ECONOMIA VERONESE | venerdì 20 aprile 2018 03:02

Cerca nel web

ECONOMIA VERONESE | venerdì 12 gennaio 2018, 17:37

Star Wars: gli ultimi Jedi, la nostalgica innovazione di Johnson sorprende

Sono passati quarant'anni esatti dall'uscita del primo episodio (in realtà il quarto) di una delle saghe più conosciute nell'immaginario collettivo e da allora altri otto film (incluso lo spin-off/prequel Rogue One: A Star Wars Story) hanno esplorato in maniera spettacolare, chi più, chi meno, un universo sostanzialmente infinito, profondo, composto da personaggi memorabili e avventure coinvolgenti.

Ora il regista statunitense Rian Johnson ha preso le redini della saga dirigendo e scrivendo il secondo capitolo della terza trilogia ovvero Star Wars: Gli ultimi Jedi.

La pellicola inizia dove “Star Wars: il Risveglio della Forza” ci aveva lasciati, con un enorme cliffhanger che aveva provocato la formulazione di innumerevoli teorie, alcune fondate, altre utopiche sull’evoluzione della storia da parte dei fan. Le armate e la flotta del Primo Ordine guidate dal potente leader supremo Snoke (interpretato dal maestro della motion capture Andy Serkis) , il suo apprendista Kylo Ren (Adam Driver) e il generale Hux (Domhnall Gleeson) non danno tregua alle forze della Resistenza comandate dal generale Leia Organa (interpretata da Carrie Fisher, scomparsa all’età di 60 anni il 27 dicembre 2016) la quale, con l’aiuto dell’ex assaltatore Finn (John Boyega), del pilota Poe Dameron (Oscar Isaac) e Rose (Kelly Marie Tran) cercano di sfuggire agli inseguitori, mentre Rey (Daisy Ridley), arrivata sul pianeta incontaminato Ahch-To, trova un Luke Skywalker invecchiato, profondamente cambiato e oppresso dai sensi di colpa, che cerca una via di redenzione o di fuga dagli errori del passato, chiudendosi in se stesso e rinunciando al potere della forza. La sceneggiatura di Johnson risulta maggiormente efficace sotto tutti i punti di vista, rispetto a episodio 7, strutturando una trama in grado di appassionare per tutta la durata (152 minuti) con spunti innovativi e altri nostalgici ma non esente da difetti, tra i quali risultano discutibili alcune scelte esagerate e non propriamente adatte al contesto che potrebbero far storcere il naso ai fan più longevi e accaniti nondimeno bilanciate da entusiasmanti ritorni al passato, scene evocative e brillanti dialoghi che conquisteranno chiunque. La regia di Johnson punta sull’enfatizzare i particolari, i personaggi e le spettacolari battaglie spaziali a differenza di quella più personale e meno dedita all’azione di J. J. Abrams, il primo riesce a sorprendere con scene suggestive e cariche di profondi significati che rimandano alla trilogia originale in maniera magnifica, inoltre dirige le numerose scene d’azione con grande maestria accompagnate da una CGI realistica e di alta qualità. Un plauso allo sviluppo dei personaggi principali che evolvono in maniera inaspettata e complessa con un susseguirsi di colpi di scena così potenti da avvicinarsi a quelli che fecero dell’episodio 5 “L’impero colpisce ancora” il migliore della saga. A comporre la colonna sonora troviamo, ovviamente, il celeberrimo John Williams che dopo aver lavorato ad ogni singolo episodio e aver compiuto 85 anni riesce nuovamente a creare delle musiche sublimi che esaltano all’ennesima potenza i punti cardine della pellicola. Inoltre, “Gli ultimi Jedi”, a detta del grande designer Neal Scanlan, è l’episodio con più effetti speciali “pratici” e animatronic della saga contando la realizzazione di circa 200 creature, una caratteristica non comune ad Hollywood dove, col tempo, diventa sempre più ricorrente l’utilizzo della computer grafica piuttosto di modelli reali essendo questi ultimi più laboriosi e dispendiosi sia in termini economici che temporali.

Quindi Johnson sforna non solo un notevole Star Wars ma anche una pellicola con basi solide sorrette da fondamenta di valori e virtù che non appartengono solo ad un universo creato da una mente di geniale fantasia quale è George Lucas ma anche a tutti noi. La speranza, la rivalsa dai propri errori e l’accettazione di noi stessi sono solo alcuni aspetti che il regista vuole trasmettere allo spettatore facendolo divertire ed emozionare allo stesso tempo, che sia una un adulto, un giovane, una persona comune o un fan di lunga data. Per questi Johnson regala un ultima interpretazione degna di nota della compianta Carrie Fisher la quale era e sarà sempre la persona che combatté per tutta la vita contro i mali di essa e per molti rimarrà l’affascinante Principessa Leia, figura immortale della cinematografia moderna.

Il cinefilo





Pierantonio Braggio

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore