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ECONOMIA VERONESE | 03 marzo 2018, 08:28

Adolph von Menzel (1805-1915), grande pittore tedesco e autore d’una straordinaria “Piazza delle Erbe in Verona”, mondialmente nota.

Intervista con il pittore, M° Luciano Pelizzari, che, nel, suo monumentale volume “Menzel in Verona”, propone vita ed opere dell’artista di Breslau. Il libro sarà presentato il 15 marzo 2018, presso l’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, Verona.

Piazza delle Erbe in pittura

Piazza delle Erbe in pittura

Domanda: M° Pelizzari, Lei ha accuratamente studiato il pittore tedesco Adolph von Menzel e la sua arte. Ci spiega perché, parlando di lui, Lei ama citare gli artisti Pietro Annigoni ed Albrecht Dürer?


Risposta: il pittore Pietro Annigoni (1910-1988) amava Albrecht Dürer. Alla fine degli anni '30 del 1900, fece un viaggio a Norimberga, per visitare i luoghi "sacri", vissuti dal grande pittore tedesco. Una notte, volle sentirsi molto vicino al "suo pittore" e s’addormentò, appoggiato al portale dell’Albrecht-Dürer-Haus, al Tiergärtnertor. La polizia tedesca non ci mise molto ad avvistarlo e, scambiato per un ladro o per un barbone, l’arrestò.  Dimostrare così apertamente il proprio amore a Dürer, gli costò, dunque, quella disavventura. Che potrà capitare a me? Uno straniero, che ha osato dedicarsi a Adolph von Menzel, ad un altro Dio in terra, in Germania! Per dissipare ogni dubbio, e subito, dico che non ho voluto scrivere una nuova biografia di Adolph von Menzel. L’hanno già fatto in tanti e, credo, vi  sia così  poco da raccontare o da scoprire, ancora, che non possa apparire come un rimescolamento di carte, fatto in un certo modo, piuttosto che in un altro. Esistono sicuramente documenti o disegni "veronesi", non ancora ritrovati, ma, a dire il vero, scovare documenti, non era lo scopo principale della mia ricerca su Menzel. Certo mi piacerebbe avere tra le mani un foglio di carta, il suo atto di nascita… Riesco soltanto a immaginare lo sgomento, capitato allo storico tedesco Emil Möller, quando egli, per caso, si ritrovò tra le mani l'atto di nascita di Leonardo. Menzel non era Leonardo, ma era pure lui un genio. Gli studiosi del grande Artista tedesco non devono temere alcuna mia intromissione, nella loro sfera di conoscitori privilegiati o esperti. Ho fatto tradurre, invece, molte parti dei loro libri, che ho letto con vero piacere…



Domanda: libri e “Piazza delle Erbe in Verona”. Come ha conosciuto Adolph von Menzel e la sua imponente produzione, in disegno ed in pittura?


Risposta: ho imparato a frequentare le biblioteche fin da ragazzo. In casa, non c'erano libri ed ho dovuto arrangiarmi nel modo, in cui mi era possibile. Tuttavia, ho pubblicato il mio primo libro, a poco più di vent'anni, e, anche oggi, in Germania, sono tornato a essere quel ragazzo dai modi gentili, che frequentava le biblioteche di mezza Italia ed a ricevere il rispetto delle persone colte. Ogni volta che mi sono cimentato in un'impresa, ho avuto la sensazione di sentire sul mio collo il fiato dei personaggi, cui, via via, mi sono interessato. Con Menzel, ho provato la stessa sensazione, come se lui volesse proteggermi, nell'affrontare insieme questa folle avventura, che ha rubato giorni preziosi al mio lavoro di pittore. Ma, questa è la mia vita e sono abbastanza preparato a vivere imprese al limite del possibile, come questa.  Ho incontrato Menzel, dunque, nell'autunno del 1985, a Bad Kreuznach – cittadina del Land Rheinland-Pfalz, a pochi chilometri da Bingen e da Mainz – per seguire alcune mie esposizioni, curate dal dr. Richard Auernheimer, gallerista, collezionista e persona molto colta, un autentico umanista, proprietario di una grande biblioteca, scrittore a sua volta, politico di professione e molto conosciuto nel Land Rheinland-Pfalz.

