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OPINIONI | lunedì 20 febbraio 2012, 10:07
Si fa per SPORT o per SOLDI?
E’ famoso il brocardo decubertiniano che recitava l’importanza del partecipare piuttosto che il vincere, quando si va alle Olimpiadi su cui vorrei attirare la vostra attenzione, in tempi quasi non sospetti. Una volta nel parlare comune , riferendosi a delle faccende fatte senza eccessivo impegno si diceva che venivano fatte “per sport”. Una volta, appunto.
Oggi le discipline sportive sono fatte , soprattutto per i piccoli ed i giovani, con la speranza, più o meno segreta, di diventare campioni e conseguentemente diventare ricchi, e se volete famosi. Anche lo sport meno seguito dalle Tv serve per diventare campione e un modello da prendere come paragone per far soldi. Per diventare campione è lecito tutto. Ora le cose non si fanno più per sport: forse rimangono sportive, solo le corse amatoriali o definibili tali, anche se talvolta furibonde liti o acerrimi nemici si incontrano in gare anche tra ultrasessantenni per un posto e per un podio. Lo sport, specie per i giovani è selezione dura, prevede sacrifici e gravi traumi; talvolta morti. Ma è per sport! Ci si fa male, molto male e si muore per sport. In tantissimi sport, in alcuni con laute assicurazioni per mitigare il pianto dei superstiti, in altre, come tempo fa è capitato in uno sport quale lo slittino che non gode certo dei favori economici, si muore o si resta violati per tutta la vita. E’ il rischio del gioco, è la vita! Se le federazioni dovessero rispondere dei danni provocati, come per i datori di lavoro, sarebbero tacciate di schiavismo e svenate patrimonialmente. Ma è per sport; ci si può spaccare le ossa e farsi molto male, ma l’Inail non va a verificare e nemmeno lo spisal. Allenatori, genitori, amici che caricano i ragazzi all’inverosimile, in una sorte di transfer che li dovrebbe ripagare della gioventù perduta o della loro goffaggine eccitano gli animi giovanili e giustificano tutto. Poi, è ovvio, più soldi ci sono in gioco più si rischia. Nell’ambiente sportivo girano sostanze che con lo sport non dovrebbero centrarci nulla, ed invece più lo sport rende, più sono coloro che ci provano. E’ una rapina dove più il malloppo è grosso, più furfanti sono attirati, qui c’è l’aggravante del beneplacito della società “civile” che dice: ma è per sport. Solo che chi rapinano è la loro vita, attuale e futura, e quella della società a cui donano esempi. L’educazione vincente, paradossalmente, non è quella degli educatori professionisti, ma è quella che ti insegnano le botte, la polizia quando sbagli, la Giustizia,salvo poi mettere fuori dalle carceri i tanti che sempre più “sbagliano”. L’educazione e il progressivo sviluppo della persona, non si fa più nelle scuole, ma per sport. Ora servono ospedali e carceri, polizia e magistrati, la cultura sembra merce che non paga, nemmeno sotto forma di erudizione come per i quiz alla Mike. Risultato: non si fa più nulla per sport, ma tutto , o quasi, per soldi. Ma da illuso, io, spero ancora in un ravvedimento. Anche questo porterebbe a fare un’economia più sana !


Montezuma