grave problema italiano – di circa sessantacinque miliardi di euro l’anno, impegnandosi, al tempo, a rimborsare Bot in scadenza. Un’impressionante somma, quella sopra menzionata, derivante da imposizione fiscale e che – se non ci fossero da remunerare detti titoli o vi fossero stati, in passato, tassi più bassi – potrebbe essere utilizzata assolutamente meglio, in minore imposizione fiscale e/o in investimenti privati e pubblici. Quanto all’entità del tasso di remunerazione dei Bot, esso viene deciso all’atto della loro emissione, determinato com’è, di massima, dalla maggiore o minore fiducia, che i sottoscrittori ripongono nella solvibilità dell’emittente o nella situazione economica in corso. L’entità stessa del tasso fissato, per un’emissione, crea lo spread, che, è contenuto (e, quindi, tasso basso), in caso di economia in buono stato o in crescita, o, ancora, con finanze statali positive e fiducia in esse, da parte dei sottoscrittori, ed alto (e, quindi, tasso alto), in situazioni contrarie. Uno spread, determinato sia da quanto detto, sia, dall’esigenza, da parte dei prenditori di maggiore remunerazione dei Bot, di un tasso, che copra eventuali future perdite, in linea capitale, ove accadesse che lo Stato emittente desse anche modestissimi segni di debolezza economico-finanziaria, o che le agenzie di ratings valutassero negativamente il debito pubblico dello Stato che propone nuovi Bot. Riassumendo: uno Stato ad economia ed a finanza forti, pagherà tassi bassi, sui propri Bot, in emissione, mentre alta sarà la quotazione dei suoi Bot già in essere, uno Stato in situazione contraria, sarà costretto ad alzare i tassi di remunerazione ed i suoi Bot, già in essere, avranno una quotazione in calo. Per tutte queste modeste, necessariamente contenute, considerazioni, uno Stato deve prestare molta attenzione alla spesa pubblica (che, se eccessiva, richiede maggiore imposizione fiscale) ed al prelievo fiscale (che, costituisce un danno enorme per l’economia, in quanto la paralizza, ostacolando gli investimenti, unici mezzi, per ottenere crescita). Continuando, in fatto d’interessi, remunerativi dei Bot, la cifra di sessantacinque miliardi annui, sopra menzionata, per i Bot italiani, costituisce una pietra al collo, per la finanza statale del Paese, pietra che potrebbe aumentare di volume, se per nuove emissioni future, i prenditori richiedessero tassi sempre maggiori, appesantendo l’importo, ormai insopportabile, del debito pubblico, giacché i detti sessantacinque miliardi o più, s’aggiungono, di anno in anno, al debito pubblico esistente, ingrandendone l’ammontare. Tutto, non dimenticando che tassi di remunerazione più alti, incidono negativamente su diversi altri settori finanziari ed economici, creando paralisi, che s’aggiungerà a quella esistente. Per evitare ciò, occorrono tagli ad improduttività e spesa oculata, in ogni settore, onde potere ridurre l’imposizione fiscale, aumentare gli investimenti e, attraverso ciò, creare crescita. L’antico concetto di buona amministrazione ha sempre pagato e paga e garantisce che i giustamente tanto temuti mercati, che, del resto, è innegabile ed inevitabile, agiscono solo per guadagnare, mai, tuttavia, negativamente interferiranno nella quotazione di Bot di amministrazioni in buona salute. E la speculazione se ne terrà alla larga. Alla base di ogni considerazione: non si possono evitare i verdetti dei ratings e dei mercati, né la finanza può sottrarsi alla speculazione – fattori, che si realizzano solo, per emissioni, prive d’una finanza forte, che le supporti. Ma, una soluzione indiretta c’è: fare di tutto, per interrompere la crescita del debito pubblico. E, ancora meglio, fare l’impossibile, per ridimensionarlo. Risparmiando: un gerundio, che bene s’addice a privati e ad amministrazioni pubbliche.

Pierantonio Braggio


Pierantonio Braggio

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