L'istinto, e forse qualcos’altro, m’avevano fatto entrare in una libreria, dove non ero mai stato. Un colpo di vento mi aveva tolto dalle mani una ricevuta postale, un’altra raffica l'aveva spinta dentro una libreria, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. La ricevuta si fermò davanti ad un grande scaffale, pieno di libri. Non mi ci volle molto ad adocchiare un volume, scritto da Jens Christian Jensen e pubblicato da DuMont: “Adolph Menzel”. Mi accorsi subito dell'opera “Piazza delle Erbe in Verona”, raffigurata in due foto. Una grande sorpresa, perché non sapevo chi fosse Menzel e neppure dell'esistenza di tale dipinto!


Domanda: la Sua abitazione, a Verona, guardava su Piazza delle Erbe… Già arte da se stessa, Lei l’ha riscoperta, nel magnifico dipinto di Adolph von Menzel… Qualche impressione?


Risposta: da nove anni, avevo studio e abitazione in Piazza delle Erbe, a Verona, nella famosa casa dei "Mazzanti", dalla facciata, piena di affreschi del mantovano Cavalli. Il mio balcone si trovava sul centro della piazza, sopra il Caffè Filippini, proprio davanti alla statua di Madonna Verona… Da esso, potevo dominare tutta la piazza, la stessa, che, 100 anni prima, aveva impressionato Menzel. Le riproduzioni, pubblicate da Jensen, prima citato, mi toccarono nei punti deboli: lo ricordo ancora perfettamente, si tratta di quelle circostanze della vita, che è impossibile evitare. Tutto ciò potrà sembrare frutto di mia fantasia, ma esso è accaduto realmente. Negli anni successivi, gli stimoli ricevuti dalla conoscenza dell'opera di Menzel, mi hanno procurato occasioni, per conoscere alcuni decenni di storia tedesca e di scoprire artisti di grande valore, sconosciuti in Italia, Menzel compreso. Ciò, grazie all'opportunità, concessami dall'amico Martin Barbian di Saarbrücken, di poter recuperare tanti libri importanti, sulla storia della pittura tedesca dell'Ottocento.


Domanda: ci esprime la Sua opinione sull’attrazione, esercitata da Verona su Adolph von Menzel?


Risposta: von Menzel raggiungeva l’Italia in treno, sostando alcune ore in alcuni luoghi del Trentino, dell’Alto Adige, della Lombardia e del Veneto. Suo desiderio era di raggiungere Venezia, ma, Verona, lo fece restare e, nei pochi giorni di permanenza nella città dei Della Scala, Menzel disegnò senza sosta, riempendo taccuini di viaggio e fogli di carta di piccolo formato… S’immagina quell'uomo, alto 1 metro e 36 cm., con una testa enorme, attaccata ad un corpo mingherlino? Vedeva le cose da tre quarti in su, confuso tra i banchi di Pazza delle Erbe e la folla, tra insalate, cavolfiori, broccoli e quant'altro offriva il mercato, nonché, tra gabbie, con uccelli e conigli, tra un vociare e un gesticolare, che per lui erano inediti. Si muoveva tra le sottane delle donne e le gambe nude di giovanotti, in cerca dell'allocco del giorno, da ripulire. Giovanotti troppo svelti di mano, ma estremamente fantastici per un pittore come lui, che non pensava mai al lato negativo delle cose e che era a Verona, solo per disegnare. Stregato dagli affanni quotidiani di quella foresta dai mille colori, il mercato di frutta e verdura, Menzel eccitò i propri sensi, lavorando con grande entusiasmo, mentre Piazza delle Erbe, la bella e magica piazza del popolo veronese, gli procurò un'emozione tale, che perdurò altri due o tre anni e gli permise di realizzare, a Berlino, il grande dipinto, oggi al centro del nostro interesse.


Domanda: come programmava e decideva Menzel i suoi viaggi…? Viaggi di semplice svago o di ricerca e di studio?

 

Risposta: chi aveva consigliato a Menzel il viaggio in Italia? Forse membri della famiglia del Kaiser, dell’imperatore tedesco, venuti più volte in Italia, in visite ufficiali o sotto falsi nomi. Menzel li conosceva tutti. Forse, l’ha consigliato lo scrittore Theodor Fontane, la cui figlia conosceva bene Verona. O, forse, e molto probabilmente, è stato il pittore Albert Hertel, suo grande amico, a parlargli della città scaligera… Una volta a Verona, in Piazza delle Erbe, una giovane donna si muove tra i banchi delle verdure… Menzel la conosce bene, l’osserva, ne è affascinato, complice nel gioco della seduzione. Lei è bella e il grande pittore le ha già fatto alcuni ritratti. La donna è disponibile al gioco, si porta dietro Menzel per la città, fino al sarcofago, che la leggenda dice sia stato di Giulietta: luogo dell'amore triste, dell'amore tragico. Menzel, intanto, disegna il suo "idolo", con quelle finezze della femminilità, che lui sapeva cogliere e individuare. Il nome della donna era Clara ed era la moglie del citato Albert Hertel. Il suo volto appare, oggi, in tre immagini veronesi... Clara conosceva molto l'Italia e, a Verona, amava essere con il piccolo, grande pittore…


Domanda: come fu accolto, in Germania, il menzionato dipinto “Piazza delle Erbe in Verona”? Forse, mi spingo troppo avanti… Ho saputo che Lei, con il Suo poderoso libro, ha fatto attribuire alla tela in parola, il suo vero, straordinario valore e che di esso, finalmente, si parlerà anche a Verona…


Risposta: il quadro di Piazza delle Erbe, alcuni disegni realizzati a Verona e altri, con modelli italiani, prodotti a Berlino, furono esposti, nel 1884, nella capitale tedesca e, un anno dopo, a Parigi. Il dipinto Piazza delle Erbe suscitò, fin dal suo primo apparire, reazioni contrastanti a Berlino, ma ricevette grandi applausi a Parigi. La critica tedesca, per la prima volta, non fece complimenti a Menzel, anzi si espresse con termini abbastanza negativi: il quadro di Piazza delle Erbe non convinceva. Era visto come lavoro troppo “caotico e male dipinto”. Il taglio scelto da Menzel impediva una vista omogenea. Troppi dettagli a disturbare l'assieme. Insomma, un'opera non tedesca. Tutto questo procurò a Menzel molti dispiaceri... Vento nuovo era in arrivo e, forse, per lui era giunta l'ora di ritirarsi. Da allora, infatti, s’isolò e non volle più dedicarsi ad imprese del genere. Il "viaggio in Italia” è stato l'ultima delle iniziative speciali, intraprese da Menzel: nel 1881, aveva 66 anni. Il dipinto di “Piazza delle Erbe” è stato completato, tre anni dopo, con un lavoro d’oltre due anni. Fino agli anni '90 del 2000, pur continuando Menzel ad essere considerato uno dei grandi della pittura tedesca, l'opera “Piazza delle Erbe” venne quasi ignorata e ciò, fino alla pubblicazione del volume "Menzel in Verona", da parte del sottoscritto, che ribaltò tutte le teorie e la confusione di idee, che contribuirono ulteriormente a peggiorare la critica ufficiale. Come pittore e come studioso non contaminato, tolsi di mezzo tutte le stupidaggini e le idiozie che avevano coperto l'opera. Mi fece fari un ingrandimento del dipinto di 3 metri per 5 e lo piazzai nel mio studio, a Saarbrücken, per qualche anno. Con grande semplicità e con passione, entrai nel dipinto, dettaglio per dettaglio, e rilevai tutto ciò, che nessuno aveva saputo vedere. Da li, è partita la mia campagna di demolizione delle troppe sciocchezze scritte, sullo straordinario dipinto. Il destino ha voluto che l'opera passasse in Germania, nonostante tutto quel fumo precedente, e, dal 2008, anno della pubblicazione del volume, il mondo culturale e critico cambiò parere su "Piazza delle Erbe in Verona" di Adolph von Menzel. Da allora è questa l'unica opera ad essere pubblicata ovunque. Ora, si dedicano capitoli a questo lavoro e, per la prima volta, i critici si sono tolti gli occhiali. Menzel, sicuramente, oggi, sorride e non dimentica l’amico italiano, il pittore Pelizzari. La presenza a Verona di Adolph, forse impercettibile, forse sotto forma di brezza, a volte, la sente Luciano sulle sue spalle. C'è ancora molto da lavorare... Una grande mostra “Menzel”, a Verona, la prima in Italia, forse sarà il secondo passo, dopo quello voluto e previsto dall'Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere della città scaligera, per il 15 marzo 2018…


Domanda: vedere, studiare e ritrarre, durante i suoi viaggi, era, dunque, caratteristica particolare di von Menzel. Attraverso i suoi lavori, ho avuto modo di sapere, von Menzel avrebbe dato inizio all’Impressionismo. Qual’è il Suo autorevole parere in merito?


