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ECONOMIA VERONESE | lunedì 09 luglio 2018, 16:37

Dignità. Della Bella - Apindustria Confimi Verona: «La penalizzazione è doppia, con ritorno al passato, che scoraggerà gli imprenditori ad assumere».

«Un contratto a termine contrattualmente regolare e retribuito non è dignitoso? Il contratto a tempo determinato non è sinonimo di precarietà: il lavoro si crea, se si garantiscono condizioni di sviluppo, quindi stabilità nella crescita. Se cresce il PIL e aumenta il trend positivo possiamo, giustamente, pretendere solidità nei rapporti», commenta Renato Della Bella, presidente di Apindustria Confimi Verona, intervenendo sul Decreto dignità.

Fonte immagine: VeronaIn

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Per fornire occupazione, prosegue, «bisogna avere risorse da investire. Invece le PMI sono tartassate, da costo del lavoro e dell’energia, oltre che da un peso burocratico, senza paragoni in Europa. Pensare di irrigidire il mercato del lavoro, senza dare la priorità a tali criticità, è come curare il sintomo e non la malattia». A dare occupazione oggi, rappresentando il vero welfare in Italia, sono le PMI: 4 milioni e 300 mila piccole e medie imprese, che impiegano 16 milioni di addetti e rappresentano il 73,8% del PIL. «Molte sono aziende manifatturiere della nostra provincia, che non vivono del precariato dei propri collaboratori. Ogni nuova figura, se adeguata, trova spazio non per obbligo di legge, ma nell’interesse aziendale. Certo, gli abusi vanno fermamente condannati: servono forme di controllo e sanzioni per individuare chi utilizza e abusa in modo speculativo del contratto a termine», continua. Prossimi alla scadenza, sono migliaia di contratti e la scelta del Governo complica la vita alle imprese. «Sapevamo che la volontà di Di Maio era limitare a 24 mesi la durata dei tempi determinati e reintrodurre le famigerate causali, per legittimare l’apposizione del termine al contratto, dopo i primi 12 mesi – evidenzia. Sopravvive invece il contingente massimo del 20%, rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, perché la norma specifica non viene toccata. La penalizzazione è doppia, con un ritorno al passato, che scoraggerà gli imprenditori, ad assumere, dato il rischio, più che probabile, di contenziosi. E con il risultato che dopo dodici mesi, realmente, qualcuno sarà licenziato: allora sì, che si parlerà di precariato. Anche la somministrazione di lavoro, tramite agenzie, viene devastata». In tema di delocalizzazione, Della Bella intravede un panorama diverso: «Assisteremo sempre di più a delocalizzazioni di singoli prodotti, poi riportati in Italia, con costi nettamente inferiori. Soltanto se si torna a parlare di volontà di prosperità e si garantiscono condizioni di sviluppo e stabilità nella crescita, si può auspicare la creazione di nuovi posti di lavoro. Altro auspicio di Apindustria Confimi Verona, è che lo Split Payment venga rivisto e tolto a tutti, non soltanto ai professionisti, poiché le imprese maturano, nei confronti dello Stato, crediti Iva non agevolmente recuperabili, facendo nascere problemi finanziari e di liquidità. Per quanto riguarda lo spesometro – conclude –, è positiva l’unificazione a una sola scadenza annuale di quello relativo al 2018: era una nostra richiesta, da due anni. Almeno su questo, è prevalso il buon senso», info@apiverona.net.

Non possiamo che condividere le affermazioni, di cui sopra. Non tanto, per metterci dalla parte dei critici del Governo, ma, per suggerirgli di rivedere, se mira veramente alla crescita – pur apprezzando moltissimo l’affermazione del concetto “dignità” – quanto renderebbe peggiore la vita dell’impresa, in un mondo della produzione italiano, già sacrificatissimo, anche in fatto di produttività, e nel quale, ormai, il procedere economico, nella sua costante e, talvolta, improvvisa evoluzione, non è più determinato esclusivamente dal modo di conduzione dell’impresa stessa, della nostra impresa – anzi, ringraziamo Dio che c’è! – ma, purtroppo, in buona parte, è contaminato dalla globalizzazione e da altri fattori, che creano quotazioni delle merci stracciate e più che concorrenziali, rispetto alle nostre. E speriamo di non avere problemi, con la questione dazi doganali… L’atmosfera, poi, che si vive nell’azienda nostrana d’oggi, non è più quella, d’un tempo, da noi stessi, provata, quando, tutto il giorno eri controllato, alle spalle, da personaggi, con tanto d’orologio in mano, quando era un continuo spingerti a “rendere” di più, con parole e minacce, e quando era proibito solo provare a pensare di bere un caffè… L’azienda apprezza, ai nostri giorni, il collaboratore serio ed attivo e se lo tiene stretto, presso se stessa, ben conoscendo quanto sia prezioso il suo contributo: certo, il tempo del lavoro a tempo indeterminato – cui difficilmente, un tempo, in vero, non avremmo saputo rinunciare – è cosa di tradizione d’un tempo, è finito, proprio per quanto sopra cennato. Non ci si può inchiodare, quindi, su regole inveterate e dimostratesi fallimentari, addirittura, con la caduta dei regimi comunisti europei…, che, invece di avere creato benessere, nel mondo del lavoro, avevano originato solo miseria… L’impresa, dunque, produce e vende, solo se è, al tempo, anche competitiva – la qualità, da noi, non manca ed è internazionalmente riconosciuta, ma, occorre anche poter trovare chi la compra – o deve chiudere. E se chiude, cosa avviene, specialmente dei possibili contratti a tempo indeterminato? A tale scopo, l’impresa va facilitata il più possibile, con meno imposizione fiscale, con meno burocrazia e con quella flessibilità del mondo del lavoro, che potremmo e dovremmo semplicemente “copiare” – ci ripetiamo? – dall’invidiata/odiata Germania. Vogliamo effettivamente essere dalla parte dell’impresa e di quella essenziale crescita, che, purtroppo, stenta a farsi vedere? Semplifichiamole la vita, creiamole meno spesa, soprattutto, in fatto di fisco, di burocrazia e garantiamole stabilità politica. E, quanto ai lavoratori, riduciamo l’imposizione fiscale su salari, stipendi e pensioni, e reintroduciamo i voucher, prestando, ovviamente, maggiore attenzione a che gli stessi siano usati in modo rigorosamente corretto.

Pierantonio Braggio



Pierantonio Braggio

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