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ANNUNCI E VARIE | mercoledì 06 settembre 2017, 23:12

Cimitero Austro-Ungarico di Verona.

Ricordati caduti austriaci, ungheresi e veronesi delle battaglie di Solferino (1859) e di Custoza (1866), nonché della prima e della seconda guerra mondiale.

Verona, sempre stata grande centro militare, data la sua posizione geografica e strategica, svolge, attraverso l’ente AGEC, presieduto da Massimo Galli Righi, opera di costante manutenzione del piccolo Cimitero Austro-Ungarico, iustituito dall’Austria stessa, nel 1851, nella zona, oggi cittadina, di Savàl. Il cimitero vide più di cento anni d’abbandono, rischiando anche di essere eliminato, quando, fra il 1986 ed il 1988, fu completamente riqualificato ad opera della Croce Nera Austriaca, che, indipendentemente da ogni colore, cura cimiteri militari, e dal Corpo giovanile dei Vigili del Fuoco dell’Alta Austria. Giovani, che abbiamo visto personalmente al lavoro, ricreando dignità al sacro luogo e riportando alla luce stralci di terribile storia, che non vanno dimenticati. Riposano nel Cimitero di Savàl 5684 soldati, fra austriaci, ungheresi, italiani e veronesi delle battaglie di Solferino (1859) e di Custoza (1866), nonché della prima e della seconda guerra mondiale. Le vittime scaligere sono state dovute al fatto che molti veronesi prestavano servizio nell’allora guarnigione d’Austria-Ungheria, presente a Verona, sino al 1866. Ogni anno, su iniziativa del console generale onorario d’Ungheria, Verona - Budapest, Lajos Pintér – che ha ringraziato i veronesi, per l’ottima, costante manutenzione del Cimitero – si tiene una speciale celebrazione-ricordo. In occasione di quella del 24 agosto 2017, ha reso gli onori militari un folto drappello di giovani militari, in uniforme, dell’Accademia Militare “Ludovica” di Budapest, creata nel 1808. Su ogni lapide, delle quali, molte originali e la maggioranza, recenti, dovute, appunto, ai restauri degli anni Ottanta, è stato posto dai militari ungheresi un lume e, sulle pietre celebrative, corone d’alloro. L’assessore Marco Padovani, in rappresentanza del sindaco, Federico Sboarina, portando il saluto dell’Amministrazione comunale, ha sottolineato come l’evento descritto sia motivo d’importante incontro, di rinnovamento dei legami d’amicizia fra Verona e l’Ungheria, nonché di rafforzamento di sempre maggiore integrazione europea. Impeccabile è stato il contributo dell’interprete Mónicka Szilvia Karancsy, del Ministero della Difesa ungherese.

L’occasione, in un momento di fraterno incontro, ha permesso di conoscere il famoso amaro ungherese “Unicum”, prodotto dal 1790 dall’ungherese famiglia Zwack, Budapest, con estratti di ben quaranta erbe officinali. Dell’Unicum c’è anche la versione al sapore di szilva o prugna.

Pierantonio Braggio


Pierantonio Braggio

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