Risposta: alcune, tra le opere più importanti di Menzel, sono state realizzate dopo un viaggio, il primo dei quali lo portò a Parigi, nel 1855. Dieci anni prima, Adolph aveva realizzato il dipinto "Das Balkonzimmer" (Berlin, Alte Nationalgalerie, 1845), ritenuto universalmente il primo dipinto impressionista della storia dell'Arte. Menzel è stato l'iniziatore dell'Impressionismo. Tre capolavori sono collegati ai suoi viaggi a Parigi (1855 - 1867 - 1868): "Theatre du Gymnase" (Berlin, Alte Nationalgalerie, 1856), "Ein Nachmittag im Tuileriengarten" (Dresda, Gemäldegalerie Neu-Meister, 1867), "Pariser Wochentag" (Düsseldorf, Kunstmuseum, 1869). Un episodio, che ha prodotto un autentico capolavoro è collegato ad un viaggio in Slesia: "Das Eisenwalzwerk - Moderne Cyklopen" (Berlin - Alte Nationalgalerie, 1872-1875). Altra opera fondamentale di Menzel è la "Prozession in Hofgastein" (Monaco di Baviera, Neue Pinakothek, 1880), pure derivata da un viaggio in Tirolo. L'ultimo capolavoro di Menzel, il già più volte menzionato "Piazza delle Erbe a Verona" (Dresda, Gemäldegalerie Neue-Meister, 1884) è legato ai suoi tre viaggi nella città dell’Adige. Da notare, che i viaggi in Italia settentrionale, sono stati stimolati più che altro da curiosità di andare a “vedere”, più che dallo scopo di volersi abbeverare alla fonte della cultura italiana, come avevano fatto tanti romantici tedeschi, francesi e inglesi. Menzel fece tali viaggi di pochi giorni in treno, sostando in alcuni luoghi del Trentino Alto Adige (Südtirol), della Lombardia e del Veneto, toccando Bolzano, Merano, Trento, Bressanone. Chiavenna, Como, Brescia e Verona. L'idea era di raggiungere Venezia, ma, come prima accennato, Verona lo trattenne. Menzel disegnò senza sosta, sui taccuini di viaggio, gli Skizzenbücher, e su fogli di carta di piccolo formato. Tornato in patria, non dimenticò il sogno italiano, anzi, negli anni 1881-1883, Menzel intensificò il proprio rapporto con modelli italiani (soprattutto abruzzesi), presenti a Berlino.



Domanda: a che anno risale l’opera “Piazza delle Erbe in Verona” e come è considerata oggi, dal punto di vista artistico?

