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ECONOMIA VERONESE | giovedì 12 luglio 2018, 15:34

Gli acquisti di Bot europei, da parte della BCE, continueranno sino a tutto 2018. Dal 1° ottobre, sino al 31 dicembre, tuttavia, saranno limitati a 15 miliardi al mese.

A Riga, Lettonia, il 14 giugno 2018, il presidente della Banca Centrale Europea ha comunicato che il “quantitative easing”, o “Asset Purchase Programme”, o, ancora, chiaramente, in italiano, acquisto di titoli pubblici, da parte della Banca Centrale Europea, cesserà il 31 dicembre 2018. Tuttavia, con una variante, circa le quantità che verranno, entro tale data, acquistate.

Fonte immagine: InvestireOggi

Ossia, sino alla fine di settembre, si acquisteranno, 30 miliardi al mese di titoli pubblici europei, e, dal 1° ottobre, sino al 31 dicembre, solo 15 miliardi al mese. Draghi ha pure fatto presente che i titoli in portafoglio alla BCE, non solo non verranno venduti, ma saranno dovutamente reinvestiti in nuove emissioni, allo scopo di mantenere contenuti i tassi, che dovrebbero rimanere all’attuale livello, sino al 2019, e, comunque, ove necessario, anche oltre, per raggiungere quel tasso d’inflazione, non inferiore e non superiore al 2%, che ha motivato, nel 2015, appunto, l’acquisto dei Bot europei. Un 2%, che è considerato l’indice, adatto a creare sviluppo economico, pur garantendo stabilità dei prezzi, sebbene occorrano ulteriori provvedimenti, per raggiungere la meta di sviluppo desiderata. Meta, pur vicina, che, in sede europea, non raggiungerà, però, l’1,8%, si ritiene, nemmeno, nel 2020.

Scopo del QE era ed è di creare quella liquidità, cui privati ed imprese potessero attingere, attraverso il sistema bancario, a tassi molto contenuti e, quindi, favorevoli ed incentivanti, nonché tali da promuovere maggiore movimento economico e, quindi, crescita, che, come sappiamo, è misurata attraverso l’indice Pil. La BCE ha acquistato, sinora, oltre 2500 miliardi di titoli obbligazionari, talvolta anche di aziende private, diventando, quindi, forte creditrice dei vari Stati emittenti. Fra i quali, c’è anche l’Italia, con il suo eterno debito pubblico, che, in qualche modo, va pure ridotto…, anche a mezzo di quelle riforme, che dobbiamo sbrigarci a porre in atto, se non vogliamo essere considerati continua fonte di preoccupazione, per tutta l’area dell’euro. Euro, considerato da Mario Draghi moneta irreversibile, e da mezzo mondo, apprezzata come moneta di riserva, ma, che noi critichiamo, perché non ci permette di svalutare – non è con la svalutazione, che si risolvono i problemi, che ci schiacciano – mentre, guarda caso, torna gradita a molti e a numerosi altri, che vorrebbero vederla scorrere nei propri canali economici. Se è vero che mettere mano alla pesante eredità del debito pubblico nostrano è cosa complicatissima, è altrettanto vero che diverse misure migliorative della nostra economia sono possibili. Tentiamo di dimostrare buona volontà, madre di affidabilità, per porci sulla strada giusta.

Pierantonio Braggio


Pierantonio Braggio

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