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POLITICA & SOLIDARIETA' | 09 luglio 2013, 15:11

LA NAVE AFFONDA, NON RESTA CHE INDIPENDENZA VENETA

Riceviamo e pubblichiamo volentieri le opinioni del dott. Paolo Pendenza su un tema di grande attualità.

LA NAVE  AFFONDA,  NON RESTA CHE INDIPENDENZA VENETA

L’Italia va male! Oh, che bella scoperta! Dobbiamo cambiare! Oh, che brillante idea! Quindi cosa si fa? Cambiamo l’equipaggio della nave e questa si raddrizzerà! (una “genialata” unica!) Ingenuità o malafede? Orietta Berti cantava “fin che la barca va, lasciala andare”… ma quando non va più, che si fa? Sono settant’anni che si provano a cambiare l’equipaggio, ma ad eccezione del colore bianco, rosso, verde, nero o arcobaleno della divisa di chi era mandato ad agitarsi sul cassero, non è mai cambiato nulla. La nave continua ad affondare.  Hanno provato decine di volte a sostituire anche il comandante, ma che si fosse chiamato Andreotti, Moro, Craxi, Berlusconi, D’Alema, Monti o Letta, la nave ha imbarcato sempre più acqua. Ergo: non è mai stata questione di uomini, di comandanti o di equipaggi.  Il problema è stato sempre proprio quella nave. E’ nata vecchia ed ancorata a modelli culturali gattopardeschi!  Cambiategli il colore finché volete, ma il bastimento Italia, che è più carretta del mare che incrociatore, continuerà ad andare sempre più a fondo. E’ talmente marcio che neppure un miracolo potrebbe più salvarlo. Sembra fatto con le lamiere riciclate delle Fiat degli anni 70: marce all’origine.

Per quanto riguarda lo Stato italiano, sperare che un giorno nasca un partito od una persona in grado di risolvere la sua grave situazione strutturale, non è solo utopia  ma, come l’esperienza avrebbe dovuto insegnarci, è cecità vera e propria. A sottolineare il danno non c’è stata solo l’incapacità e la malafede di una classe politica di “picciotti”, a cui si è aggiunto ora il Passator Scortese Grillo (una sorta di Robin Hood italiano nato per ridare pie illusioni ad un popolo di creduloni), ma anche la mancata volontà di afferrare il toro per le corna. Sì, d’accordo, qualcuno più di qualcun altro, tirando fuori il coniglio dal cilindro, avrebbe potuto e, magari, potrà rallentare (come massimo risultato) l’affondamento, ma quando le pompe non saranno più in grado di pompare, buonanotte suonatori… la nave non ci sarà più. Il fatto grave, purtroppo, sarà che quel giorno non lontano, non ci sarà scampo per alcuno dei passeggeri, o dell’equipaggio di turno.

Il problema dell’Italia, è proprio l’Italia. I responsabili? Gli italiani. I politici, ma non solo. Responsabili sono, infatti,  anche quelli che si sono compiaciuti dell’ amicizia e dei regali di lor signori. Tra i colpevoli non dimentichiamo, però,  anche la mafia, l’assistenzialismo, l’opportunismo , l’interesse privato e l’ipocrisia. Attenzione però: tutte queste “qualità” non sono alibi o giustificazioni per chicchessia… sono aggravanti!  Dobbiamo cambiare barca (non equipaggio), in modo che qualcuno possa salvarsi ed approdare da qualche parte, altrimenti un giorno svegliandoci dovremo dire “ni hao” (il buongiorno in mandarino) al nostro futuro padrone, giunto da lontano.

Lo Stato italiano, che è nato su presupposti errati, luoghi comuni patetici e falso perbenismo, ma che soprattutto fonda le proprie radici nel malaffare, nella corruzione, nel malcostume, nel clientelismo ed in…chi più ne ha, più ne metta, non avrebbe mai potuto avere destino migliore o diverso da quello che gli si sta prefigurando.  Come si può sperare, d’altronde, che l’intera architettura sociale del Paese possa oggi improvvisamente cambiare, visto che la società stessa, in un fenomeno di massa,  per settanta anni,  ha agito, vissuto, goduto, sfruttato, piagnucolato, rubacchiato, truffato e quant’altro per mantenersi in un lusso fuori portata ed autolesionista? La metastasi è ormai allo stadio terminale e per sopravvivere, ora che scarseggia anche l’indispensabile,non basta lamentarsi o scendere in piazza per gridare “allo scandalo” contro la casta di turno, aspettando forse, dopo il fallimento anche dell’attuale governo, che arrivi il santone di turno a risolvere la situazione: magari la Madonna Renzi ! Illusione dopo illusione, visto che neppure la fata turchina risolverà il problema con un tocco di bacchetta magica, ora bisogna agire. Tutti uniti nella morte? Nossignore, bisogna saltar fuori dalla nave. Velocemente, se non si vuol essere risucchiati dal “gorgo senza fondo” che ci ricorda  Montale. Non vedo via di scampo, se non quella di saltare su di una barca in grado di navigare e di portarci lontano. Non si deve, infatti, perdere altro tempo per cercare di salvare un malato terminale, che per tutta la propria vita ha respinto ogni cura. Spero pertanto che Letta-Terminator diventi per l’Italia, ciò che è stato Schettino per la Costa Concordia.

Esiste oggi la possibilità di varare qualcosa di migliore, magari più piccolo della bagnarola Italia, ma sano. Mi riferisco a quella scialuppa di salvataggio di Indipendenza Veneta.  La scialuppa deve lasciare la nave.  Subito. Via il Veneto dall’Italia. Non è questione di eroi (chi resta?) o di traditori (chi va?), è una questione di scelta politica ed identitaria. Sarà anche opinabile, ma la priorità oggi, è indicare una meta diversa a chi non si sente (o ha smesso di sentirsi) italiano.

INDIPENDENZA VENETA resta l'unica soluzione possibile, ancora per poco.

Consulta : www.indipendenzaveneta.net

Paolo Pendenza

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