Avrà avuto sicuramente una sua storia…


Risposta: nel 1884, l'opera “Piazza delle Erbe in Verona”, una volta finita, fu esposta a Berlino, accompagnata da molti disegni, realizzati a Verona e da quelli ispirati ai citati modelli d’Abruzzo. Nel 1885, fu la volta di Parigi, al Pavillon de la Ville de Paris. Il quadro di Piazza delle Erbe suscitò, come già ricordato, reazioni molto negative a Berlino e grandi applausi a Parigi. La critica francese, infatti, espresse grande ammirazione, per il dipinto e anche per l'opera in generale del pittore tedesco, mentre ostile fu la critica tedesca e tale, che procurò a Menzel, come menzionato, molti dispiaceri… Il "viaggio in Italia" rappresenta l'ultima delle iniziative particolari, intraprese da Menzel. Il dipinto di Piazza delle Erbe è, oggi, universalmente considerato un capolavoro: è stato il dipinto di Menzel più pagato, lui vivente. Si trattò d’una somma enorme, per quei tempi. Dopo alcuni passaggi di mano (ovviamente tutti documentati), il dipinto venne acquistato da Emil Meiner di Leipzig e, ceduto nel 1905, dopo la morte del pittore, alla Gemäldegalerie Neue-Meister di Dresden.  Ma, cosa rende straordinaria l'esperienza italiana del pittore tedesco? In breve: essa presenta una nuova maturità dell'artista, perfezionata nello stile e nell’enorme capacità di sintesi. In pochi minuti, egli, realizzava disegni straordinari. E cosa rende interessante e importante la nostra ricerca sui viaggi di Menzel in Italia? Essa è la prima ad essere completa e stampata, la prima realizzata da un italiano. Il tedesco Sven Kuhrau, nel 1994, realizzò l’importante tesi di laurea, sui viaggi in Italia del bostro pittore, dal titolo: “Adolph Menzels Piazza d'Erbe zu Verona". Magisterarbeit am Fachbereich Geschichtswissenschaften der Freien Universitat Berlin, 1994. Il lavoro non ottenne alcun risultato, non venne stampato e non ebbe seguito. Parlando con lui, alcuni anni dopo (era mia intenzione coinvolgerlo nel presente progetto), mi rispose, sconsolato, che non ne voleva più parlare. Eppure, il suo lavoro era buono, mancava di alcune parti, presentava riflessioni un poco incerte e sicuramente ha pesato mancanza di un "padrino". Peccato.


Domanda: come vede Lei, oggi, il pittore Adolph von Menzel?

Risposta: la mia ricerca è durata oltre dieci anni, in collaborazione con oltre 100 musei nel mondo, case d'asta e decine di collezionisti europei e americani. Essa rappresenta anche il tentativo di evidenziare la qualità, sia tecnica che estetica dei lavori in tema, più che una ricerca storica, ampiamente realizzata da molti studiosi. Menzel è ritenuto nella sua terra il più grande artista tedesco dell'Ottocento e tra i più grandi della Germania, dove egli è considerato un "intoccabile" e Monumento nazionale. La sua fama è universale (in Italia è conosciuto solo marginalmente e in relazione al primo dipinto impressionista della storia "Das Balkonzimmer", del 1845). La sua reputazione è solidissima, il suo prezzo, oggi, è enorme: dopo Dürer, è l'artista tedesco più cercato, in campo internazionale. Non si guardi, però, alle quotazioni dell'arte moderna: quella è follia pura, provocata da criminali senza scrupoli e da idioti, disposti a spendere. Fin che durerà questo matrimonio, le pazzie aumenteranno sempre più, fino a raggiungere il puro delirio. Ma un giorno, anche un semplice collasso ne causerà la rovina e tanti collezionisti dovranno ricorrere ad un revolver, per sistemare le cose… Ho vissuto, dicevo, quindici anni in Piazza delle Erbe, a Verona. Forse, sono stati gli ultimi quindici anni d’osservazione d’un'autentica piazza. Ho avuto la possibilità di vivere un'esperienza straordinaria, che mi ha permesso di capire la "vera vita della piazza". E, forse, soltanto un italiano, un giovane pittore italiano, poteva entrare nell'anima italiana del genio tedesco Menzel e di carpirne tanti segreti. Negli ultimi vent’anni, numerose esposizioni sono state dedicate a Menzel: Parigi, Musée d'Orsay, Paris, 15 aprile -28 luglio 1996;  National Gallery of Art, Washington D.C., 15 settembre  1996 -  5 gennaio 1997;  Nationalgalerie im Alten Museum, Berlin, 7 febbraio - maggio 1997. Nel 2005, la Citta' di Dresden, nel centenario della morte, ha dedicato a Menzel una grande mostra nel Residenzschloss di Dresden, 21 novembre 2005 - 20 Febbraio 2006. Una sezione della mostra era dedicata a Verona. In occasione del proprio semestre europeo, la Germania ha organizzato una grande mostra a Bruxelles, nel Palais des Beaux-Arts Brussel, dall’8 marzo al 20 maggio 2007, dal titolo "Blicke auf Europa". Europa und die deutsche Malerei des 19. Jahrhunderts. L'artista centrale della mostra era Menzel (Das Auge Europas - l’Occhio d’Europa): l'opera, che apriva la mostra era il dipinto di Piazza delle Erbe, a Verona.  La  Citta' di Ingelheim am Rhein,  per tramite della Kreisverwaltung Mainz - Bingen, Partnerschaft der Provinz Verona, organizzò, nel 2008 (ottobre-dicembre), nell'Altes Rathaus di Ingelheim am Rhein, una grande mostra dal titolo: Menzel in Verona. Tale esposizione rientrava nei festeggiamenti per il Giubileo (2008), tra la Provincia di Verona e le Province di Mainz-Bingen. La Sparkasse Rhein-Nahe, altre istituzioni delle Regioni Rheinland-Pfalz e del Saarland, con l' intervento di due sponsor tedeschi, hanno finanziato la mostra. Il catalogo, che verrà presentato a Verona, il 15 marzo, era il catalogo della mostra citata.


