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ESPRIME CULTURA | mercoledì 01 agosto 2018, 08:43

MUSEO DELLE FORZE ARMATE 1914-1945: Quando non è la memoria a conservare i ricordi, ma bensì il cuore.

Un museo in grado di impressionare sia i più accaniti esperti e appassionati ma anche coloro che vogliono conoscere, attraverso gli oggetti appartenuti a soldati originari della zona, la storia drammatica del nostro paese all’interno delle due più violente e ciclopiche guerre mai avvenute.

MUSEO DELLE FORZE ARMATE 1914-1945: Quando non è la memoria a conservare i ricordi, ma bensì il cuore.


Era il 28 giugno 1914, la giornata risplendeva di solenni festeggiamenti a Sarajevo e il periodo di pace politica e sviluppo economico nota come Belle Époque continuava tra avveniristiche invenzioni come l’illuminazione elettrica o la Ford model T e un ottimismo generale da parte dei cittadini, ma in quella mattina pochi secondi determinarono le sorti di milioni di uomini, animali e famiglie e il mondo cambiò per sempre. Mentre l’Arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este, erede al trono d'Austria-Ungheria, e la moglie Sofia percorrevano in auto le strade della capitale serba, un nazionalista diciannovenne si avvicinò sparando due colpi a bruciapelo e uccidendoli entrambi. Un mese dopo l’Impero austro-ungarico dichiarò guerra alla Serbia innescando la mobilitazione delle maggiori potenze europee e dando così inizio alla “guerra che porrà fine a tutte le guerre”, secondo le parole quanto mai irreali del presidente statunitense Woodrow Wilson. Quest’anno si festeggia il centenario dalla fine della Grande Guerra, un conflitto che si portò via circa dieci milioni di soldati da entrambi i fronti oltre ai quasi sette milioni di civili e creò la cosiddetta “generazione perduta”, migliaia di soldati sopravvissuti al fronte ma irrimediabilmente traumatizzati e collassati mentalmente dalla violenza e catastrofismo del conflitto che non riuscirono più ad inserirsi nella società. Con l’entrata in guerra del regno d’Italia nel 1915, raggiunsero il fronte delle Alpi orientali oltre un milione e mezzo di uomini. Essi combatterono in condizioni spaventose, trincerati su monti e altipiani come il monte Pasubio, il Grappa, il monte Ortigara, l’altopiano di Asiago fino al monte Cengio e Cimone che potevano avere un’altezza di 2000 metri e raggiungere vette di 3000 metri.

Tra tormente di neve, valanghe improvvise, temperature estreme e continui assalti dove in molti venivano falciati dalle mitragliatrici austriache, i nostri alpini resistevano e combattevano in difesa della sacra patria, con il pensiero nostalgico e sofferente delle loro famiglie. In quei pochi momenti di pace e tranquillità c’era chi pensava alla moglie, alla fidanzata in sposa, ai fratelli e sorelle o semplicemente alla loro madre o padre. Uno dei più significativi luoghi di conservazione di questi momenti di pura umanità paradossalmente contrapposti alla natura bestiale dell’uomo in guerra è un piccolo ma rifornito museo come pochi altri, ovvero il “Museo delle Forze Armate 1914-1945” di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza. Dal 2014, anno di inaugurazione, raccoglie ed espone migliaia di cimeli dalla prima guerra mondiale fino alla liberazione d’Italia del 1945 con decine di divise d’epoca, medaglie, sciabole, baionette, manifesti, libri e diversi tipi di attrezzatura e oggetti di qualsiasi tipo, molti dei quali provenienti direttamente dai campi di battaglia di tutt’Europa o dalle innumerevoli donazioni delle famiglie della zona. La struttura presenta una fedele e spettacolare ricostruzione di una comune trincea del Monte Pasubio con una baracca della truppa, una baracca comando e un infermeria, il tutto adornato da materiale originale con pezzi rari e pregiati. Ma il colpo d’occhio è dato soprattutto dalla grande quantità di armi originali e funzionanti sia della prima guerra mondiale che della seconda come le classiche Colt 1911 o Luger P08 ma anche fucili come il Vetterli-Vitali, il Carcano mod.91, il Mauser K98, il Garand M1 fino a mitragliatrici leggere come l’MG 34/42, la FIAT mod.1914, la Brixia, la SIA e fucili semiautomatici come l’MP40, il MAB, il Thompson M1A1, lo Sten, l’STG44 e molte altre. Sia all’interno che all’esterno del museo sono esposti numerosi veicoli, molti dei quali provenienti dalla Normandia dopo lo sbarco del 6 giugno 1944 come l’Halftrack M16A1, vari modelli di Dodge, l’Sd.Kfz. 251 tedesco, vari sidecar BMW e Zundapp, Jeep Willys, e soprattutto l’autocarro FIAT BL 18 utilizzato durante la prima guerra mondiale. Altra particolare e interessante caratteristica è il periodico rinnovamento del museo con nuove esposizioni che si rifanno a temi sempre diversi in modo tale da presentare materiale differente esplorando questioni e argomenti delle guerre non molto conosciuti. Attualmente il museo espone una mostra inerente al tema degli animali utilizzati durante la Grande Guerra con vari utensili e attrezzatura di mascalcia, selle, basti, colombigrammi, immagini da repertorio e molto altro per far conoscere l’utilità e la sofferenza di milioni di animali, soprattutto cavalli ma anche cani, muli, buoi, piccioni che servirono gli eserciti in vari modi salvando da morte certa interi reparti o trasportando pezzi d’artiglieria, munizioni e viveri. Ad ampliare, raccontare e far riviere quei tragici anni con la semplicità ed emotività delle parole vi sono soci appartenenti all’Associazione Cultori della Storia delle Forze Armate che, dal 2003, comprende esperti del settore con alle spalle una vita di esperienza in campo militare e dell’aviazione. Formidabili appassionati e soprattutto persone eccezionali come Stefano Guderzo (il direttore), Oscar Garbin, Mauro Cerato, Paolo Trevisan, Claudio Tabiello e per ultimo ma non meno importante Tarcisio Celadon ( artefice delle innumerevoli e prestigiose targhe, insegne ed iscrizioni presenti nel museo) contribuiscono ogni giorno in modo fondamentale al miglioramento della struttura e a tramandare la Storia con intriganti ed esaustive visite guidate. Il presidente Giancarlo Marin e il vicepresidente Carlo Cosaro, nel 2014, con la loro infinita passione e dedizione, decisero di fondare questo museo con l’obbiettivo di portare consapevolezza e orgoglio sia nelle menti che nei cuori delle persone per rendere onore agli innumerevoli uomini e ragazzi che caddero e morirono negli impervi monti, nei rapidi aerei, negli ardenti carri armati di El Alamein e nelle pesanti corazzate, grazie alla storia che ogni cimelio racconta e conserva.

Samuele Tonini

Samuele Tonini

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