Domanda: Le risulta che la stampa veronese si sia, qualche volta, occupata del grande genio von Menzel, che, con la sua “Piazza delle Erbe in Verona”, ha reso nota in tutto il mondo la città scaligera?


Risposta: mi piace, ora, raccontare una piccola storia veronese legata al nostro Pittore. Un giorno, l'amico Federico Dal Forno venne a trovarmi, aveva con lui l'articolo di un giornale, firmato da Guido Zangrando, e parlava dell'opera di un pittore tedesco, opera che il Zangrando aveva avuto modo di vedere a Dresden, in occasione di un suo viaggio nel 1940. L'articolo apparve in "Verona e il Garda", tra Novembre e Dicembre del 1940, alle pagine 23-26, con il titolo: "Piazza delle Erbe, nell'interpretazione d'un grande pittore tedesco dell'Ottocento". Senza dubbio è il primo articolo scritto da un italiano, su un giornale del Veneto.


Domanda: ci offre qualche dato sulla vita di Menzel?


Risposta: Adolph Friedrich Erdmann von Menzel, nasce a Breslau, Slesia (oggi, Wroclaw, Polonia), l'8 dicembre 1815, figlio di Carl Erdmann Menzel (Mentzel) e di Charlotte Emilie Okrusch. Il padre di Menzel, nato a Stadtel bei Namslau, in Slesia, il 26 Agosto 1787, muore a Berlino,  il 5 gennaio 1832. Charlotte Emilie Okrusch, nata a Breslau il 25 Novembre 1794; muore a Berlin l'8 ottobre 1846. Il padre della madre era professore di disegno all'Elisabetanisches Gymnasium di Breslavia. Nel 1818, il padre di Menzel lascia il suo lavoro al Schul-Institut, del quale è direttore e apre una stamperia, specializzata in grafiche litografiche. Nel 1823, il 25 Luglio, nasce la sorella Emilie Charlotte Amalie. Nel 1826, nasce il fratello Richard Karl Friedrich (3 Novembre). Nell'aprile del 1830, tutta la famiglia si trasferisce a Berlino. Due anni dopo (5 gennaio), muore il padre del pittore. All'eta' di 16 anni, Menzel diventa capo-famiglia. Con il suo lavoro litografico, deve mantenere tutta la famiglia. Dal passaporto di Menzel (Reisepass), possiamo ricavare alcune informazioni – i dati sono limitati al 1852: Grösse: 1 Fuss, acht Zoll / Haar: blond / Stirn: hoch / Augenbrauen: blond / Augen: blaugrau / Nase: spitz / Mund: gewöhnlich / Statur: klein.  Nel 1845, Menzel dipinge "Das Balkonzimmer", la camera del balcone. Un anno dopo, l'8 Ottobre, muore la madre di Menzel. Il 9 Febbraio 1905, Menzel muore a Berlino. Quattro giorni dopo, gli vengono dedicati i funerali di Stato, alla presenza del Kaiser Guglielmo II. La cerimonia è realizzata nella Rotunde des Alten Museums, nella Rotonda del Vecchio Museo. Il 28 marzo, la Nationalgalerie di Berlino gli dedica una gigantesca Gedenkausstellung o mostra commemorativa, e nel 1906, dopo una lunga negoziazione, la sorella di Menzel, cede alla Nationalgalerie oltre 6000 opere originali del fratello…


Domanda: abbiamo più volte parlato di un Adolph von Menzel, viaggiatore. Certamente, Lei può darci un quadro completo delle sue mete…


Risposta: i viaggi estivi di Menzel dovrebbero essere cominciati nel 1851, con una visita al Mare Baltico e con ritorno a Stettin. Tuttavia, l'anno dopo, Menzel realizza uno dei viaggi più importanti della sua vita, in compagnia della sorella. Toccano Bamberg, Norimberga e Monaco di Baviera. Poi, attraverso l'Austria, vanno a Salisburgo e a Berchtesgaben e, con una crociera sul Danubio, toccano anche Vienna, Regensburg, Passau, Linz e, di ritorno, si dirigono verso Praga. Negli anni successivi, quasi ogni anno, e molte volte con la sorella, Menzel intraprende un lungo viaggio. Nella primavera del 1859, la sorella si sposa con Hermann Krigar, direttore reale d’orchestra. Sempre nello stesso anno, Menzel visita il Tirolo: Kufstein e Innsbruck. Il 23 luglio 1864, il fratello Richard, fotografo, si sposa con Elise Preuss. Nemmeno un anno dopo, il 14 luglio, giunge la notizia a Menzel della morte di Richard. Nel 1867, dalla fine di maggio, fino ai primi di agosto, Menzel è a Parigi, in visita alla Mostra Universale: è in compagnia della cognata e del pittore Meyerhein. A Paris, Adolph conosce Meissonier, anch’egli invitato ad esporre con Menzel e Meyerhein, nel Palazzo dell'Industria. Con il pittore Ludwig Knaus, il gruppo visita il Louvre. Si ritiene che, durante la permanenza a Paris, Menzel abbia visitato le mostre di Courbet, di Manet e di Millet ed anche una commemorativa, in onore di Ingres. Il pittore Giovanni Boldini era rientrato a Parigi dall'Italia l'8 luglio. Si ritiene che, tra luglio e agosto, sia avvenuto il primo incontro con Boldini e quelli con Alfred Stevens, Louis Ricard e Jean Léon Gérôme. Un anno dopo, sempre a Parigi, Menzel presenta "Das Kronungsbild" e altri due dipinti. Nel 1875, la Nationalgalerie di Berlin gli acquista due opere fondamentali per Menzel: Das Eisenwalzwerk e Flötenkonzert. Queste due opere, nel 1878, verranno esposte alla Weltausstellung di Paris. Nell'estate del 1880, Menzel è a Dresden, per incontrare il suo mercante Wagner Hermann Pachter. Quanto al viaggio del 1881, Menzel decide per l'Italia. Il catalogo della mostra del 1980 alla Nationalgalerie di Berlino, propone queste tappe: Frankfurt am Main, Freiburg im Breisgau, Lucerna, Interlaken, Ginevra, Como, Brescia, Verona, Vicenza, Trento, Bozen, Merano, Monaco di Baviera, Berchtesgaden, Vienna.

Nel 1882, Menzel è a Verona, per la seconda volta. Secondo Marie Ursula Riemann-Reyher, la più grande esperta di Menzel, il tragitto, dalla capitale austriaca, è stato il seguente: Vienna, Berchtesgaden, München, Passo dello Spluga, Madesimo, Campodolcino, Chiavenna, Como, Brescia e Verona. Il 16 agosto, dal Passo dello Spluga, Menzel scrive una lettera alla sorella: "Morgen nach Chiavenna. Das ist so gekommen. Es war doch allgemacht in mir der Entschluss gereift, bei solcher Nähe, nicht zu versäumen mir in Verona noch einiges zu besehen... Domani andrò a Chiavenna. Così è capitato. Ho maturato la decisione, che, data la vicinanza, non dovrò perdere l’occasione di vedermi qualcosa a Verona… Nel 1883, terzo ed ultimo viaggio a Verona: da Regensburg a Garmisch, quindi, Verona e ritorno, in direzione di Dresden. Il 1885, è l'anno delle esposizioni del dipinto di Piazza delle Erbe. Dopo Parigi, anche Vienna gli organizza una mostra presso l'Österreichischer Kunstverein. Dalla fine degli anni Ottanta del 1800, Menzel si reca, quasi ogni anno, a Kissingen, la località, che era diventata la sua prediletta…



Pierantonio Braggio



Pierantonio Braggio

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